Sfumature | 17 luglio 2021

Perché gli attacchi al risparmio sono irragionevoli

Enrico Colombatto

Enrico Colombatto

di Enrico Colombatto*

...Nella visione macroeconomica ereditata da Malthus e Keynes il risparmio non gode di buona fama: è descritto come una sottrazione di risorse alla spesa. In altri termini, si ritiene che ogni euro risparmiato e tesaurizzato sia un euro sottratto alla domanda aggregata, a danno dei produttori che altrimenti potrebbero espandere l'attività, l'occupazione, i salari corrisposti ai propri addetti. Insomma, secondo questa impostazione non sarebbe necessario disporre di talenti imprenditoriali: chiunque potrebbe produrre con profitto se ci fosse una domanda aggregata adeguata.

Da questo punto di vista, pertanto, scopo dell'intervento pubblico è trasferire reddito da coloro con un'alta propensione al risparmio (il settore privato) a coloro con un alta propensione al consumo (lo stato), trasformando almeno parte della spesa privata congelata in risparmi in spesa pubblica creatrice di ricchezza. In breve, uno stato virtuoso metterebbe al bando le formiche e premierebbe le cicale.

Benché si tratti di un'affermazione che è stata ampiamente condivisa in passato e che trova consenso ancora oggi, non occorrono studi approfonditi per comprendere quanto essa sia irragionevole.

Naturalmente, i risparmi – anche quando depositati in forma liquida presso il sistema bancario – sono fondi che consentono ai consumatori e ai produttori di finanziare, rispettivamente, l'eccesso di consumo e gli acquisti in capitale fisso. In altri termini, tali depositi sono prestiti dei risparmiatori al sistema bancario, il quale a sua volta finanzia la spesa di coloro che intendono consumare e investire a debito. Da questo punto di vista, dunque, non si può negare che al risparmio in realtà corrisponde una domanda – propria o altrui – di beni e servizi. In particolare, il credito, essenziale per la nascita e la vita delle imprese, è ciò che rende possibile trasformare il consumo posticipato di alcuni (i risparmiatori) in consumi e investimenti immediata da parte di altri,

Non vi sarebbero investimenti senza coloro che si astengono dal consumare e consentono ad altri di spendere in eccesso rispetto alle proprie disponibilità immediate. Non è dunque lecito affermare che al risparmio corrispondono risorse congelate o potere d'acquisto non speso. Ciò non solo quando il risparmiatore acquista azioni o obbligazioni, ma anche quando crede di lasciare la sua liquidità sul conto corrente. Il fatto che le banche usino tale liquidità per acquistare titoli del debito pubblico non cambia la sostanza del ragionamento: grazie ai risparmiatori esse finanziano i consumi dei beneficiari della spesa pubblica.

* Ordinario di Politica economica all'Università di Torino. Stralcio dal libro “Liberisti o socialisti? Tertium non datur”, per gentile concessione dell'autore e dell'Editore G.Giappichelli

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