Notizie | 19 luglio 2021

Badanti e colf, un "esercito" in crescita

Badanti e colf, un "esercito" in crescita

Un “esercito” in crescita. E' quello dei lavoratori domestici: badanti e colf. In Piemonte, alla fine dell'anno scorso, i lavoratori domestici iscritti all'Inps, quindi regolari, sono risultati 72.835 (66.369 femmine e 6.466 maschi), 4.752 più dell'anno prima e 3.752 più che al 31 dicembre 2018. Da allora il numero dei lavoratori domestici italiani è salito da 20.776 a 23.337 (+12,3%) e quello degli stranieri da 48.306 a 49.498 (+2,5%).

In Liguria i lavoratori domestici censiti dall'Inps a fine 2020 sono 30.873 (21.595 stranieri e 9.278 italiani) e in Valle d'Aosta 1.901 (1.304 stranieri e 597 italiani). Totale delle tre regioni del Nord Ovest 105.601. 

Due i fattori che hanno maggiormente influenzato gli aumenti, nel Nord Ovest come nel resto del Paese: il lockdown seguito alla prima ondata di diffusione del Covid-19 che ha reso necessario instaurare rapporti di lavoro regolari per consentire al lavoratore di spostarsi liberamente per motivi di lavoro; poi la norma che ha regolamentato l’emersione di rapporti di lavoro irregolari contenuta nel decreto “Rilancio”, che ha interessato prevalentemente i lavoratori stranieri e i cui effetti probabilmente si estenderanno anche al 2021.

A livello nazionale, nel 2020, i lavoratori domestici contribuenti all’Inps sono stati 920.722, il 7,5% in più rispetto al 2019 (+64.529 lavoratori). L'incremento ha consentito a questa categoria di tornare ai livelli occupazionali precedenti il 2015 e interrompere un trend costantemente decrescente iniziato nel 2013. Nel 2020, infatti, per la prima volta questa tendenza si è arrestata e se il peso delle lavoratrici è diminuito all’87,6% rispetto al 2019, i maschi hanno fatto registrare una crescita di oltre il 17%, superando le 114.000 unità.

Come emerge dai dati dell'Inps, la composizione dei lavoratori per nazionalità evidenzia una forte prevalenza di lavoratori stranieri, che nel 2020 risultano essere il 68,8% del totale, quota che continua il trend decrescente iniziato dal 2013. Così, anche se nell’ultimo anno il numero dei lavoratori stranieri è cresciuto del 5,3% rispetto all’anno precedente, l'incremento a dei lavoratori italiani è stato più consistente (+12,8%).

Rispetto alla zona geografica di provenienza, nel 2020 l’Europa dell’Est continua a essere quella da cui arriva la maggior parte dei lavoratori domestici risultando 351.684, pari al 38,2% del totale dei lavoratori domestici regolari nella Penisola, seguiti dai 287.610 di cittadinanza italiana (31,2%) e dai lavoratori delle Isole Filippine (7,3%) e del Sud America (7,2%). Dieci anni fa la quota di lavoratori dell’Est europeo era pari a 47,7% contro il 20,1% dei lavoratori italiani. Nel 2020 il numero di badanti è aumentato del 6,5% rispetto all'anno precedente, mentre è cresciuto dell'8,3% il numero di colf, in particolare provenienti dall’Africa del Nord (+37,3%) e dall’Asia Orientale (+13%), mentre presentano un lieve decremento i lavoratori provenienti dalle Filippine (-1,6%) e dall’Oceania (-1,4%).

Sempre nel 2020, la classe d'età “50-54 anni” è quella con la maggior frequenza tra i lavoratori domestici, con un peso pari al 17,5% del totale, mentre il 18,7% ha un’età pari o superiore ai 60 anni e solo il 2,3% ha un'età inferiore ai 25 anni. Complessivamente, nel 2020, i lavoratori domestici sotto i 45 anni rappresentano il 32,3% del totale; dieci anni fa, i domestici sotto i 45 anni erano il 52,8%.

L’analisi dei dati dell'Inps sulle retribuzioni nel 2020 evidenzia che la maggior parte dei lavoratori domestici ha una retribuzione annua compresa tra i 1.000 e i 2000 euro. I lavoratori con tipologia rapporto di lavoro “colf” presentano, sia per i maschi che per le femmine, la stessa classe modale del complesso dei lavoratori, cioè quella tra 1.000 e 2.000 euro. Per i lavoratori con tipologia rapporto “badante” la classe con la maggior frequenza delle femmine (il 31,7%) ha una retribuzione uguale o superiore ai 10.000 euro annui, contro il 24,6% dei maschi.

In termini economici, il lavoro domestico (comprese le baby sitter) in Italia è stato stimato in circa 20 miliardi di euro l’anno, tenendo conto anche degli irregolari, che sarebbero circa 1,2 milioni, quindi più dei regolari iscritti all'Inps. Comunque, secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro il lavoro domestico, con opportune politiche di sviluppo, potrebbe raddoppiare entro il 2030. La tendenza, infatti, è legata all’invecchiamento della popolazione, che porterà gli over-75 al 23% del totale nel 2050 (dall’11% del 2016).


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