Sfumature | 31 luglio 2021

Colombatto contro i luoghi comuni sull'istruzione

Colombatto contro i luoghi comuni sull'istruzione

di Enrico Colombatto*

…E' ragionevole dubitare che la mancanza di capitale umano e di cultura generale possa aumentare aumentando l'obbligo di frequenza scolastica o la remunerazione degli insegnanti, fermo restando tutto il resto. Difficilmente un insegnante meglio pagato o con classi ancora più piccole di quelle attuali cambia i contenuti di ciò che trasmette o può sostituirsi a un contesto familiare poco stimolante.

Per concludere, se è vero che le qualità intrinseche dell'individuo sono più il frutto di quanto appreso ed ereditato nell'ambito famigliare che non di nozioni apprese nel ciclo secondario e in quello superiore, non è escluso che percorsi formativi adeguati possano arricchire la qualità morale (senso del dovere, etica del lavoro, rettitudine) e la curiosità intellettuale dei giovani. Tuttavia, tali percorsi sono rari nei sistemi scolastico-universitari dell'aera Ocse e non è un caso che essi tendano a essere preferiti proprio da coloro che provengono da ambiti famigliari più favorevoli allo sviluppo di tali qualità e curiosità. Insomma, la cultura ha un ruolo importante, ma raramente si superano i limiti culturali prolungando la permanenza sui banchi di scuola.

Che cosa resta, allora, delle esternalità legate all'istruzione? La risposta è scoraggiante. Gli studi indicano che la maggior parte degli individui che hanno trascorso la propria adolescenza e gioventù sui banchi di scuola non sono più preparati di coloro che hanno scelto di anticipare l'entrata nel mondo del lavoro. Di conseguenza, difficilmente i giovani più scolarizzati sono in grado di contribuire alla crescita economica del resto della comunità; ed essi possono addirittura essere un aggravio (esternalità negative) se una permanenza eccessivamente prolungata nel sistema scolastico genera frustrazione, vittimismo e propensione a considerare il posto di lavoro un'occasione per comportamenti parassitari.

Non è tutto. Le esternalità negative possono essere ancora più intense se, pur in presenza di una crescita della produttività della forza lavoro nel suo insieme e dunque delle remunerazioni complessive, l'aumento di scolarità secondaria e superiore genera una maggior distanza fra i più scolarizzati e i meno scolarizzati; distanza che non trova riscontro nei meriti e nelle professionalità degli interessati, ma che conduce a una crescente diseguaglianza fra i “ricchi” (che hanno accesso ai segnali relativamente migliori) e i “poveri” (con segnali relativamente più deboli).

In altri termini, una politica di sussidi motivata da esternalità positive in realtà inesistenti produce un meccanismo che, aumentando la scolarità, conduce a disoccupazione strutturale per coloro con scarse capacità professionali, disoccupazione che in assenza di crescita economica si estende anche a coloro più qualificati e favorisce una crescente e in parte ingiustificata concentrazione del reddito...

A ciò si aggiunga che ritardare l'entrata di un giovane nel mercato del lavoro non riduce la propensione a intraprendere attività criminali, anzi. L'eccessiva permanenza sui banchi di scuola aumenta il senso di delusione di coloro che hanno dedicato anni per ottenere diplomi/segnali solo parzialmente soddisfacenti e i cui redditi si allontanano per difetto dalla remunerazione media del lavoro a appartengono. Criminalità e tensioni sociali nascono anche dalle speranze frustrate, dalle delusioni patite sul mercato del lavoro, una situazione peraltro diffusa in tutto il Vecchio Continente.

In sintesi, benché i benefici legati all'istruzione secondaria e superiore sussidiata e obbligatoria siano difficili da quantificare, è probabile che essi siano modesti: a segnali più frequenti e confusi (le fabbriche di diplomi) non sempre corrispondono produttività più elevate. Anzi, sono numerosi coloro che pensano che, per esempio, gli studenti che hanno terminato le superiori negli ultimi anni siano meno istruiti dei 18/19enni di 60 anni prima. Sono dunque limitati i benefici di cui il contribuente finanziatore gode (le esternalità positive), mentre sono sono sensibili le esternalità negative. Queste ultime comprendono i sacrifici imposti al contribuente, che si trova a sostenere il peso di un regalo obbligatorio – l'istruzione sussidiata – spesso inutile e controproducente (l'entrata ritardata nel mondo del lavoro): gli effetti sulle coorti di giovani frustrati e demotivati che finiscono per gravare in misura crescente sullo stato sociale; e i mancati benefici in termini di crescita economica che si sarebbe verificata se il contribuente, anziché finanziare l'istruzione altrui, avesse impiegato almeno parte di quelle risorse d'investimento, creando ricchezza futura e benessere con risultati superiori a quelli legati a una scolarità elevata.

* Esponente della scuola austriaca di economia, è ordinario di Politica economia all'Università di Torino e presidente del comitato scientifico dell'Iref (Institut de recherches économiques et fiscales ) di Parigi.

La pubblicazione è uno stralcio del capitolo “I beni di merito: l'istruzione” tratto dal libro “Liberisti o socialisti? Terzium non datur”, per gentile concessione dell'autore e dell'editore G.Giappichelli

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