| 25 luglio 2021

Abbandono scolastico in Italia al 13,1%

Abbandono scolastico in Italia al 13,1%

La riduzione dell’abbandono scolastico è, da anni, una priorità dell’Unione Europea nel campo dell’istruzione e della formazione. La ragione è chiara: l’abbandono scolastico ha gravi ripercussioni sui giovani e sulla società in generale. I giovani che lasciano gli studi avendo conseguito al più un’istruzione secondaria inferiore incontrano maggiori difficoltà nella ricerca di un lavoro e hanno prospettive occupazionali limitate; hanno una minore partecipazione alle attività sociali, politiche e culturali; sono a maggior rischio di povertà e cattiva salute.

L’abbandono scolastico è un fenomeno complesso e articolato, che appare causato da una serie di fattori, tra cui la situazione socio-economica della persona, il background formativo della famiglia, i fattori di attrazione del mercato del lavoro, il rapporto con la scuola e i con i programmi educativi offerti, le caratteristiche individuali e caratteriali della persona.

In Europa, il fenomeno è misurato dalla quota di 18-24enni che possiede al più un titolo secondario inferiore ed è fuori dal sistema di istruzione e formazione (Elet-Early Leavers from Education and Training), uno dei benchmark della Strategia Europa2020, con un target europeo fissato al 10%, ridotto ora al 9% entro il 2030.

In Italia, nel 2020 la quota di Elet è stimata al 13,1%, pari a 543 mila giovani, in leggero calo rispetto all’anno precedente. Nonostante l’Italia abbia registrato notevoli progressi sul fronte degli abbandoni scolastici, la quota di Elet resta tra le più alte dell’Ue. Nell’anno di chiusura della strategia decennale dell’Unione, la percentuale nell'Ue a 27 ha raggiunto in media il 9,9%, lievemente migliore del target prefissato (10%), superato già da diversi anni in Francia e prossimo in Germania e nel Regno Unito.

In Italia, l’abbandono scolastico coinvolge maggiormente i giovani uomini (15,6%) rispetto alle coetanee (10,4%). Nel 2020, solo tra le ragazze si è registrato un calo nel valore dell’indicatore (-1,1 punti). I divari territoriali rispetto al fenomeno degli Elet sono molto ampi e persistenti, nonostante che, nell'anno scorso, la differenza tra Nord e Mezzogiorno sia scesa a 5,3 punti (grazie al calo registrato nel Mezzogiorno), dai 7,7 del 2019. In particolare, l’abbandono degli studi prima del completamento del sistema secondario superiore o della formazione professionale è stato del 16,3% nel Mezzogiorno, 11% nel Nord e 11,5% nel Centro. Gli squilibri regionali appaiono marcati: diverse regioni hanno valori inferiori al 10%, mentre Sicilia, Campania, Calabria e Puglia hanno le maggiori incidenze di abbandoni (19,4%, 17,3%, 16,6% e 15,6% rispettivamente).

Tra i giovani con cittadinanza non italiana, il tasso di abbandono precoce degli studi è oltre tre volte superiore a quello degli italiani: l'anno scorso 35,4% contro 11%. Peraltro, mentre tra il 2008 ed il 2014 si era registrato un significativo calo nella quota di Elet anche tra gli stranieri, negli ultimi sei anni la riduzione è solo tra i cittadini italiani. L’incidenza degli Elet tra gli stranieri varia molto a seconda dell’età all’arrivo in Italia. Tra coloro che sono arrivati entro i 9 anni di età, la quota di Elet è pari al 19,7%, mentre sale al 33,4% tra coloro giunti a un’età compresa tra i 10 ed i 15 anni e raggiunge il 57,3% (oltre uno su due) tra chi è entrato in Italia tra i 16 e i 24 anni.

È noto che la condizione socio-economica della famiglia di origine è un fattore determinante dell’abbandono scolastico precoce. Incidenze molto elevate di abbandoni precoci si riscontrano laddove il livello d’istruzione e/o quello professionale dei genitori è più basso. L’abbandono degli studi prima del diploma riguarda il 22,7% dei giovani i cui genitori hanno al massimo la licenza media; incidenze molto contenute di abbandoni, pari al 5,9% e al 2,3%, si riscontrano, invece, per i giovani rispettivamente con genitori con un titolo secondario superiore e genitori con un titolo terziario. Similmente, se i genitori esercitano una professione non qualificata o non lavorano, gli abbandoni scolastici sono più frequenti (circa il 22%), mentre sono contenuti quando la professione più elevata tra quella del padre e della madre, è altamente qualificata o impiegatizia (3% e 9%, rispettivamente).

Peraltro, lo svantaggio dell’ambiente familiare appare influenzare maggiormente l’abbandono scolastico precoce dei giovani residenti nelle regioni meridionali rispetto ai pari residenti nel Nord. A fronte di una quota similare di abbandoni tra i giovani con genitori di medio-alto livello di istruzione, nel Meridione l’incidenza di abbandoni tra i giovani i cui genitori hanno al massimo la licenza media raggiunge il 25,5%, rispetto al 18,9% nel Nord.

In alcuni Stati membri dell'Europa, l’abbandono scolastico è un fenomeno prevalentemente rurale, ha un’elevata incidenza in aree remote e può essere collegato a un accesso insufficiente all’istruzione. In altri Paesi, colpisce soprattutto le aree svantaggiate delle grandi città. In Italia, non si registrano significative differenze nell’incidenza di Elet a seconda del grado di urbanizzazione del territorio, salvo nel Mezzogiorno dove si riscontra un’incidenza di Elet significativamente più elevata nelle grandi città.

Le già forti differenze tra Centro-Nord e Mezzogiorno si acuiscono, dunque, nel confronto tra le principali realtà urbane, con un giovane su cinque che ha lasciato prematuramente gli studi nel Mezzogiorno (21,1%) a fronte di uno su dieci del Centro e del Nord (9,5% e 12,5%).

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