| 12 luglio 2021

Napoleone Leumann e le auto ibride Krieger

Il villaggio Leumann a Torino

Il villaggio Leumann a Torino

di Francesco Amadelli*

Immaginiamo di percorrere corso Francia, il lungo rettilineo privo di curve e lungo 11,750 Km. che unisce Torino a Rivoli, progettato e fatto costruire nel 1711 da un ingegnere militare che lo volle lineare per permettere all’artigliere e alle salmerie di giungere velocemente verso ovest a difesa della capitale sabauda in caso di  attacco come avvenuto nel 1706. In quell’occasione le truppe di Luigi XIV discesero e si acquartierarono nella zona di Pianezza, Collegno e nell’area oggi occupata dalla Villa La Tesoriera e Alenia Aeronautica per sferrare l’attacco finale alla città, sventato in seguito dal sacrificio di Pietro Micca.

Fiancheggiato inizialmente da una doppia fila di olmi, a imitazione del più famoso Unter den Linden berlinese, se la dovette vedere con il livello ascendente del terreno che  avrebbe rallentato le manovre di avvicinamento alla cittadina ma, grazie a una sapiente politica di informazione e spionaggio, si sarebbe dimostrato in ogni caso provvidenziale.

Napoleone Bonaparte non discese in Italia attraverso quella via di comunicazione, come la logica di quel lontano periodo portava a pensare: preferì invece la costa ligure nella prima Campagna d’Italia nel 1796 e la Valle d’Aosta nella seconda Campagna d’Italia nel 1800 portando a confondere il nemico con uno dei suoi guizzi che ne fecero un campione di imprevedibilità.

Lungo quel rettifilo dalla perfetta misurazione il fisico Giovanni Battista Beccaria riuscì a calcolare nel 1760, grazie alla scienza trigonometrica, l’esatta angolazione del meridiano passante per Torino. Per celebrare l’operazione nel 1808 furono innalzati due obelischi gemelli in piazza Statuto a Torino (chiamato Guglia Beccaria) e in piazza Martiri della Libertà, a Rivoli. Non fu certamente un’operazione semplice considerati i mezzi utilizzati e la distanza fra i due punti in questione.

Abbiamo detto che stiamo percorrendo corso Francia, all’altezza di Collegno circa, sulla nostra sinistra, salendo verso il maestoso Castello di Rivoli, notiamo delle villette d’epoca in mattoni rossicci circondate da una lunga cancellata: si tratta del Villaggio Leumann.

Napoleone Leumann (non Bonaparte) fu un imprenditore svizzero naturalizzato italiano nato nel 1841 il quale non rinnegò mai le proprie origini elvetiche nonostante le offerte pervenutegli dal governo italiano e procedette tutta la vita con una dirittura morale superiore certamente alla lunghezza di quel corso Francia al bordo del quale fece costruire, su un’area di 60.000 metri quadrati ,un cotonificio rimasto famoso.

Alla sua adamantina moralità contribuì indubbiamente la religione calvinista professata già dal padre Isacco, trasferitosi con tutta la famiglia da Voghera a Torino nel 1875, attratto dalle condizioni di favore concesse a coloro in grado di investire capitali nella città non più Capitale del Regno d’Italia. Padre e figlio individuarono un ampio terreno fra Grugliasco e Collegno e ne fecero la sede della loro attività.

Napoleone non sarebbe stato svizzero se non avesse pensato bene di sposare Amalia Cerutti, figlia del presidente della Cassa di Risparmio di Voghera. Non sappiamo quanto l’unione sia stata dettata dall’amore oppure dalla convenienza, sta di fatto che si dimostrò felice permettendogli di ottenere prestiti con continuità tutta la vita facendo fronte agli impegni con serietà e onestà come la religione gli imponeva.

Il sito prescelto ha molti vantaggi: è posto sulla direttrice per la Francia, vi passa la ferrovia per Modane, le merci possono essere inviate velocemente a Genova per l’imbarco verso terre lontane, viene attivata la tranvia Rivoli-Torino con relativa stazione (stazionetta verrà definita), inoltre è ricco di acque in grado di produrre energia necessaria ai macchinari.

L’attività procede bene con buon fatturato e buoni investimenti in altri settori fra i quali una cartiera, banche, distilleria, assicurazione e una compartecipazione nella fabbrica di auto elettriche Krieger (Compagnie Parisienne di Voitures Electrique) che rimase attiva dal 1897 al 1909. Antoine Krieger si era laureato ingegnere a Parigi e aveva iniziato i suoi studi sull’applicazione dell’energia elettrica sui taxi parigini per poi impiantare un’attività in proprio. La vettura che ne uscì si dimostrò molto pesante e dall’autonomia di soli 60 km con una velocità massima che non raggiungeva i 30 Km/h. Chiaro che le concorrenti con motore a scoppio si dimostrarono molto più competitive e nel 1909 l’azienda cessò l’attività. Nel 1898 la ditta fu rilevata da una banca che continuò a produrre vetture elettriche su brevetto Krieger ottenendo paradossalmente ottimi successi di vendita. In Germania, Gran Bretagna e Italia furono concesse licenze di produzione dei medesimi veicoli con discreti risultati di vendita.

