Notizie | 07 luglio 2021

Turismo internazionale, il bilancio della Banca d'Italia

Turismo internazionale, il bilancio della Banca d'Italia

Il settore turistico è stato duramente colpito dalla pandemia di Covid-19. Secondo l’indagine della Banca d’Italia sul turismo internazionale, nel 2020 la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia si è ridotta di circa tre quinti rispetto al 2019. E la contrazione della spesa dei viaggiatori italiani all’estero è stata sostanzialmente analoga. Ne è derivata, comunque, una forte riduzione dell’avanzo della bilancia dei pagamenti turistica, che ha interrotto la crescita in atto dall’inizio dello scorso decennio. Nel contesto di crollo globale dei flussi turistici (-64%), però, la quota di mercato dell’Italia sulle entrate mondiali da turismo internazionale è cresciuta dal 3,4 al 3,7%.

La pandemia ha avuto ricadute maggiori sui viaggi per vacanze rispetto ai viaggi d’affari, sulle vacanze in città d’arte rispetto alle vacanze balneari, sui pernottamenti in albergo rispetto alle altre strutture ricettive. È verosimile interpretare molti di questi fenomeni alla luce dell’esposizione al rischio di contagio e della conseguente preferenza per forme di distanziamento sociale. Infatti, nei primi quattro mesi del 2021 i flussi turistici internazionali in entrata e in uscita dall’Italia hanno continuato a mantenersi su livelli molto ridotti, risentendo delle condizioni epidemiologiche e delle restrizioni alla mobilità internazionale.

Secondo i dati di bilancia dei pagamenti dell’Italia, nel 2020 la flessione delle entrate per viaggi internazionali è stata del 60,9%, pari a 27 miliardi di euro in meno. Quanto alle spese degli italiani per viaggi all’estero sono diminuite di 17,5 miliardi, a 9,6 miliardi. Il saldo è rimasto perciò positivo (7,8 miliardi, dai 17,2 nel 2019) ma la sua incidenza sul Pil si è pressoché dimezzata. Comunque,

l'Italia ha consolidato la quinta posizione a livello globale. Il numero di visitatori pernottanti è diminuito del 61% in Italia, meno dei principali concorrenti (-72,9% a livello mondiale).

Quasi un quarto della contrazione della spesa mondiale per turismo internazionale nel 2020 è riconducibile ai viaggiatori provenienti dalla Cina e dagli Stati Uniti; questi ultimi sono stati superati dai turisti tedeschi, al secondo posto nella graduatoria della spesa per viaggi all’estero, ancora dominata dalla Cina.

La spesa complessiva dei viaggiatori stranieri in Italia nel 2020 è scesa a 17,3 miliardi di euro. Il calo delle entrate e degli afflussi turistici è stato maggiore per i viaggiatori provenienti dai Paesi esterni alla Ue, a causa delle più severe restrizioni all’ingresso e della maggiore distanza geografica: quest’ultima avrebbe scoraggiato o impedito l’utilizzo di mezzi propri, solitamente percepiti come più sicuri rispetto al rischio di contagio. Tra i Paesi europei, la preferenza per le destinazioni più vicine ha contribuito all’aumento della quota di turisti pernottanti provenienti dai Paesi limitrofi.

I viaggi per motivi personali, in particolare per vacanza, hanno registrato una flessione più ampia, tanto nelle entrate quanto nel numero di turisti, rispetto ai viaggi d’affari, esenti dalle restrizioni all’ingresso per molti Paesi di origine; così che i viaggiatori per motivi di lavoro sono arrivati a rappresentare quasi un quarto del totale, circa 7 punti percentuali in più rispetto al 2019.

Il calo è stato più intenso per i flussi turistici verso città d’arte e destinazioni culturali, mete scelte più frequentemente dai viaggiatori provenienti da Paesi lontani e che comportano visite a luoghi chiusi (musei, chiese) e l’utilizzo di mezzi pubblici; meno marcato per le vacanze in località balneari, sia perché maggiormente compatibili con il distanziamento sociale sia perché la stagione estiva ha pressoché coinciso con il temporaneo miglioramento dei contagi tra la prima e la seconda ondata pandemica in Italia.

A fronte del complessivo calo dei flussi, la quota di pernottamenti in albergo o in villaggio turistico è scesa al 30,9% nel 2020, da quasi il 50% nel 2019, a vantaggio di case in affitto e di altre strutture ricettive (come i camper) più adatte a preservare il distanziamento sociale. È cresciuta anche la quota di pernottamenti a casa di parenti o amici. Tra le categorie di spesa, pertanto, è diminuita l’incidenza dell’alloggio e delle “Altre spese”, dove confluiscono gli acquisti di biglietti per musei e spettacoli, in favore della quota riconducibile allo shopping.

La spesa e gli afflussi turistici hanno risentito della pandemia in modo disomogeneo tra le macro-regioni italiane; a essere colpito più duramente è stato il Centro, dove storicamente è maggiore il contributo delle vacanze di tipo culturale. È aumentata l’incidenza del Nord, favorito dalla prossimità ai principali bacini di provenienza dei turisti europei e dal peso dei viaggi per motivi di lavoro. La quota del Sud e delle isole è lievemente aumentata, al 15%.

Nel 2020 anche i viaggi degli italiani all’estero sono notevolmente diminuiti (-63,9% rispetto all’anno precedente), con una contrazione di circa due terzi della spesa: appunto da 27,1 a 9,6 miliardi di euro. Specularmente ai viaggiatori stranieri in Italia, la flessione della spesa degli italiani all’estero è stata più ampia nelle destinazioni extra europee. La Francia, con oltre un quinto dei pernottanti, è rimasta la meta preferita dai turisti italiani, favorita dalla vicinanza territoriale; la Spagna è stata invece superata dalla Germania. La riduzione della spesa per vacanze si è concentrata nelle mete specializzate in turismo balneare, quali Spagna e Grecia, verosimilmente sostituite almeno in parte con destinazioni nazionali.

Diversamente dai viaggiatori stranieri in Italia, le spese per vacanze di tipo balneare e per quelle di tipo culturale sono diminuite in misura quasi analoga. I pernottamenti in albergo e nei villaggi turistici hanno risentito maggiormente della pandemia rispetto ai soggiorni in case in affitto o altre soluzioni. È cresciuta a oltre un quarto la quota di turisti italiani che hanno alloggiato presso parenti o amici. L’incidenza della spesa per shopping è aumentata al 16% (da un livello storicamente basso del 12,7% nel 2019), a scapito di tutte le altre categorie, eccezione della spesa per alloggio, la cui quota è rimasta pressoché stabile, sostenuta dal forte aumento della durata media dei pernottamenti.

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