Storia & storie | 13 agosto 2021

Quel Bandito nella Torino del 1946

Una scena del film "Il bandito" di Lattuada

Una scena del film "Il bandito" di Lattuada

di Francesco Amadelli*

All’ultimo Festival del Cinema di Locarno è stato presentato, naturalmente fuori concorso, il film di Alberto Lattuada “Il Bandito”. Il film fu girato interamente a Torino nel maggio del 1946.

Si tratta del giusto riconoscimento a un regista per troppo tempo dimenticato, creatore di uno stile tutto suo, evidente in questa sua opera. Siamo in pieno neo-realismo, Rossellini ha acquisito fama per sé e per la diva del momento, Anna Magnani. Lattuada, coautore della sceneggiatura assieme a Tullio Pinelli, Mino Caudana e altri, ritiene giunto il momento propizio per uscire dallo schema lanciato l’anno precedente da Rossellini che ambienta Roma Città aperta in pieno periodo bellico. La guerra è finita e a quella tragedia ne segue un’altra non minore: il problema dei reduci.

La scelta di Anna Magnani a questo punto pare d’obbligo, dato che il suo nome è sulla bocca di tutti, sul suo talento non si discute e pazienza se non è la bellezza che il pubblico avrebbe desiderato. Ella nasconde una tenebrosità che va a braccetto con la trama del film, tenebroso quanto basta per rifarsi ai noir americani tanto in voga all’epoca.

Neppure la scelta di Amedeo Nazzari appare fuori luogo, anch’egli è famoso e la sua notorietà, iniziata sotto il ventennio, non si è offuscata; anzi ha acquistato quel tanto di maturità espressiva nel volto e nella voce che ne farà l’attore prediletto delle platee italiane. La scelta di Andrea Checchi, ancora troppo giovane e sconosciuto, viene scartata a tutto vantaggio di Nazzari, ansioso di riproporsi al pubblico emendato dalla popolarità acquisita sotto il regime fascista.

Il film ondeggia fra neo-realismo e positivismo tradizionalista con forti accenti melodrammatici riproposti in seguito in altre pellicole italiane. Amedeo Nazzari sarà il perfetto bandito cattivo e spregiudicato in quanto deluso dalla vita e ingiustamente perseguitato dalle forze dell’ordine ma nel fondo dell’animo rimane buono alla maniera di Robin Hood: ruba ai ricchi per dare ai poveri. Il neo-realismo a questo punto pare sfuggire di mano a Lattuada troppo sensibile agli umori del pubblico per non comprendere che non è più tempo di violenza. La morte del bandito Nazzari pone fine alle sue sofferenze elevandolo a una sorta di santificazione divistica da parte degli spettatori completamente perdutasi oggigiorno. Tuttora nelle sale cinematografiche si preferisce “il duro, cattivo fino in fondo” capace di scatenare infiniti dibattiti sociologici sulla perniciosità di un tale messaggio cinematografico specie sulle giovani generazioni.

La trama è semplice e ben si adatta alle aspettative della gente semplice disposta a pagare per vedere il film. Un reduce della II Guerra Mondiale ritorna a casa, a Torino, deluso dalla vita, incapace di disegnarsi un futuro in grado di risollevare le sue condizioni. Torino appare sullo schermo così com’è nella realtà cioè scura, bombardata, dilaniata da problemi materiali grandi e piccoli, scarsa la luce sotto i portici, insomma il set ideale per creare quell’atmosfera cupa e misteriosa riportata nella sceneggiatura. La sua casa non esiste più, è andata distrutta sotto le bombe uccidendo la madre e una sorella. Si entra nel vivo del dramma.

Il reduce ritrova casualmente la sorella che si prostituisce in un bordello. Inavvertitamente parte un colpo e la sorella muore, egli fugge braccato dai carabinieri e si rifugia in casa di una donna che risulterà a capo di una banda di malfattori, ne diverrà l’amante e ucciderà il criminale del quale è socia. Compie gesti di bontà nei confronti della bambina figlia di un suo commilitone. Il dramma assume tinte sempre più fosche senza cadere, grazie alla regia di Lattuada, nel polpettone più popolare. I Carabinieri compiranno il loro dovere, egli morirà mentre la sua memoria verrà riscattata dalla bontà d’animo e da gesti di altruismo. Bandito sì ma per colpa di un destino avverso, tutto complotta contro di lui, gli spettatori lo apprezzano, lo ammirano e si ritengono soddisfatti. Il successo commerciale fu rilevante nonostante la iniziale diffidenza del produttore.

Inconvenienti e ostacoli prima e durante la lavorazione del film ce ne furono parecchi: dalle bizze della signora Magnani destinata a divenire la diva di cui sappiamo a un improvviso sciopero delle maestranze, dalla scarsità di mezzi compresa la macchina da presa alla mancanza di pellicola, dai pochi soldi a disposizione che costringeranno Dino De Laurentis a improvvisarsi comparsa fino alla totale assenza di un sistema di registrazione fonico dei dialoghi durante le riprese che costrinse la sorella di Lattuada a stenografare le battute degli attori per poterle doppiare seguendo il labiale sulla bocca degli artisti. 

Il neo-realismo italiano, acclamato nel mondo, non nacque da una scelta originale di un nuovo stile cinematografico – come ebbe a dire in seguito lo stesso Rossellini ritenutone il fondatore – ma da una necessità sorta dalla povertà di mezzi a loro disposizione. Insomma anche Lattuada fece ricorso all’inventiva tutta italiana.

Lattuada propose il soggetto a Carlo Ponti che lo respinse quindi si rivolse a Dino De Laurentis (produttore esecutivo della Lux Film del famoso Riccardo Gualino) il quale pare abbia fatto ricorso a un assegno scoperto come anticipo per sedare le ire di Anna Magnani. Il cinema italiano dell’immediato dopo-guerra ci appare oggi come una vera epopea di coraggiosi “garibaldini” animati dalla convinzione di agire nel migliore dei sistemi per ottenere il risultato nel quale credevano fermamente. Ora questo entusiasmo appare definitivamente tramontato.

Amedeo Nazzari ottenne il Nastro d’Argento per l’interpretazione, la pellicola ebbe un discreto successo anche all’estero e la città di Torino apparve tenebrosa e misteriosa. L’immagine della città, a detta di molti, pare non essere cambiata nel corso degli anni e verrà riproposta parecchio tempo dopo da Dario Argento nelle sequenze notturne che gli diedero fama internazionale.

* Scrittore

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