Sfumature | 29 agosto 2021

L'importanza dell'altra metà del cielo bancario

Camillo Venesio, ad e dg di Banca del Piemonte e vice presidente Abi

Camillo Venesio, ad e dg di Banca del Piemonte e vice presidente Abi

“Non sono convinto che per fare efficienza l'unica strada sia quella delle fusioni: molte banche medie e piccole distribuiscono numerosi prodotti di primarie case italiane e internazionali, oltre a condividere parte o tutti i fondamentali investimenti in informatica e nei processi connessi attraverso centri che la tradizione definisce come "consortili"; la recente acquisizione di Cedacri, il più grande di questi centri, da parte di ION - gruppo europeo di grande successo, specializzato in soluzioni per l'industria bancaria e finanziaria mondiale - ha aperto nuove opportunità per le banche clienti. Se, come previsto, si accelererà di molto l'innovazione in infrastrutture e in prodotti, esse potranno accrescere la loro competitività e, come conseguenza, anche le quote di mercato”.

E' con queste parole che si conclude l'intervento di Camillo Venesio, amministratore delegato e direttore generale di Banca del Piemonte, oltre che vice presidente dell'Abi, pubblicato pochi giorni fa dal Sole 24Ore. Da sempre sostenitore convinto dell'opportunità della convivenza di banche delle diverse dimensioni e del valore specifico di quelle minori, Venesio ha rilanciato le sue posizioni prendendo lo spunto dalle nuove sollecitazioni alla formazione di un secondo e poi di un terzo gigante bancario in Italia, per il bene dell'economia nazionale.

“La nuova fase è sicuramente incoraggiata dalle quattro forze concentriche che stanno modificando i connotati del settore bancario: le nuove tecnologie digitali, l'aumento della concorrenza, la regolamentazione, i tassi di interesse bassi che impattano su tutte le banche nel mondo che si stanno impegnando, con diverse strategie, per adattarsi ai profondi mutamenti” ha spiegato Venesio sul Sole 24 Ore, aggiungendo che “è sicuramente positivo che l'Italia abbia alcuni grandi gruppi di dimensioni europee e magari in futuro globali, in grado, oltre che di operare efficacemente come ipermercati di prodotti bancari, finanziari e assicurativi, anche di accompagnare le dinamiche imprese italiane sui mercati internazionali e sostenerle nei loro processi di crescita pure per linee esterne. Vorrei, però, ricordare che la realtà del mondo bancario italiano non si esaurisce qui”.

Infatti, come ha recentemente osservato il Governatore della Banca d'Italia: “Nel sistema bancario italiano non mancano intermediari di medie e piccole dimensioni, in grado di competere sul mercato grazie alla loro capacità di innovare, all'utilizzo di canali distributivi che rispondono alle esigenze della clientela, alla conoscenza del contesto economico locale unita a un presidio accorto dei rischi. Incoraggianti segnali di vitalità emergono in alcuni casi dalla creazione di nuove banche con modelli di business innovativi, strutture operative snelle e costi contenuti, sistemi informativi avanzati; in altri, dall'azione di intermediari tradizionali che, comprendendo per tempo l'esigenza di conseguire guadagni di efficienza adeguati a rimanere sul mercato, si attivano con piani industriali solidi e lungimiranti, o decidono di aumentare la scala della propria operatività mediante operazioni di aggregazione”.

Questa – scrive Camillo Venesio - è l' "altra metà del cielo" bancario, che riveste significativa importanza nell'economia italiana, la seconda manifattura d'Europa e la seconda nazione più orientata all'esportazione dopo la Germania, dove operano quattro milioni di micro imprese con meno di dieci dipendenti. “Condivido l'opinione di coloro che ritengono un punto di debolezza dell'Italia la presenza di troppe micro imprese – sottolinea il vice presidente dell'Abi sul quotidiano rosa - ma è un dato di fatto da decenni: comunque, per accompagnarle negli auspicati processi di crescita e consolidamento, è sicuramente più adatto un settore bancario diversificato, con anche la presenza di banche medie e piccole. Esse garantiscono il pluralismo e la concorrenza nei mercati locali, per le scelte libere e consapevoli di famiglie e imprese, in una nazione che si sta avviando ad avere uno dei settori bancari più concentrati d'Europa”.

All'inizio del 2021, in Italia, operavano 474 banche (erano 488 un anno prima), con 23.481 sportelli (24.312) e 275.224 dipendenti (282.129). Secondo l'articolazione della Banca d'Italia, le banche maggiori erano 8, le grandi 10, le medie 26, le piccole 118 e le minori 312. Le Spa erano 122, le popolari 22 e quelle di credito cooperativo 248, ora riunite in due holding; mentre erano 82 le filiali di banche estere.

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