Libri - 13 luglio 2021, 00:10

Le "Vite a rendere" di Tamburini

Le "Vite a rendere" di Tamburini

di Francesco Amadelli

Ricky, Gianni, Pietro, Giulio. Si ritrovano dopo 20 anni. Non è la storia di un reincontro, di una rimpatriata fra amici, è la diagnosi della loro vita di cui hanno estremo bisogno per confermarne la positività, dato che non sarebbe potuta andare diversamente. Tutte bugie o quasi. Dietro i sorrisi si nasconde la tristezza, dietro i ricordi i rimorsi. Dai loro racconti riemergono avvenimenti una volta gioiosi, ora inevitabilmente, impietosamente tristi. Perché?

Cosa è cambiato in quei 20 anni durante i quali non si videro? E’ cambiato il mondo – si dice spesso – oppure siamo cambiati noi che leggiamo la loro vita giudicandoli ridicoli? Sono personaggi frutto della fantasia? Saranno loro a giudicarci? Cresciuti insieme avevano condiviso ogni cosa in un periodo beato in cui tutto era possibile e tollerato. Poi il distacco. Perché? Ora si ritrovano senza riconoscere nell’altro l’amico e compagno di allora. Come affrontare la vita che ci resta? Si chiedono. In fondo è la domanda che tutti si pongono, anche noi non già lettori-spettatori ma protagonisti di una vita. La nostra.

Acuto e riflessivo Tamburini ci pone alla prova, la stessa che l’Umanità, giunta ad un certo punto dell’esistenza, si accinge ad affrontare. Il tentativo di ripetere quelle esperienze si dimostra deludente perché niente è come prima. Il prima è passato, è alle nostre spalle, il futuro va creato non ricercato. Anche le donne, madri e amanti, sono parte integrante della storia; a loro è devoluta la funzione catalizzatrice della vita di tutti noi.

Tamburini suona e scrive canzoni ed è capace di cogliere le sfumature della vita con disinvoltura. Questo è il suo primo romanzo (“Vite a rendere”, Abra Book editore). Ne pubblicherà altri?

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