Storia & storie | 03 agosto 2021

Aprilia, l'ultimo colpo di genio di Vincenzo Lancia

Aprilia, l'ultimo colpo di genio di Vincenzo Lancia

di Francesco Amadelli

L’ultimo colpo di genio di Vincenzo Lancia fu questa vettura straordinaria: l’ Aprilia. Egli comincia a immaginarla nel 1934 e se i modelli progettati e prodotti precedentemente furono innovativi e rivoluzionari questa lo sarà ancor di più. Innanzitutto la cilindrata dovrà essere leggermente superiore a quella della Augusta, le cui vendite vanno a gonfie vele; quindi il peso, che dovrà mantenersi al di sotto dei mille chili e, per finire, la carrozzeria, che dovrà presentarsi filante, aereodinamica (termine nuovo che nel tempo si convertirà nel Cx, ovvero il coefficiente di penetrazione).

Influenzato probabilmente dalla linea delle vetture americane, Vincenzo Lancia capisce che è ora di cambiare totalmente stile: non più linee squadrate, tagliate ad angolo retto, incapaci di catturare l’occhio del compratore; ma fendere l’aria con eleganza a tutto vantaggio delle prestazioni. Perché riposare sugli allori? L’esperienza di costruttore e di pilota da corsa gli hanno insegnato che gli allori conquistati poggiano sulla testa dei vincitori conferendo gloria per i brevi istanti della vittoria dopodiché vengono archiviati. Sono anni di enorme fervore in campo industriale e Vincenzo Lancia farà bene a sfruttare il momento favorevole.

L’Aprilia (nome rievocante i fasti dell’antica Roma oltre che la città da poco fondata nell’Agro Pontino appena risanato) sarà la prima vettura al mondo con carrozzeria chiusa a possedere la struttura portante (l’esperienza acquisita con la Lambda è servita a qualcosa) le camere di scoppio del motore saranno emisferiche per eliminare le turbolenze in fase di detonazione della miscela benzina-aria nel PMS (punto morto superiore) le 4 ruote saranno tutte indipendenti. La messa a punto della meccanica presenta parecchi problemi ma i progettisti Lancia sanno per esperienza che ce la faranno anche questa volta.

La vera novità però è rappresentata dalla carrozzeria dato che le portiere adotteranno una linea rotondeggiante che pone seri problemi di incernieramento e chiusura. Verranno risolti anch’essi e, inoltre, non saranno più a vista come nei modelli precedenti ma a scomparsa; scompariranno anche i gocciolatoi. Gli accorgimenti messi in atto saranno innovativi e destinati a durare fino agli anni ’60. Alla sua prima uscita suscita perplessità ma sarà di breve durata perché la vettura oltre che bella e molto veloce e si aggiudicherà molti trofei. Il motore sarà di 1.352 cc con testa in ghisa e cilindri a V stretto mentre posteriormente il differenziale è agganciato alla carrozzeria con semi-assi oscillanti e freni all’uscita del differenziale stesso: insomma tutto viene studiato per una ripartizione equa dei pesi lungo tutto il pianale. Questo sistema, con le dovute migliorie, resisterà per 30 anni ancora e verrà adottato dall’Aurelia e dalla Flaminia a dimostrazione di quanto sia efficace e innovativo. I concorrenti non stanno a guardare: Citroen con la Traction-Avant e Fiat con la 1500 sono ossi duri, la competizione si fa forte.

Il 1 ottobre 1936 la vettura viene presentata per la prima volta al Salone di Parigi con il nome di Ardennes seguirà il Salone di Londra e Milano. Purtroppo, il 15 febbraio 1937 Vincenzo Lancia viene colpito da un infarto e non avrà il piacere di assistere al successo commerciale della sua creatura.

