Libri | 12 luglio 2021

Il "Sogno" di Salvatore Romeo

Il "Sogno" di Salvatore Romeo

di Francesco Amadelli*

Umiltà, rispetto, talento, esempio, disciplina, sacrificio, lavoro, responsabilità. Sono otto punti fermi per divenire santi? Oppure eroi? Niente di tutto ciò, sono o dovrebbero essere i punti fermi ai quali ciascuno di noi dovrebbe ispirarsi nella propria vita per giungere a compiere il proprio dovere, indipendentemente dalla professione esercitata.

Difficili, impegnativi direte. Provate ad applicarli a una professione elevata come quella di giudice oppure di arbitro di calcio. Un giudice in toga ha le stesse responsabilità di un arbitro in pantaloncini e fischietto. Pensate stia scherzando? Provate a leggere il romanzo di vita vissuta di Salvatore Romeo (“Il sogno. Storia di vita vissuta”. Abrabooks editore), iniziato come un sogno e divenuto realtà per tornare subito dopo sogno e ricordo.

Un sogno non diventa realtà per caso – ci dice Salvatore – servono applicazione, determinazione e duro lavoro. Quanti di noi potremmo affermare sinceramente di applicare costantemente questa regola che nasconde parole crude e spietate?

L’autore ora vive a Genova, davanti a quel mare che fa tutt’uno con quello di casa sua a Siderno, in Calabria. La sua caparbietà, onestà intellettuale, rigore morale degno di una terra tanto aspra e di un mare tanto bello e pericoloso come la vita che ci racconta con passione, dal rientro del padre dalla pesca atteso da tutta la famiglia in apprensione passando attraverso la passione del calcio, prima giocato e poi diretto con la maestria e la fermezza di colui sul quale poggia la responsabilità di giudicare. Giudicare il prossimo, lavoro arduo e laborioso, che Salvatore svolge con passione e diletto.

Il romanzo ci porta appassionatamente attraverso le tortuosità della vita professionale, toccandoci profondamente. Salvatore da buon calabrese non si piega su se stesso, preferisce giudicarsi partendo dai propri errori e dai propri dolori come la morte del padre causa la Sla, subdola malattia che non lascia scampo.

La forza di un buon arbitro sta anche nella resilienza. Una vita ad ostacoli per guadagnarsi la meta prendendo esempio da coloro che gli otto principi iniziali ha applicato alla sua esistenza fin dal primo giorno. 74 capitoli rivolti in particolare a tutti quei giovani definiti ipocritamente “fragili”, in attesa di un avvenimento, una circostanza che porti loro la soluzione ai problemi che non sanno o non vogliono risolvere, troppo immersi nell’autocommiserazione, vigliaccamente consapevoli che la risoluzione può giungere esclusivamente dalla propria determinazione.

Il libro non è un manuale per aspiranti arbitri ma per gente desiderosa di diventare adulta, di crearsi il futuro e amare la vita. Sì perché la conclusione, richiudendo il libro, è che in ogni gesto, azione, pensiero occorre far prevalere la passione genuina e spontanea, la stessa del nostro Salvatore, trasmessaci pagina dopo pagina senza fermarsi. Mai.

* Scrittore

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