Storia & storie | 17 agosto 2021

Quando Lizzani girò Actung Banditi nel Genovesato

Quando Lizzani girò Actung Banditi nel Genovesato

di Francesco Amadelli

Il vocabolo “bandito” è andato un po’ fuori uso nella dialettica comune in quanto ritenuto anacronistico, adatto a storie di criminali operanti in solitario, una sorta di Primula Rossa braccato dalla polizia per reati commessi talvolta anche a fin di bene. Carlo Lizzani esordisce alla regia nel 1951 con il film “Achtung Banditi” ovvero la scritta riportata sui cartelli apposti dai nazisti in riferimento ai partigiani (i banditi, appunto!) operanti in montagna. Egli era stato, pochi anni prima, aiuto-regista di Roberto Rossellini in “Roma città aperta” dal quale aveva tratto l’esperienza giusta per una pellicola tutta sua che riproponesse le gesta eroiche delle formazioni partigiane delle quali aveva fatto parte nel periodo bellico.

La pellicola fu girata nei dintorni di Genova, fra Campomorone e quella Valpolcevera teatro in anni più recenti della terribile tragedia del Ponte Morandi. La storia ha un fondamento reale in quanto narra del tentativo delle truppe tedesche di smantellare una fabbrica nei pressi del capoluogo ligure per trasferirla in Germania. Ovviamente all’operazione si oppongono strenuamente i partigiani, impegnati a recuperare delle armi nascoste nella fabbrica e gli stessi operai dell’azienda. Sarà l’intervento di un reparto di Alpini a cambiare le sorti dello scontro a tutto favore di operai e partigiani.

Il neo-realismo è in fase di esaurimento, almeno per quanto riguarda il filone inaugurato da Rossellini e prima ancora da Luchino Visconti con “Ossessione” e la trama risente di questo passaggio alla finzione della guerra di Liberazione nella quale una giovane Gina Lollobrigida pare poco convinta (il confronto con Anna Magnani di “Roma Città aperta” appare scontato, con le relative conclusioni decisamente favorevoli a quest’ultima).

I probabili produttori interpellati da Lizzani non rimasero persuasi dalle parole del regista il quale fece ricorso a un sistema di auto-finanziamento (adottato ancor oggi) grazie a una sottoscrizione con emissioni di azioni da 500 lire caduna. Nonostante si trattasse di una cifra piuttosto elevata per i tempi, i capitali furono reperiti e si potè arrivare alla conclusione delle riprese senza particolari difficoltà. Alla sceneggiatura, oltre a Lizzani, parteciparono anche Rodolfo Sonego e Ugo Pirro. Fra gli interpreti vediamo Andrea Checchi, la già citata Gina Lollobrigida, Lamberto Maggiorani (quello di “Ladri di biciclette”) e Giuliano Montaldo futuro regista. La pellicola vinse il Premio per la miglior regia al Festival di Karlovy Vary in Cecoslovacchia nel 1952.

Molti furono i film diretti da Carlo Lizzani il quale rimase sempre molto affezionato al tema del partigianato e agli avvenimenti bellici accaduti in Italia; nel 1974 diresse “Mussolini ultimo atto” con Rod Steiger. Dimostrò sempre onestà intellettuale nel riportare sulla schermo eventi e personaggi di quel fosco periodo senza mai scadere in alcuna forma di propaganda nonostante la forte contrarietà, se non avversione, di una certa parte della Sinistra italiana.



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