| 10 luglio 2021

La storia del grande genovese Rubattino

Monumento di Raffaele Rubattino a Genova (da wikipedia)

Monumento di Raffaele Rubattino a Genova (da wikipedia)

di Francesco Amadelli*

Pochi personaggi nella storia nazionale hanno contribuito così profondamente e umilmente all’Unità d’Italia come Raffaele Rubattino. Nacque a Genova nel 1810, perse i genitori e una sorella ancor giovane ma non si perse d’animo come si conviene a un vero ligure. Si dimostrò sempre un convinto patriota in un periodo in cui professarsi “italiano” comportava forti rischi con la polizia non solo austro-ungarica; quella piemontese non era da meno e considerava i mazziniani come sovversivi. Dichiararsi italiano era un punto di orgoglio per tutti coloro che convintamente ne volevano l’Unità senza temere le rappresaglie. Ora questa aspirazione pare essersi perduta causa un’infamante campagna tendente a presentare l’italiano convinto delle proprie idee come un estremista da cui rifuggire. Ma tant’è.

Nel 1837 fonda la Compagnia Lombarda di Assicurazione Marittima poiché intuisce che i capitali sono in quella regione priva di mare, facente parte di uno Stato straniero e nella quale alto è il numero di risparmiatori disposti a investire. Tre anni più tardi la Compagnia di Assicurazione si trasforma in Compagnia di Navigazione inducendo Rubattino a istituire una linea di tram a cavalli in collegamento con Sampierdarena, ove nascerà l’Ansaldo, oltre a una linea di carrozze-diligenza da e per Milano.

E’ un’epoca di grande riconversione nel campo della navigazione marittima: i velieri vengono gradatamente sostituiti con le navi a vapore denominati subito dopo piroscafi. Il piro-naviglio comincerà a riempire le banchine dei porti grazie alla maggiore capienza, velocità e confort e la capacità di affrontare la navigazione con sicurezza non tenendo in considerazione i capricci del mare, i venti e le maree. Dai loro fumaioli uscirà un pennacchio di denso fumo nero che li renderà molto visibili e, ahimè, inquinanti. L’invenzione è dell’americano Fulton il quale non si fermerà a quell’unica trovata ma si getterà su altri progetti che gli daranno guadagni e gloria. Si tratta di applicare una caldaia a vapore che trasmetta il moto generato dalla combustione di carbone alle pale rotanti applicate a un battello: idea rivoluzionaria considerando che siamo alla fine del ‘700 ma ad alto tasso di pericolosità dato che il battello è interamente in legno.

Raffaele Rubattino amplia in pochi anni la propria flotta fornendo ai piroscafi nomi italiani come Dante, Virgilio, Castore e Polluce. Sarà proprio la perdita di quest’ultimo, speronato da un altro battello (pare di pirati giunti da Napoli) e sul quale non aveva provveduto a stipulare una polizza d’assicurazione a mettere in profonda crisi la Compagnia che porta il suo nome. I traffici nel Mediterraneo si intensificano: Marsiglia, Napoli, Civitavecchia, Genova costituiscono le basi dei suoi commerci e in breve tempo riesce a riacquistare la fiducia degli azionisti dopo la perdita del Polluce. Se la dovrà vedere con il Lloyd Austriaco e con la Compagnia di navigazione a vapore del Reame delle due Sicilie per restare “a galla” non solo sull’acqua.

A metà del XIX secolo, l’ingegnoso genovese stipula un accordo con lo Stato Sabaudo per impiantare regolari linee postali con la Sardegna e in seguito con Tunisi. Sfruttando le sovvenzioni statali e l’ingresso di un nuovo socio fonda la Compagnia Transatlantica con rotte verso New York e Buenos Aires. Gli emigranti verso gli Usa e l’Argentina cresceranno negli anni facendo presumere a Rubattino che esistano i capitali sufficienti per ampliarsi. Il passo è più lungo della gamba e i prestiti contratti con le Banche non possono essere risarciti.

