| 06 luglio 2021

Augusto Abegg e il Cotonificio Valle Susa

Augusto Abegg

Augusto Abegg

di Francesco Amadelli*

Parafrasando Manzoni potremmo dire “Abegg, chi era costui?”.

Augusto Abegg, figlio di Carlo, nacque a Zurigo nel 1861, in una famiglia di facoltosi banchieri e industriali tessili. Dopo gli studi a Zurigo e Ginevra, si trasferì, appena diciottenne, a Torino forse influenzato dal suo connazionale Napoleone Leumann, anch’egli industriale tessile ricordato ancor oggi per il villaggio e il cotonificio edificati a pochi Km dalla città subalpina.

Torino non è più capitale d’Italia, ciò non toglie che l’occhio acuto del padre gli faccia comprendere come il Piemonte, così vicino alla Svizzera, abbia tutte le caratteristiche ideali per impiantarvi un’attività tessile con costi decisamente favorevoli grazie all’abbondanza di manodopera creatasi subito dopo il trasferimento del potere politico della nuova nazione prima a Firenze e poi a Roma. Inoltre, la regione è ricca d’acqua, all’epoca strumento indispensabile per generare energia necessaria a far girare le macchine. Biella è un esempio chiaro della capacità di sfruttamento di quel carburante pulito e a buon mercato che è l’acqua.

Nel 1880, assieme al socio svizzero Emilio Wild, fonda a Borgone di Susa la prima sede del cotonificio seguito subito dopo da un altro a Bussoleno e a Torino. Nel 1889 sposa la connazionale Anna Ruegg: i piemontesi lavorano bene e sono fidati ma, avrà pensato, meglio che tutto rimanga in mani svizzere.

Sarà il 1906 l’anno chiave della sua vita. Con l’appoggio di Giovanni Agnelli e altri soci fonda la Lega Industriale, embrione della futura Unione Industriale. Sempre nel 1906 fonda la società Cotonificio Valle di Susa, di cui diverrà proprietario nel 1913 allorchè il socio Wild gli cederà il proprio pacchetto azionario. Il nuovo socio sarà il fratello Carlo, già da tempo impegnato a seguire le vicende di un’altra azienda in Russia.

Gli affari vanno bene e andranno ancora meglio con lo scoppio della prima guerra mondiale, spingendo i due fratelli a creare altri cotonifici a Pianezza, Susa e Perosa Argentina. Presto diverrà membro della SIP (Società Idroelettrica Piemontese) della Snia-Viscosa (emanazione della primigenia Snia Società Navigazione Italia Argentina) e altre aziende e banche.

Purtroppo Augusto Abegg morì improvvisamente nel 1924, devolvendo la somma di 10 milioni di lire per la costruzione del padiglione all’Ospedale Molinette di Torino che porta il suo nome.

E’ a questo punto che si apre un capitolo nuovo, in seguito drammatico, sulla sorte del Cotonificio Valle di Susa.

Il fratello Carlo prosegue l’attività lasciatagli da Augusto cercando di seguire nella maniera migliore i vari stabilimenti posizionati attorno a Torino. Se i cavalli vapore e la cilindrata di una vettura ne determinano la potenza, così in un filatoio sono i fusi a indicarne la capacità produttiva e le aziende di Carlo Abegg arrivano a possederne circa 300.000, un vero record!

L’attività prosegue stancamente fino alla fine della seconda Guerra Mondiale allorchè gli eredi decidono di cedere l’azienda, dato che Carlo Abegg muore nel 1943. Nel 1947 gli eredi, incapaci di gestire l’azienda, decidono di venderla a un imprenditore di Legnano, già noto nel settore delle filature: Giulio Riva. Rimasto vedovo nel 1955 anch’egli scompare nel 1959 lasciando le aziende nelle mani del figlio Felice detto Felicino o il Biondino.

Felice si diploma ragioniere in una scuola prestigiosa di Milano e nel 1960 diventa direttore generale delle attività paterne; nel 1961 viene nominato (non poteva essere diversamente) amministratore delegato del Cotonificio Vallesusa. E’ l’inizio di quel periodo felice e contrastato insieme chiamato “miracolo economico” nel quale scoppiano le prime vertenze sindacali. Felice si trova a fronteggiare uno zoccolo duro di 8.000 dipendenti, composto in maggioranza di donne, al quale si associano i sindacati. Il contrasto è forte e Felice non cede. Ci vorranno quasi sei mesi perché si arrivi ad un accordo. Felice è giovane, a 25 anni si ritrova in mano una fortuna ma si dimostra incapace e poco oculato lanciandosi in investimenti azzardati che porteranno l’azienda nel 1969 sull’orlo del fallimento.

Nel 1963 si toglie la soddisfazione di divenire residente del Milan e lo resterà fino al 1965. E’ una squadra epica nella quale giocano fra gli altri Trapattoni, Gianni Rivera, Altafini e Cesare Maldini. Cresce la sua fama nel football e nella “bella vita” fatta di divertimento e donne a scapito delle aziende.

Nel 1965, causa un buco di quasi 50 miliardi di lire (cifra astronomica!) oltre a operazioni finanziarie sbagliate che lo porteranno a falsificare i bilanci, viene arrestato e condotto in carcere ove rimarrà 20 giorni. Sarà scarcerato per un vizio di forma. Inizia un balletto fra l’azienda e le maestranze che con il tempo è destinato ad aggravarsi fino a lasciare sul lastrico diecine di migliaia di dipendenti. E’ un caso eclatante, non sarà il primo e neppure l’ultimo dell’Italia repubblicana. Sulla sua coscienza pesa anche il suicidio di un suo manager deciso a togliersi la vita pur di non firmare le lettere di licenziamento.

Felice Riva ha la polizia alle calcagna e fugge dapprima in vari Paesi europei, quindi si rifugia in Libano, considerato all’epoca un paradiso fiscale denominato “Svizzera del Medio-Oriente”. La permanenza laggiù dura fino al 1982, allorchè la guerra fra arabi e israeliani e nella quale quel piccolo Paese si trova coinvolto non lo costringe a ritornare in Italia, a Forte dei Marmi per l’esattezza. Continua la “bella vita” accanto a un’altra donna che gli darà una figlia, dopo aver lasciato la moglie. Non si farà mancare nulla nella sua vita anzi approfitterà della cittadinanza libanese, ottenuta possiamo immaginare in quale maniera, per schivare i molti tentativi di processo portati avanti dalla Giustizia italiana. Sarà solo dopo 26 anni che la vertenza si chiuderà con il versamento di 12 miliardi di lire ai creditori privilegiati risarciti all’80%. Muore a Forte dei Marmi a 82 anni nel 2017. Verranno accertate collusioni e complicità con il potere politico dell’epoca ma non verrà mai scoperta l’eminenza grigia che consigliò Felice Riva a intraprendere quella losca attività permettendogli di sopravvivere ad ogni cataclisma.

Quell’attività iniziata e portata avanti da una persona onesta e corretta come Abegg non poteva finire nel modo peggiore eppure di Augusto Abegg non si ha più memoria. Abegg? Chi era costui?

* Scrittore



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