Libri | 22 agosto 2021

Il '68 del ragioniere della Grande Azienda

Il '68 del ragioniere della Grande Azienda

Il '68 visto e vissuto dal ragionier Gianni Borlotti, dipendente della Grande Azienda (la Fiat). Ecco, in estrema sintesi, il contenuto del libro di Francesco Amadelli, intitolato “1968 e oltre: la pseudorivoluzione” e sottotitolato “Ma non dovevano cambiare il mondo?”. Edito da Abra Books (170 pagine, 16 euro), questa è la sesta opera letteraria di Amadelli, classe 1947, nato a Roma ma torinese da sempre. A Torino ha studiato e lavorato, per 40 anni, all'Ufficio Stampa della Fiat. “L'italiano è il popolo più rivoluzionario della Terra. Peccato che la rivoluzione non la sappia fare o meglio non sappia condurla a termine. Contagiato da esempi e forse estranee fa di tutto per dimostrarsi all'altezza della situazione ma, arrivato a un certo punto, fa dietro front, timoroso di perdere ciò che ha acquisito. In lui prevale l'emulazione per coloro che hanno conseguito posizioni di rilievo e così finisce per difendere strenuamente ciò che ha ottenuto. Ma la vera rivoluzione inizia in quell'istante”.

Questo è l'inizio di “1968 e oltre: la pseudorivoluzione”, libro che racconta quell'epoca in modo personale e originale, come l'ha vissuta il giovane ragioniere Gianni Borlotti, assunto dalla Grande Azienda subito dopo avere conseguito, brillantemente, il diploma. E della Grande Azienda si parla molto in questo libro, di come ci si lavorava, a livello impiegatizio, da dipendente comune, alla pari di migliaia di altre persone, inquadrato in un sistema rigidissimo, burocratico, non meritocratico, molto sabaudo, per certi versi persino comico.

Il ragionier Borlotti ha come collega d'ufficio un sindacalista pseudorivoluzionario, che gli parla del '68 e di come cambierà l'Italia e il mondo. Ettore Bonfante cercherà fino alla fine di portarlo dalla sua parte; ma Borlotti, molto concreto e realista, resta sempre convinto dei suoi valori fondamentali, a partire dal lavoro, sancito dalla Costituzione, entrata in vigore nel suo stesso anno di nascita. E dal suo ufficio, da uomo qualunque, il ragionier Borlotti, assiste, da spettatore, all'inesorabile fallimento dell'incredibile rivoluzione, con il sindacalista Bonfante che diventa responsabile del personale di uno stabilimento e aperto nemico dello sciopero, di cui prima era invece accanito assertore.



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