Notizie | 17 luglio 2021

Quanti giovani abbandonano la scuola prematuramente

Quanti giovani abbandonano la scuola prematuramente

Sono 543mila i giovani che l’anno scorso, in Italia, hanno abbandonato la scuola prematuramente (44.000 nelle tre regioni del Nord Ovest). Ragazzi di 18-24 anni che nella stragrande maggioranza dei casi hanno deciso di lasciare definitivamente il percorso di studi dopo aver conseguito solo la licenza media. Una piaga sociale che non può essere associata al Covid; da molti decenni, infatti, siamo tra i Paesi europei con il più alto tasso di dispersione scolastica tra i giovani. “Un problema che, purtroppo, continuiamo a sottovalutare e che, assieme alla denatalità presente nel Paese, sta contribuendo a mettere in difficoltà tantissime aziende”. A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia.

Nonostante le crisi aziendali di Gnk, Whirpool, ex Embraco e altre che potrebbero “scoppiare” a breve, con i primi segnali di ripresa economica avvertiti in questi ultimi mesi, molte pmi, in particolar modo del Nord, sono tornate a denunciare la difficoltà di reperire figure professionali con elevati livelli di specializzazione. Una problematica ascrivibile alla difficoltà di far incrociare la domanda con l’offerta di lavoro, anche perché continua a rimanere del tutto insufficiente il livello delle conoscenze e delle competenze tecniche dei nostri giovani. E nei prossimi anni, con l’avvento della cosiddetta “rivoluzione digitale”, queste criticità rischiano di assumere dimensioni ancor più preoccupanti.

La dispersione scolastica in Italia è otto volte superiore ai cosiddetti “cervelli in fuga”. Nel 2020, infatti, sono stati 68mila giovani con un titolo di studio medio-alto che si sono trasferiti all’estero per ragioni di lavoro. Se l’abbandono scolastico non è ancora avvertito come una piaga educativa con un costo sociale importante, la “fuga” all’estero di tanti giovani diplomati o laureati lo è, sebbene il numero della prima criticità sia molto superiore a quello della seconda.

Con un basso numero di diplomati e laureati corriamo il pericolo di un impoverimento generale del sistema Paese e, in misura ugualmente preoccupante, di una marginalizzazione di molte persone che difficilmente potranno essere integrate attivamente nella nostra società. Tutti gli esperti, infatti, sono concordi nel ritenere che la povertà educativa e la povertà economica vanno di pari passo. Le cause che determinano la “fuga” dai banchi di scuola sono principalmente culturali, sociali ed economiche: i ragazzi che provengono da ambienti socialmente svantaggiati e da famiglie con un basso livello di istruzione hanno maggiori probabilità di abbandonare la scuola prima di aver completato il percorso di studi che li porta a conseguire almeno il diploma di maturità.

Ancorchè la “fuga” dai banchi di scuola sia in calo in tutta Europa, nel 2020 l’Italia si è collocata al terzo posto tra i 19 paesi dell’Area euro per abbandono scolastico tra i giovani in età compresa tra 18 e 24 anni. Se da noi la percentuale è stata del 13,1% (pari a 543mila giovani), solo Malta (16,7%) e Spagna (16%) presentano dei risultati peggiori ai nostri. La media dell’Area euro si attesta al 10,2%. Tra il 2010 e il 2020 la contrazione del fenomeno in Italia è stata di 5,5 punti percentuali, pressoché in linea con la media Ue (-5,2 punti percentuali).

A livello territoriale sono le regioni del Sud a registrare i livelli più elevati di dispersione scolastica. Nel 2020, ad esempio, in Sicilia il 19,4% dei giovani ha lasciato la scuola prima del conseguimento del titolo di studio di secondo grado (diploma professionale, diploma di maturità, etc.). Seguono la Campania con il 17,3% e la Calabria con il 16,6%. Abruzzo (8%), Friuli-Venezia Giulia (8,5%), Molise (8,6%) ed Emilia-Romagna (9,3%) sono le regioni più virtuose. Nel complesso è il Nordest l’area che soffre meno di questo fenomeno sia per l’incidenza percentuale di abbandono (9,9 %) che per il più basso numero in termini assoluti di “uscite” premature dal mondo della scuola (-77mila).

Per quanto riguarda le tre regioni del Nord Ovest, la disaggregazione dei dati della Cgia evidenzia i seguenti tassi di abbandono prematuro degli studi da parte dei giovani di 18-24 anni: 12% in Piemonte (il quinto più alto in Italia), 11,6% in Valle d'Aosta e 10,7% in Liguria. La Cgia stima che l'anno scorso abbiano lasciato prematuramente la scuola 33.000 giovani in Piemonte, 10.000 in Liguria e un migliaio in Valle d'Aosta. Totale del Nord Ovest: 44.000.

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