Storia & storie | 29 agosto 2021

Ricordando Achille Varzi, il campione di Galliate

Achille Varzi

Achille Varzi

di Gustavo Mola di Nomaglio*

Achille Varzi, leggendario protagonista della storia dell’automobilismo mondiale, non può sicuramente essere definito un campione dimenticato. Ciò nonostante, ripercorrendone le vicende e i successi, si ricava la sensazione che i suoi trionfi agonistici siano meno valorizzati di quanto si può riscontrare per altri grandi, ad esempio Tazio Nuvolari, cui Varzi non ebbe nulla da invidiare. Certo il ricordo di Varzi è vivo tra i piemontesi, nel Novarese in particolare, soprattutto a Galliate, dove nacque l’8 agosto 1904, terzogenito di Menotti Varzi (con ogni probabilità si tratta del matematico e ingegnere di questo nome, allievo nel secondo Ottocento del “Nobile Collegio Caccia”, l’istituto che formò per secoli i ceti dirigenti novaresi) e Pina Colli Lanzi. Qui contribuiscono a mantenerne viva la memoria anche club di amatori degli sport motoristici e una via che ne portano il nome. Altrove, la minore attenzione (anche se è sufficiente una superficiale esplorazione in Internet per rilevare che Varzi è tuttora ricordato qua e là in tutto il mondo) può forse essere spiegata da una storia di droga (risalente al 1937 e collegata a un breve e travolgente amore per Ilse Hubach, moglie di un pilota tedesco) che, seppur felicemente superata, ne offuscò per qualche tempo la fama, oppure dall’ingiusta tendenza di alcuni ad attribuire almeno in parte i successi alla sua ricchezza, che gli consentiva di disporre senza limitazioni dei mezzi migliori. La famiglia di Achille apparteneva in effetti all’élite imprenditoriale e politica subalpina, comproprietaria della Manifattura Rossari e Varzi, azienda oggi scomparsa, cui spetta un ruolo significativo nella storia dell’industrializzazione del Piemonte, con stabilimenti di tessitura a Galliate, Trecate, Turbigo, Lonate Pozzolo, Varallo Pombia e Ivrea, uno stabilimento di filatura a Romentino nonché, ancora a Galliate, opifici di candeggio, preparazione e tintoria. Ercole Varzi, zio di Achille, classe 1866, presidente dell’Unione Industriale di Novara e deputato per parecchie legislature, fu nel 1886 il primo a impiantare in Italia una tessitura meccanica di cotone. Nel 1930 l’azienda, costituita in società anonima, aveva un capitale di 37.500.000 Lire; i diversi stabilimenti davano lavoro a oltre 3.200 operai e producevano giornalmente, con 72.400 fusi complessivi di filatura e ritorcitura e 2.738 telai in attività, 11.000 chili di filati e 75.000 metri di tessuti. Con tutto ciò non si potrebbe dire che gli avversari del pilota galliatese mancassero di risorse economiche (Nuvolari, ad esempio si avvicinò alle gare attraverso lo zio Giuseppe, facoltoso rivenditore di moto Bianchi). La passione per i motori di Achille e dei suoi fratelli si rivolse dapprima alle motociclette. Dalle gare per raggiungere per primi la scuola alle competizioni sportive il passo fu breve. Nel 1921, Achille e il fratello maggiore Angiolo si distinsero gareggiando con la Garelli 350. Già nel 1923, Achille divenne campione italiano e ottenne sino al 1930 numerose vittorie in sella a Sunbeam, Norton e Bianchi. Nel 1928 diede vita, con Nuvolari, a una scuderia di Bugatti Tipo 35 e iniziò a correre in automobile. Dopo qualche sconfitta lasciò la Bugatti e acquistò per 75.000 Lire un’Alfa Romeo P2, su cui vinse tutte le gare che contavano del 1929, primeggiando anche nel 1930 a livello internazionale. Si aggiudicò il Gran Premio di Monza, la Coppa Acerbo, il G.P. di Spagna e la Targa Florio, nella quale s’impose sul francese Chiron con quasi due minuti di vantaggio, dopo una serie di disavventure incredibili, compreso un inizio d’incendio nell’abitacolo, con le fiamme che giunsero a lambirgli il volto. Gli sfuggì solo il primo posto nella Mille Miglia, per così dire “rubato” dall’amico ed eterno avversario Nuvolari, che effettuò a breve distanza dal traguardo il sorpasso a fari spenti rimasto leggendario nella storia dell’automobilismo, con l’Alfa 6C 1750 che costituisce oggi uno dei cimeli più suggestivi del Museo Storico Alfa Romeo di Arese. Varzi stesso, d’altronde, non era tenero con gli avversari, pronto ad approfittare senza pietà, secondo la testimonianza di Enzo Ferrari, dei loro errori e debolezze. Negli anni seguenti i mitici duelli tra Varzi e Nuvolari, vinti tra colpi di scena e tattiche di gara ingegnose, ora dall’uno ora dall’altro, appassionarono gli italiani in modo straordinario. Varzi, correndo su Alfa Romeo, Bugatti -cui tornò nel 1931 usando una Tipo 51- Auto Union e Maserati vinse numerosi G.P. e trionfò nel 1934 nella Mille Miglia e nella Targa Florio. Nel 1940 si sposò con Norma Colombo, che non riuscì a tenerlo lontano dalle gare: ancora vittorie in Argentina, a Torino, a Bari e un secondo posto –solo per ordini di scuderia- nel G.P. d’Italia del 1947, disputato attorno alla Fiera di Milano. Perse la vita l’anno seguente, nell’esplosione della sua Alfa Romeo 158, finita fuori pista durante le prove del G.P. Svizzero nel circuito di Bremgarten, nei pressi di Berna. * Scrittore, archivista, vice presidente Dentro Studi Piemontesi

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