Libri | 31 agosto 2021

Quando la finanza parlava italiano

Quando la finanza parlava italiano

di Francesco Amadelli

Chi ha inventato i soldi? Soprattutto chi ha inventato le truffe legate all’uso e alla circolazione dei soldi? Non siate orgogliosi nello scoprire che sono stati gli italiani gli artefici di quell’arte sopraffina dell’inganno, del raggiro, della truffa legata inizialmente a una semplice moneta composta spesso di metallo vile fino a trasformarsi in una vera opera d’arte creando da un lato la numismatica per gli appassionati e dall’altro i soldi come merce di scambio, controvalore di un altro bene, misuratore del lavoro umano.

Forse già nella nascita di monete semplici e primordiali quali il “wampun” ovvero le conchiglie grandi e piccole che gli indiani d’America reperivano sulle spiagge del loro Mondo non ancora scoperto da Colombo, forse già in esse, dicevamo, si nascondeva il desiderio di sfruttamento dell’ingenuità di una popolazione soggetta agli umori di un Capo, di un Potente pronto a introdurre un elemento nuovo adatto alle primitive transazioni di quei lontani tempi.

Sarà dopo l’anno Mille che le contrattazioni cambieranno a opera dei banchieri di Asti e Piacenza inizialmente, di Firenze, Genova e Venezia in seguito e cominceranno ad assumere il volto e le dimensioni di un fenomeno inarrestabile applicato e imitato in tutto il Mondo ancora oggi. Cambieranno forme, dimensioni e materiali, ma sostanzialmente il concetto primigenio rimane invariato. Si sfrutteranno i tassi di cambio fra le varie divise, l’ inflazione (fenomeno sconosciuto al quale i dotti del tempo non sapevano dare una spiegazione plausibile. Memorabile l’inflazione che assalì l’economia spagnola avida di oro e argento importato dalle Americhe creatrice di scempi iperbolici sui mercati europei).

Questo e tanto altro nell’interessante “L'invenzione dei soldi”, libro di Alessandro Marzo Magno, veneziano laureato in Storia, abile nel raccontarci con chiarezza le peripezie e i tortuosi passaggi dell’economia nella quale, ieri come oggi, scaltri e non sempre onesti personaggi compresero quanti e quali guadagni si aprissero davanti a loro con l’invenzione di strumenti di pagamento giunti fino a noi come l’assegno, la cambiale, le assicurazioni. Essi stessi riuscirono a dirottare ingenti somme di denaro adottando strumenti nuovi di investimento: una sorta di Bitcoin dei tempi passati non riconosciuta dai principali istituti di emissione di tutto il mondo ma in forte espansione, sulla cui pericolosità molto rimane da scrivere.

E’ di questi giorni la notizia che la piccola repubblica del Salvador ha adottato, prima al mondo, il Bitcoin come valuta corrente in parallelo con il dollaro. L’economia di quella lontana nazione non ha mai goduto di florida salute quindi non vorremmo che i salvadoregni fossero costretti a rivolgersi un giorno al Padreterno (El Salvador appunto, in spagnolo) perché compia il miracolo tanto atteso di risanare i conti. Le alchimie monetarie non annoverano precedenti capaci di infondere fiducia in tale operazione.

Marzo Magno, autore competente, ci farà conoscere un personaggio rimasto nell’ombra: Fibonacci, inventore e introduttore dello zero nelle contrattazioni. Perché lo zero non rappresenta il nulla indefinibile, è semplicemente l’elemento catalizzatore di tutti i numeri che lo precedono e lo seguono. I grandi disastri finanziari contengono tutti i medesimi elementi, in qualunque epoca avvengano. Sarà l’autore a ricordarcelo con poche e semplici parole.

Marzo Magno ci permetta una piccola nota: avremmo desiderato che l’esposizione dell’intera materia del suo libro fosse più continuativa, meno frammentaria fra un capitolo e l’altro. Non un difetto, forse un tocco di estrosità considerando la complessità della materia. Che sia stato contagiato anch’egli da qualche banchiere sleale e permaloso?




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