Dal 1903 e fino al 1906 Krieger mise in produzione la sua vettura più famosa dotata di due motori, uno elettrico e uno a scoppio fornito dalla ditta Brasier: un ibrido che ebbe notevole successo. Niente di nuovo sotto il sole se dopo oltre 100 anni la motorizzazione ibrida viene riproposta sul mercato in gran quantità.

Nel 1905 la compagnia municipale degli omnibus di Parigi indisse un bando per l’assegnazione del servizio trasporto passeggeri sostituendo le centinaia di omnibus e le migliaia di cavalli che ingombravano le strade parigine creando ingorghi e problemi di circolazione difficilmente risolvibili. Insomma Parigi si dimostrò sin da allora anticipatrice di molte scelte che in seguito e con molto ritardo adotteranno altre capitali europee.

L’azienda Krieger si mostrò in piena salute finanziaria nonostante fosse già in procinto di chiudere. Gli ordinativi arrivarono copiosi tanto è vero che anche Casa Savoia ordinò un esemplare delle sue vetture per le necessità della Regina e lo chiamò in suo onore “Vittoria, Regina d’Italia” un landaulet di una tonnellata di peso, scarsa autonomia e bassa velocità. Pensiamo che Sua Maestà la Regina non avesse all’epoca nessuna intenzione di correre quanto piuttosto di farsi ammirare dal popolo.

In un primo momento parve che l’azienda dovesse riprendersi dato che la produzione di vetture elettriche e ibride procedeva con la massima soddisfazione degli azionisti. Presto però saltò fuori un inconveniente che mise in dubbio la funzionalità dei mezzi. Si trattò di una semplicissima, banalissima pioggia che bagnò i contatti elettrici dell’apparato motore mettendo fuori uso diecine di veicoli. Il destino era segnato. Nonostante le vetture con motore a scoppio si dimostrassero spesso inaffidabili quanto quelle elettriche furono le prime ad ottenere il favore del pubblico in quanto più versatili e dinamiche. La produzione andò gradatamente calando e, per abbattere i costi, si decise di trasferire la produzione a Colombe distante 11 Km da Parigi (stessa distanza fra Torino e Rivoli). Nel 1909, dopo aver tentato altre strade fra le quali i motori ad alcol e a turbina, l’azienda chiuse definitivamente.

Durante l’occupazione tedesca nell’ultima guerra, la ditta tornò in auge per pochi anni grazie alla messa in produzione di un veicolo, definibile oggi monovolume, elettrico e con carrozzeria in legno che in tempo di pace avrebbe avuto sicuramente miglior fortuna.

Abbiamo divagato per far comprendere al lettore come avanzata fosse la mentalità di Napoleone Leumann che, se non ebbe la notorietà del suo omonimo francese ex-imperatore, fece comunque opere degne di essere ricordate, molte delle quali filantropiche.

Deceduto il padre Isacco nel 1887, Napoleone dà il via alla sua migliore impresa: il Villaggio che porta il suo nome e che il Comune di Collegno con molta avvedutezza ha salvato dalla speculazione edilizia con una lungimiranza non riscontrabile neppure dall’Amministrazione Comunale di Torino.

Amato dai propri dipendenti secondo i principi di un sano paternalismo tanto esecrato oggigiorno dai sindacati sempre pronti allo scontro, Napoleone Leumann diede il via alla costruzione delle casette e alloggi edificati nei pressi del cotonificio con tanto di scuola, chiesa, mercato, asilo nido, ambulatorio e ogni altro servizio utile alla comunità. Il Villaggio fu un esempio mondiale di sana e amorosa gestione dei dipendenti e delle proprie famiglie che non ha riscontro da nessun’altra parte rendendo felice Napoleone per tutta la vita più di quanto ottenne dal cotonificio, senza essere soggetto a imposizioni politiche di nessun tipo.

Napoleone Leumann morì nel 1930, ebbe cinque figli: Ermanno, Felice, Lydia, Olga e Wera morta in tenera età. Bisognerà attendere gli anni ’60 per vedere un altro industriale impegnato in opere di grande respiro umano: è Adriano Olivetti con il suo progetto utopistico di “Comunità”.

* Scrittore

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