Vincenzo Lancia aveva compreso che il miglior mercato europeo era quello francese perciò provvide a far produrre l’Ardennes nello stabilimento di Bonneuil- sur- Marne, dotandola di un nome francese per conferirle quel tanto di nazionalistico che piace ai transalpini, il cui reddito pro-capite era all’epoca di gran lunga superiore a quello degli italiani. La guerra porrà fine ai successi d’oltralpe per riprendere però dopo il conflitto. Dal 1941 al 1943 verranno costruite anche 3.000 unità in versione militare e coloniale; ciò corrisponderà al periodo più fosco della storia patria, non è raro vedere molte foto d’epoca con a bordo militi della Repubblica Sociale Italiana e più tardi giovani appartenenti alle Brigate partigiane. Ci dispiace che l’immagine della vettura rimanga legata a un periodo storico così cupo, avrebbe meritato una fine più gloriosa e gaia.

Il progetto iniziale prevedeva una vettura con coda fortemente rastremata con 3 posti anteriori a guida centrale e un solo sedile posteriormente; fortunatamente il progetto viene accantonato. La prima serie non contemplava l’adozione delle pedane laterali e la strumentazione viene mutuata dall’Augusta. Sarà con la seconda serie che la vettura migliorerà esteticamente con i predellini laterali e una strumentazione più moderna a disegno quadrato. riecheggiante gli orologi da polso Cartier. L’aumento della cilindrata da 1.352 a 1.486 cc fa aumentare la potenza del motore e gli conferisce maggiore elasticità e ripresa che diverranno le qualità predominanti della vettura specie nelle competizioni sportive; la lunghezza sfiora i 4 metri e la larghezza 1,50, le sospensioni rimangono a 4 ruote indipendenti con barra di torsione per renderla maggiormente compatta. Stiamo parlando degli anni trenta del secolo XX e tali miglioramenti perdureranno fino ai nostri giorni: ecco la vera genialità anticipatrice di Vincenzo Lancia!

Le Aprilia prodotte, sommando le due serie, supereranno le 21.000 unità, alle quali occorre aggiungere i telai utilizzati dai carrozzieri italiani e francesi per versioni sportive, lusso, turismo, tutte di estrema eleganza. Nel 1947 la tensione elettrica viene portata da 6 a 12 volts e nell’ottobre 1949 dalle linee della marca di Borgo San Paolo esce l’ultima Aprilia. dopo quasi 13 anni di vita: altro record. Onore al merito al fondatore e a tutti coloro che hanno saputo superare il conflitto apportando i perfezionamenti che avrebbe voluto Vincenzo Lancia dispensatore di un patrimonio culturale e tecnico di prim’ordine.

Abbiamo accennato alle competizioni sportive nelle quali la Lancia Aprilia partecipò con carrozzerie a “barchetta” e sulle quali corsero i fratelli Marzotto, veri gentlemen drivers dello sport motoristico.

Molte le applicazioni adottate sul motore Aprilia come la testa SIATA (Società Italia Applicazioni Tecniche Auto-Aviatorie) che le conferiva fino a 12 CV in più. Non fu l’unica, dato che la Siata ottenne grandi risultati sulle vetture Fiat anche di piccola cilindrata come la 500 Topolino.

Abbiamo accennato ai tanti carrozzieri che misero il proprio ingegno per rivestire l’Aprilia, uno di questi fu la carrozzeria Figoni e Falaschi nata nel 1920 in Francia a opera di due italiani colà trapiantati e nella quale Falaschi subentrò a metà degli anni trenta. La Francia, nazione più ricca dell’Italia all’epoca, era in grado di fornire vetture di maggior prestigio e lusso da rivestire e i due connazionali in terra di Francia non se lo fecero ripetere. Delage, Delahaye, Talbot, Rolls-Royce, Alfa Romeo e tante altre uscirono dalla loro officina carrozzate in maniera elegantissima a “goccia d’acqua” adottando cioè uno stile aereodinamico, rotondeggiante e armonioso che catturò l’attenzione dei magnati del tempo. Fu definito anche flamboyant cioè fiammeggiante come lo stile neo-gotico che precedette il rococò. Dopo la guerra la carrozzeria fu costretta a rivedere i proprio programmi e terminò lavorando per la Renault fino a completa chiusura dell’attività.


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