Storia & storie | 29 agosto 2021

La 1500 del 1935, Fiat della riscossa

La 1500 del 1935, Fiat della riscossa

di Francesco Amadelli

Gli anni ’30, in tutto il mondo, rappresentano un periodo di riscatto e l’Italia non fa eccezione. Riscatto, abbiamo detto, ma da cosa? Innanzitutto dalle conseguenze della I Guerra Mondiale, della quale le giovani generazioni non vogliono sentire parlare, secondo un concetto comune a tutti i giovani in qualsiasi periodo della Storia nazionale. Il passato è alle spalle, le vecchie generazioni la smettano di lamentarsi, il futuro siamo noi e lo sapremo gestire meglio di voi. Riscatto dalla Grande Crisi del ’29 che ha colpito fortemente tante nazioni, ma nel contempo ha spinto i Governi a rivedere programmi e previsioni economiche fra le quali gli armamenti, favorendo in tal modo l’assestamento al potere dei regimi dittatoriali. Le fabbriche di armi non hanno mai sofferto alcuna crisi e, paradossalmente. i periodi di pace permettono loro di concepire e produrre armi sempre più potenti da utilizzare al momento opportuno, smaniose di metterle alla prova. Riscatto dalla povertà, benché, specie in Italia, rimangano a quel tempo vaste sacche di indigenza, che richiederanno molti anni ancora perché vedano arrivare il benessere. Ma in molte famiglie benestanti compaiono i primi elettrodomestici: aspirapolvere e lavatrici per primi. L’economia mondiale ha un sussulto, il benessere aumenta, si sogna l’acquisto di un’automobile e una casa più moderna e ariosa, la produzione industriale aumenta, le campagne faticosamente escono dagli schemi tradizionali grazie a nuovi macchinari. In parole povere, c’è speranza nel futuro. Sarà il momento d’oro del Capitalismo che giungerà ad assumere atteggiamenti spietati verso i propri dipendenti anche nei Paesi socialisti schieratisi, a loro dire, a fianco dei lavoratori. Il Capitalismo di Stato si dimostra feroce quanto e più del Capitalismo privato, in barba a tutte le promesse. Nel 1935, in pieno fervore produttivo, la Fiat mette in campo una vettura di concezione totalmente nuova: la 1500. Verrà presentata al Salone dell’Auto di Milano, quello stesso novembre. Il Salone dell’Auto vedrà la nascita a Torino soltanto nel dopoguerra. Nuova lo è davvero, la 1500, perché viene testata, prima nel suo genere, nel tunnel aerodinamico antenato della Galleria del vento. Il frontale è completamente nuovo rispetto alle vetture prodotte fino a quel momento, possiede le sospensioni anteriori a ruote indipendenti, mentre posteriormente sono ancora ad assale rigido con barra stabilizzatrice. I cilindri sono 6 per un totale di 1.493 cc, valvole in testa, potenza CV 45, diametro di sterzata mt.10. Ha tutte le caratteristiche della vettura moderna come la intendiamo ancora oggi, a cominciare dal confort di livello superiore. Certamente non è una vettura per tutte le tasche, gli italiani la vedono passare sulle strade nazionali permettendo loro di sognare. Il sogno si avvererà l’anno seguente con l’uscita sul mercato della 500 A, sorella minore della 1500 e primo capolavoro dell’ingegnere Dante Giacosa, e della Nuova Balilla 1100. Entrambe ripropongono in scala e cilindrata minori la medesima linea e lo stesso concetto ingegneristico della sorella maggiore. La 1500, benché coetanea della Lancia Aprilia e nonostante la cilindrata equivalente, non ne diverrà la concorrente perché differente sarà il target di clientela alla quale è destinata. Comoda 6 cilindri dall’andatura veloce con sei posti a sedere la Fiat; quattro cilindri a ruote indipendenti e motore sportivo con 4 posti a sedere la Lancia. Se l’Aprilia fu l’ultima genialità di Vincenzo Lancia, la 1500 fu la prima vettura Fiat alla progettazione della quale partecipò l’ingegnere Giacosa. Qualcosa di grosso stava cambiando nell’una e nell’altra Azienda e i risultati si vedranno. Presto sulla vettura appare un primo inconveniente: l’impianto frenante. Esso viene potenziato e modificato, per il resto la vettura rimane pressoché identica e verrà definita Fiat 1500 B. La II Guerra Mondiale pone fine ai sogni degli italiani e ai progetti delle Case automobilistiche non prima però che la Fiat assesti un colpo di stile alla vettura: il frontale viene modificato radicalmente con l’introduzione del “musone” ovvero spartivento. La linea aerodinamica in senso orizzontale discendente viene modificata in senso verticale giungendo a rassomigliare alla chiglia di una nave, in ottemperanza ai canoni stilistici provenienti dall’America. Lo stile rimarrà immutato fino al 1950. Il cambiamento piace alla clientela, o meglio, piacerebbe se il conflitto non interrompesse la produzione e la vendita di questa vettura di livello superiore denominata Fiat 1500 C. Benché sia stata prodotta per pochi anni, la Fiat 1500 nelle tre versioni A, B, C verrà allestita da diversi carrozzieri anche in versione “scoperta” oggi molto rara. Sulla produzione bellica si focalizzerà l’attenzione della Fiat consapevole come alla fine del conflitto il modello sarebbe stato riproposto sul mercato suscitando nuovo interesse e successo. Nel 1949, in occasione della Fiera del Levante di Bari (seconda per importanza in Italia dopo quella di Milano) viene presentata la versione E erede della D tornata alla ribalta alla fine della Guerra con diverse modifiche specie al motore con circa 3 CV di potenza in più (non poco se si pensa che la vettura continua a pesare più di 10 quintali). Questa nuova versione contiene due vere novità: la ruota di scorta viene alloggiata posteriormente in un apposito vano divenuto anche portabagagli apribile dall’esterno e la leva del cambio passa al volante. La linea è sicuramente più elegante e filante e verrà adottata nello stesso anno dalla nuova Fiat 1100E. Come si vede il family feeling (ovvero una certa uniformità di stile e di linea) nacque in Fiat con molti anni di anticipo rispetto alle dirette concorrenti soprattutto straniere. Riconoscere una vettura Fiat da lontano divenne semplice e spontaneo contrariamente a quanto avviene di questi tempi nei quali a comandare non è più la matita di un carrozziere o del responsabile di Stile dell’azienda (qualsivoglia azienda, anche straniera) ma un algoritmo partorito da un computer nel quale siano stati immessi i dati basilari per ottenere una vettura gradevole alla vista e con un Cx basso. Risultato: le vetture (di qualsiasi marca) si assomigliano tutte, rendendo difficile il loro riconoscimento avendo perduto le caratteristiche principali e comuni che ne facevano modelli unici facilmente identificabili. La globalizzazione ha colpito anche lì! La produzione della 1500 in tutte le sue versioni termina nel 1950 con l’arrivo della 1400. Alla fine risulteranno circa 46.000 le 1500 prodotte dal 1935. Di una di esse mi rimane soltanto il ricordo: era un modellino scala 1:43 in metallo con il quale giocavo sempre e un giorno perse una ruota. La cercai a lungo ma non la trovai più. Fu un grande dispiacere.

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