- 06 luglio 2021, 08:30

Com'è la pausa pranzo degli italiani

Com'è la pausa pranzo degli italiani

Pratica, gustosa, salutare: così è la pausa pranzo degli italiani, secondo la ricerca fatta da Nomisma per l’Osservatorio Buona pausa pranzo di Cirfood, una delle maggiori imprese in Italia che operano nella ristorazione collettiva e commerciale e nei servizi di welfare alle imprese. Dai dati emerge, fra l'altro, che 40 minuti è il tempo medio dedicato alla pausa pranzo e che c’è un forte gradimento per la ristorazione aziendale. L’indagine si è basata su un campione di 1.200 interviste a studenti e lavoratore tra i 18 e i 55 anni, che trascorrono la pausa pranzo fuori casa almeno due o tre volte a settimana.

Uno dei fattori che determinano maggiormente la pausa pranzo degli studenti e dei lavoratori in Italia è il tempo: generalmente non dura più di 40 minuti. Il 49% dei lavoratori e il 52% degli studenti intervistati, infatti, dichiara di dedicare alla pausa pranzo tra i 30 e i 40 minuti, ma non manca chi sostiene di avere ancora meno tempo a disposizione: il 21% dei lavoratori e il 19% degli studenti dice di riservare a questo momento della giornata meno di 20 minuti.
Una buona fetta di lavoratori (43%) mangia in ufficio almeno due o tre volte a settimana, contro un’altra consistente percentuale (45%) che riesce a tornare a casa, mentre il 35% va nel ristorante aziendale. Anche la maggior parte degli studenti afferma di pranzare soprattutto a casa (75%), ma non sono pochi coloro che si fermano all’università due o tre volte a settimana (70%).

Praticità, gusto e tempo a disposizione: così gli italiani scelgono dove mangiare in pausa pranzo.

Per quanto riguarda il luogo, è la vicinanza che rappresenta il principale driver di scelta, seguita da altri aspetti come il gusto dei piatti proposti e il tempo che si ha a disposizione. Invece, a differenza di quanto si potrebbe pensare, la presenza di formule economicamente vantaggiose non è determinante; è certamente tenuta in considerazione, in particolare dagli studenti (12%) più che dai lavoratori (8%), ma non figura tra le discriminanti maggiori.

Se non c’è la possibilità di usufruire di un ristorante aziendale o universitario, prevalgono coloro che si portano un pasto preparato a casa (78% degli studenti e 65% dei lavoratori), anche se non manca chi si orienta verso piatti già pronti o solo da scaldare, come zuppe, insalate e panini (53% degli studenti e 52% dei lavoratori). C’è inoltre la tendenza, in particolare tra i lavoratori, di ordinare pasti online da ritirare con servizio take away.
Per quanto riguarda lo stile alimentare seguito, in genere dominano le opzioni salutari e leggere, soprattutto appartenenti alla cucina tradizionale italiana. Nello specifico, è emerso che, negli ultimi sei mesi, il 32% degli studenti ha preferito alimenti di tipo naturale e biologico, il 31% pietanze con un ridotto contenuto di grassi, mentre il 23% portate con alto contenuto proteico. Salutismo e benessere si riscontrano anche nelle scelte dei lavoratori: il 38% si è orientato verso piatti light, il 34% verso menù naturali o biologici e il 23% verso alternative ipocaloriche.

E se la cucina italiana resta la più richiesta da oltre il 90% degli intervistati di entrambe le categorie, seguita da quella tipica regionale, si fanno spazio anche preparazioni originarie di altri Paesi. Nello specifico, in cima alla lista, troviamo la cucina giapponese e cinese, seguite da quella greca e latina.

L’indagine si è poi concentrata sul tema della ristorazione aziendale, con l’obiettivo di capire se le proposte a oggi disponibili siano coerenti con i desideri di chi ne usufruisce. I risultati sono piuttosto favorevoli: il 67% degli intervistati ha dichiarato di essere soddisfatto della ristorazione aziendale. Riscontri positivi anche per quanto riguarda singoli aspetti del servizio: in particolare, è stato rilevato che tra i fattori più apprezzati ci sono il gusto dei piatti proposti (70%), la rotazione e la varietà del menù (64%). A incidere maggiormente sull’apprezzamento di chi beneficia di questa offerta, c’è la professionalità e la gentilezza del personale (76%), un elemento che rende il servizio più simile a quello di un ristorante, rispetto a quello di una mensa.

Qual è, invece, il rapporto degli italiani con i “nuovi” cibi, ovvero quelli più lontani dalla nostra tradizione? Sia per il consumo in casa che fuori casa, si sta diffondendo l’utilizzo di spezie come curcuma, curry e cumino. Apertura che si può riscontrare anche in relazione ad altri ingredienti come lo zenzero, l’avocado, il cous cous e la quinoa. Meno comune l’impiego dei cosiddetti “superfood”, soprattutto per una scarsa conoscenza di questi prodotti e dei loro potenziali benefici da parte dei consumatori. Fra questi, i più gettonati sono il mirtillo rosso, i semi di chia e le bacche di goji.

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