Libri | 30 luglio 2021

Caponetti e "La carta della regina"

Caponetti e "La carta della regina"

di Francesco Amadelli

Il pretesto glielo fornisce il matrimonio di sua nipote Anna, la quale dovrà essere accompagnata all’altare causa il decesso dei propri genitori. Alvise (nome degno di un Doge veneziano) Pàvari accetta questa novità con malcelata soddisfazione. Dovrà recarsi, egli discendente di antica nobiltà veneziana del 1400, fino in Sicilia a casa del futuro sposo di Anna e scoprire così quanto altrettanto nobili e antiche siano le ascendenze di quella famiglia con la quale andrà a imparentarsi. Dalle brume di Venezia il professore Alvise perverrà al sole e ai profumi di quella terra inondata dalla luce e dai profumi della natura.

Nelle vene del novello sposo, Rosario Marescalchi di Brancaforte, scorre sangue di Ruggero II di Svevia, di Federico, di Manfredi, giunto fino a noi attraverso segreti intrecci amorosi spesso illegittimi ma altrettanto validi a conferire all’ultimo erede una patente di nobiltà suffragata dal portamento e dai lineamenti del giovane Rosario.

Tutto avviene all’interno del baglio, costruzione immensa e merlata, poche finestre verso l’esterno protette da pesanti inferriate, scenario di antiche rivalità il cui clamore si è ormai perduto per sempre. Un matrimonio e un funerale, ovvero la promessa di una vita nuova e una vita che se ne va accolgono Alvise, attratto da Adelaide Marescalchi di Brancaforte soprannominata Dedè, nomignolo trasmessole probabilmente dagli spagnoli reggitori per secoli di quelle terre secondo un’usanza altrettanto antica. E’ lei, l’attraente vedova, a rivelare ad Alvise quanto fu importante e anticipatrice la sua antenata Adelasia, antica Regina di quei luoghi, madre di Ruggero II, primo Re di Sicilia. Sarà ella il misterioso personaggio a rivivere e a mostrarci la saggezza caratteristica di quell’antica stirpe.

Tranquilli lettori, “La carta della regina” (edizioni Marcos y Marcos) non e un romanzo noir con tanto di fantasmi e improbabili reincarnazioni, ma una scoperta che porterà Alvise a rievocare i fasti di una famiglia di antico lignaggio.

Giorgio Caponetti, torinese classe 1945, ha il magico potere di coinvolgere il lettore nella ricerca di una “carta”, importata in Sicilia nel 1109 dagli arabi, attorno alla quale ruota il magistrale racconto. Scorrevole e avvincente come i precedenti romanzi è l’ideale per “rinfrescare” la lettura nelle assolate e calde giornate estive.



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