Notizie - 21 luglio 2021, 00:30

Dal piacere della casa-tana all'incubo casa-gabbia

Una panoramica di Torino

Una panoramica di Torino

Le famiglie italiane sognano un nuovo modello di abitare, che tenga conto dei forti cambiamenti portati dalla pandemia. È lo scenario complesso e in divenire che emerge dal Rapporto Nomisma “La Casa e gli Italiani”.

La pandemia ha costretto le famiglie in casa per mesi, obbligandole a “fare il punto” sulla propria abitazione. Ma se metà di queste ha riscoperto il piacere della “casa-tana”, l’altra metà ha vissuto l’incubo della “casa-gabbia”. Questo ha determinato, soprattutto per le coppie con figli, in proprietà e redditi medio-alti, un riflesso sugli acquisti dedicati alla casa, sia per renderla più confortevole che per adeguarla alle nuove esigenze: nell’ultimo anno il 46% delle famiglie ha acquistato elettrodomestici; tre famiglie su 10 hanno sottoscritto abbonamenti a Internet e piattaforme digitali; una famiglia su quattro ha comprato mobili e oggetti di arredamento.

Tuttavia, se nelle fasi di restrizione ci siamo concentrati sulla casa come luogo della scuola, del lavoro e del tempo libero, in quelle di graduale riapertura abbiamo rivolto lo sguardo più alla dimensione outdoor della casa, in cerca di una migliore qualità del contesto e dei servizi.

Con questo emergente desiderio di casa, forse non deve sorprendere l’intenzione di acquisto da parte di 3,3 milioni di famiglie (stima basata esclusivamente sulle intenzioni dichiarate dalle persone), passate dal 9,5% nel 2020 al 12,8% nel 2021. Il numero scende a 804 mila famiglie se consideriamo le intenzioni di acquisto credibili (3,1%), filtrate secondo parametri che tengono conto della reale solidità economica e finanziaria dei nuclei familiari e che escludono tutti coloro che non hanno manifestato intenzioni concrete finalizzate all’acquisto, come la formulazione di un’offerta, la partecipazione alle aste giudiziarie, la richiesta di informazioni per mutuo, ecc…

Secondo Nomisma, “lo storytelling offerto dai tassi bassi” e un maggior risparmio maturato in un anno sono propedeutici a un approccio più emotivo da parte di famiglie incapaci di vedere le proprie reali possibilità. Ed ecco il rischio dietro l’angolo: non mettere in conto che nel prossimo futuro vi sarà la necessità di fare sacrifici per compensare la spesa pubblica salita in maniera esponenziale negli ultimi due anni.

Alla luce di questi ragionamenti, Nomisma classifica il popolo dei potenziali acquirenti in tre categorie: gli “equipaggiati”, pari a un milione di famiglie (3,9%) che possiedono un reddito adeguato e possono garantire una domanda in sicurezza. Vi sono poi gli “incauti”, pari a 1,8 milioni (7%) che presentano un reddito appena sufficiente a soddisfare le esigenze primarie. In ultimo, gli “sprovveduti”ossia 504 mila famiglie (1,9%) che pur avendo una insufficienza reddituale non si fanno problemi e intendono comprare casa.
La propensione di acquisto per uso primario si conferma comunque un obiettivo prioritario delle famiglie. Le motivazioni di acquisto di “prima casa” e di “sostituzione prima casa” riguardano complessivamente l’80% delle volontà manifestate, in crescita rispetto al 2020 (74,2%). Tale tendenza riguarda soprattutto i giovani under 35 anni interessati all’acquisto della prima casa, in affitto e con redditi medio bassi, oppure imprenditori e liberi professionisti, con una casa in proprietà, interessati alla sostituzione.
Di contro, le manifestazioni d’interesse supportate dalla componente d’investimento risultano in diminuzione (10,2% delle intenzioni) e riguardano persone per lo più in età matura, che vivono da sole oppure in nuclei con figli, con una situazione reddituale piuttosto stabile e solida.

La pandemia, comunque, ha fatto riscoprire l’importanza di vivere in un ambiente confortevole e adeguato alle diverse necessità. In tale accezione si legge l’aumento delle riqualificazioni edilizie, supportato dalle diverse misure di sostegno (tra cui il Superbonus 110%).
L’indagine di Nomisma rileva come, negli ultimi 12 mesi,circa il 12,3% delle famiglie (pari a 3,2 milioni) ha effettuato un intervento di ristrutturazione: si tratta di interventi legati al risparmio energetico, come l’installazione di infissi a elevate prestazioni energetiche, caldaie di ultima generazione, l’isolamento termico dei muri esterni e l’installazione di pannelli solari termici e fotovoltaici.

Ci sono oltre 9 milioni di famiglie intenzionate a utilizzare il Superbonus per ristrutturare la propria abitazione. Però, il monitoraggio di Nomisma mette in luce che solo 2,4 milioni di famiglie (il 9% dei nuclei famigliari italiani) hanno avviato iniziative concrete (delibera degli interventi o lavori), mentre 2,5 milioni sono ancora in fase esplorativa e stanno verificando quale operatore possa offrire un’adeguata risposta alla volontà di ristrutturazione non costosa e invasiva. Sorprende, invece, come la maggioranza del “partito” a favore del Superbonus (pari a quattro milioni di famiglie) non abbia ancora potuto avviare nessuna iniziativa per incertezza o difficoltà di interlocuzione con il mercato.

L’indagine 2021 ha esplorato, inoltre, alcune caratteristiche che differenziano i vissuti dei giovani under 35 e degli anziani over 65 e over 75. Per i prossimi 12 mesi un giovane su quattro (23%) – pari a una schiera di 523.000 under 35 – sarà alla ricerca di una casa in proprietà o dichiara che si attiverà entro breve. Del resto la proprietà della casa è stata ed è ancora una scelta prioritaria degli italiani, che spesso finalizzano la propria esistenza al possesso di un’abitazione, per costruire una situazione di sicurezza. È infatti proprietario dell’abitazione in cui vive l’81,5% delle persone di età compresa fra i 65 e i 74 anni e addirittura l’89,7% degli over 75. Fra coloro che, invece, vivono in affitto, spicca un terzo dei giovani under 35 (29,6%) e il 36,7% delle persone con età compresa fra i 35 e i 44 anni. Da segnalare, infine, che ben il 13,4% tra i giovani di 35-44 anni vive in abitazioni concesse in uso gratuito dalla rete parentale.

Quanto al “dove” abitare, l’indagine 2021 evidenzia che quasi un giovane su tre (29,8% contro il 14,8% di tutta la popolazione) orienta la propria scelta verso una grande città con più di 100.000 abitanti e il 40,8% degli under 35 (25,1% della popolazione) guarda invece a una città di medie dimensioni (tra 20.000 e 100.000 abitanti). Di contro, un anziano su due tra gli over 75 predilige un borgo o un piccolo centro con meno di 5.000 abitanti. Insomma, la “grande fuga” dalle metropoli non è l’unica alternativa: esiste una diversità di scelte tra le generazioni e, oltre ai comportamenti individuali, saranno determinanti il contesto sociale e le proposte di servizi messe in campo.


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