Fu estromesso dalla gestione della società dopo che le autorità di controllo verificarono come gli investimenti presentassero una percentuale di rischio troppo elevato. Il procuratore nominato al suo posto, tal Fauché, parrebbe andare bene, quand’ecco che appare, inaspettato, Giuseppe Garibaldi che in questa come in tante altre fasi della sua vita giunge sulla scena come “l’arrivo dei nostri” mandati a salvare i poveri dalle angherie dei ricchi. Le cose non stanno propriamente così ma l’avvenimento che segue donerà gloria e riconoscimenti all’Eroe dei Due Mondi.

La Compagnia Rubattino si fa “rubare” due piroscafi: il Piemonte e il Lombardo. Rubattino, di comune accordo con il governo sabaudo, funge da prestanome a questo furto assumendosi tutti i rischi del caso pur di non trascinare ufficialmente i Savoia nell’affare che avrebbe potuto far nascere un incidente dalle conseguenze imprevedibili fra Regno di Sardegna e Regno delle Due Sicilie. Non sarà certamente l’unica volta nella quale Rubattino assumerà il ruolo di prestanome per conto del governo piemontese, retto in quegli anni da Cavour, grande esperto di trame e macchinazioni; lo rivedremo oltre vent’anni dopo in Eritrea. Anche Garibaldi è al corrente dell’intrigo e decide di imbarcarsi dallo scoglio di Quarto anziché dal porto di Genova per conferire una connotazione subdola, complottistica, da guascone come era nella sua indole, a tutta l’operazione che lo porterà fino in Sicilia. Il buon nome dei Savoia è salvo e Garibaldi se ne assumerà la totale responsabilità: il fine giustifica i mezzi, anche in questa occasione

I due piroscafi giungono davanti alla costa siciliana ma lo sbarco si presenta problematico dato che la Marina borbonica sorveglia ed è pronta a sparare cannonate nel caso il Piemonte e il Lombardo tentino di attraccare nel porto di Marsala. Inspiegabilmente non viene sparato neppure un colpo e lo sbarco avviene felicemente. Perché? L’Italia come nazione politica ancora non è nata ma questo avvenimento possiamo annoverarlo già fra i Grandi Misteri d’Italia. Non è chiaro fino in fondo quale intrigo ci sia stato, ma pare proprio che la Loggia Massonica scozzese, alla quale appartenevano molti alti esponenti della politica italiana e straniera, abbia avuto un ruolo decisivo. La Marina Britannica, la più forte al mondo, avrebbe protetto lo sbarco dei garibaldini senza intervenire direttamente, una volta posto piede a terra Garibaldi se la sarebbe dovuta vedere da solo contro le truppe borboniche. Non esistono documenti al riguardo ma uno sguardo negli archivi massonici in Scozia potrebbe fugare ogni dubbio al riguardo. In seguito le Logge massoniche italiane passarono sotto la giurisdizione della Massoneria del Grande Oriente d’Italia con collegamenti con il Medio Oriente. Non è questa la sede per dibattere il problema che andrebbe esteso fino a Boston negli Usa, ove esiste un Museo della Massoneria di grande ampiezza. In ogni caso, sempre fedeli al principio che il fine giustifica i mezzi, non possiamo che rallegrarci della buona riuscita dell’Impresa dei Mille.

I trasporti a vapore, ferroviari e marittimi, subiscono un aumento vertiginoso; soprattutto le strade ferrate che i vari governi italiani post-unitari ampliano considerevolmente di anno in anno a discapito dei collegamenti marittimi. Rubattino e i suoi più agguerriti concorrenti risentono fortemente dei contraccolpi negativi sulle loro attività ma il geniale genovese anche questa volta ha un’intuizione risolutiva. Abbiamo parlato di Medio Oriente ed ecco che i piroscafi della Compagnia Rubattino si spingono dapprima fino in Egitto e, in seguito, fino a Bombay in India. Le opportunità per gli imprenditori italiani e stranieri diventano infinite.

Nel 1870 Roma diventa Capitale e i problemi si ampliano. Diventa molto difficile gestire una nazione così eterogenea come l’Italia e tutta l’economia italiana ne risente negativamente. A disputarsi le rotte del Mediterraneo rimangono la Compagnia Rubattino e Florio, che in un primo momento pare debbano fondersi ma poi l’accordo salta. L’ingegnoso Rubattino si adopera perché si aprano nuove rotte, non solo nel Mediterraneo, giungendo a toccare addirittura Singapore.

La fusione però è inevitabile: nel 1880 la Compagnia Rubattino viene trasformata da società in accomandita semplice in accomandita per azioni nonostante la forte opposizione del fondatore consapevole come le azioni, con mirate manovre speculative e di Borsa, possano passare di mano estromettendolo dalla proprietà. L’anno seguente le due Compagnie di Navigazione si fondono acquisendo ciascuna il 40% delle azioni ed il restante 20% nelle mani del Credito Mobiliare, che si ritrova ad essere il “mossiere” dell’intera operazione. Nasce la Navigazione Generale Italiana nella quale entreranno a far parte anche i piroscafi Piemonte e Lombardo.

Alla fine del XIX secolo appare a Sampierdarena un’azienda che segnerà la Storia dell’Italia post-risorgimentale: è l’Ansaldo, di cui Rubattino diviene socio assieme all’ingegnere Ansaldo e al banchiere Bombrini. L’ingegnoso genovese intuisce che navi da guerra e cannoni sono il futuro della politica italiana. Nel 1876 a seguito delle elezioni e del cambiamento politico italiano che aveva visto fino a quel momento prevalere la Destra, sarà la Sinistra storica a imporsi e Rubattino ne approfitterà per farsi eleggere deputato.

Nel 1879 (Re Umberto I è salito al trono solo da un anno) l’Italia si getta nel colonialismo e l’Eritrea è il primo obiettivo dato che il canale di Suez permette alle flottiglie di mezzo mondo di passare dal Mediterraneo all’oceano Indiano ed espandersi verso territori nuovi. Dopo un primo tentativo andato male, Rubattino, dietro la spinta del Governo Italiano, tenta di acquistare la baia di Assab sul Mar Rosso svolgendo per la seconda volta la funzione di prestanome, come avvenuto nel 1860 in occasione dell’Impresa dei Mille. L’operazione non riesce pienamente cosicchè le truppe italiane invadono Assab il giorno di Natale del 1879 scatenando le ire dei Paesi africani e arabi in perenne conflitto fra loro ma che vedono nell’Italia l’avversario contro cui coalizzarsi. Sarà l’inizio di un periodo che porterà dolori e lutti agli italiani negli anni a venire.

Un evento analogo si presentò nel 1881 allorquando Rubattino acquistò una ferrovia in Tunisia sempre in veste di prestanome per conto del Governo Italiano che pensava di avere una sorta di prelazione verso quella nazione nella quale vivevano molti italiani. La Francia reagì con una contromossa: firmò con la Tunisia il Trattato del Bardo che permise alla nazione africana di divenire una sorta di protettorato della Francia e che per la nostra diplomazia passerà alla storia come lo Schiaffo di Tunisi. Il tentativo di trasformare la Tunisia in protettorato italiano naufragò miseramente, la Francia invase il Paese con l’appoggio diplomatico della Germania in ottica anti-britannica e la Gran Bretagna si affrettò ad occupare l’Egitto per controbilanciare la forza francese. Per noi fu un sonoro ceffone.

Fu l’ultimo atto compiuto da Raffaele Rubattino in quel 1881 in cui venne ratificata in Parlamento anche la fusione fra le due società che divennero Navigazione Generale Italia in seguito trasformata in Compagnia Navigazione Italia. I Florio mantennero i loro uffici a Palermo e Rubattino a Genova mentre la sede centrale andò a Roma.

Alla fine del 1881 il grande imprenditore cessò di vivere. Raramente viene ricordato in quanto non fu un esponente politico, preferendo agire sempre dietro le quinte, arrivando a influenzare le scelte dei governi italiani coevi. Fu abile ma non spregiudicato come tanti altri imprenditori dei quali la Storia italiana è ricca specie nel periodo del secondo dopo-guerra. L’Unità d’Italia la dobbiamo anche a lui e alla sua tempra di genovese vecchio stampo. Fu amico di Giuseppe Garibaldi nato a Nizza con forti influenze genovesi, di Nino Bixio e Giuseppe Mazzini, tutti genovesi come lui.

* Scrittore



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