- 28 giugno 2021, 10:00

Quando Carlo Pesenti comprò la Lancia

La Lancia Aurelia B24 America

La Lancia Aurelia B24 America

di Francesco Amadelli*

E’ il giugno del 1956 quando Carlo Pesenti, titolare della Italcementi, acquisisce la prestigiosa fabbrica di vetture Lancia. Laureatosi nel 1932 in Ingegneria meccanica al Politecnico di Milano e grande appassionato di automobili compie il sogno della sua vita.

Carlo Pesenti nasce ad Alzano Lombardo (BG) da una facoltosa famiglia di industriali legati alla Curia bergamasca e titolare di una società cementifera che, dopo varie trasformazioni avvenute subito dopo l’Unità d’Italia, arriva a chiamarsi Italcementi. L’attività nel campo del cemento viene favorita dalla scoperta, in provincia di Bergamo, di terreni adatti alla produzione di marne sfruttabili per l’ottenimento di quel prodotto che porterà la famiglia a essere fra le più ricche del Nord Italia.

L’Italia post-risorgimentale comincia a risvegliarsi, si aprono opportunità nuove per tutte le industrie soprattutto edili. Il boccone è ghiotto e la famiglia si getta nell’impresa. L’avvento del fascismo e le commesse per l’Africa Orientale Italiana aumentano vertiginosamente, il legame col nuovo regime si fa più stretto. Nel 1925 la primigenia società Fratelli Pesenti viene quotata alla Borsa Valori di Milano, nel 1927 muta definitivamente la ragione sociale  in Italcementi.

Il rampollo di cotanta famiglia, Carlo Pesenti, cresce studiando al Reale Collegio Carlo Alberto di Moncalieri e si laurea al Politecnico di Milano. Naturale che l’ingresso in azienda non sia stato un problema divenendo in breve tempo dirigente senza incarichi operativi. Nasce anche tutta un’aneddotica relativa a un vero o presunto antifascismo per essersi rifiutato di licenziare un proprio dipendente accusato di freddezza politica nei confronti del regime e per altre posizioni di contrasto alla politica vigente al momento.

Non sappiamo quanto ci sia di vero in questo opportunistico antifascismo che tornerà utile nel dopoguerra e lo legherà maggiormente alle posizioni democristiane di Andreotti e Emilio Colombo. E’ normale che la caduta di qualsiasi regime comporti l’automatico allontanamento da quella politica caduta in disgrazia, Pesenti non fa accezione.

Nel 1946 Carlo Pesenti diveta titolare della Italcementi lasciatagli dallo zio Antonio, già direttore del Banco di Roma legato al Vaticano. I legami con la Democrazia Cristiana si fanno sempre più stretti.

Il momento è favorevole alla Italcementi dato che l’Italia è tutta da ricostruire; inoltre, approfittando della forte inflazione post bellica, i prestiti bancari godono di una svalutazione vantaggiosa per i contraenti e la Italcementi se ne giova pienamente. La Italmobiliare, cassaforte di famiglia controllante la Italcementi, grazie ad una di quelle alchimie ragionieristiche tanto care ai finanzieri, si trasforma in controllata. Carlo Pesenti, capo indiscusso dell’azienda, aumenta il proprio potere nel campo cementiero. La liquidità non gli manca, comincia ad allargare il perimetro delle partecipazioni acquistando la RAS (Riunione Adriatica di Sicurtà) una grossa fetta delle acciaierie Falck, la Franco Tosi Meccanica, il Giornale di Bergamo (il giornale La Notte diretto da Nino Nutrizio è già di sua proprietà dal 1952). Gli manca ancora un tassello, il più importante: le banche, strumento indispensabile per ottenere sempre maggiore liquidità e prestigio.

A metà degli anni cinquanta corre voce che Gianni Lancia abbia intenzione di vendere la fabbrica fondata dal padre Vincenzo, causa i forti debiti contratti nella progettazione e produzione di automobili nonché la cattiva capacità commerciale di quell’azienda tanto famosa in Italia e all’estero ma priva di una rete di vendita all’altezza della fama. Una situazione uguale e contraria a quella della Fiat.

Nel giugno del 1956 la compravendita viene portata a termine per la cifra di 10 miliardi di lire, ripagata in parte dal debito accumulato dalla Lancia nei confronti di Italcementi per la costruzione del grattacielo posto in zona San Paolo a Torino.

Pesenti si è premurato sempre che la Lancia rimanesse scorporata dalla Italcementi, analogamente a quanto compiuto dalla Fiat con la Ferrari.

Una delle prime visite la compie appunto in Fiat al Professor Vittorio Valletta con il quale giunge a stipulare solo verbalmente un gentlemen agreement (un accordo fra gentiluomini) con il quale si impegnavano reciprocamente a non invadere il campo di azione dell’altro; in altre parole la Lancia si impegnava a non produrre vetture di bassa cilindrata e la Fiat a non produrle di cilindrata superiore a 1100 cc. Pesenti rinfrancato da tale patto di non belligeranza pochi anni dopo fa costruire lo stabilimento di Chivasso. Un’operazione quanto mai costosa che gli ha permesso di recriminare in seguito nei confronti del Professore perchè presto la Fiat cominciò la produzione della 1300, della 1500, della 1800 e via dicendo. Negli affari i gentlemen sono difficili da trovare. 

Occorre dire a onore di Pesenti che la qualità delle vetture, anche dopo la vendita, non subì affatto una caduta; anzi le auto che sono uscite dal suo stabilimento hanno arggiunto livelli qualitativi di estremo valore: ricordiamo a titolo di esempio la Flaminia.

Non furono soltanto gli scossoni dell’economia italiana a determinare l’inizio di una crisi aziendale che si sarebbe potuta risolvere abbastanza facilmente se non fossero intervenuti contrasti all’interno del vertice di comando. L’ingegner Fessia, capo della progettazione riuscì a imporre alcune norme che ponevano la qualità tecnica dei modelli in produzione in posizione avanzata rispetto a quanto proposto dall’amministratore delegato, Aldo Panigadi prima e Eraldo Fidanza poi, mirate a un notevole risparmio nei costi produttivi. In particolare Fessia bocciò totalmente la proposta di creare un gruppo di controllo sulla qualità delle vetture ritenendolo superfluo e controproducente.

L’azienda parve riprendersi nonostante nel 1964, quando, nonostante la prima crisi economica italiana, furono piazzati sul mercato due veri e indiscussi capolavori: Flavia e Fulvia. Ma una debole commessa di 500 veicoli industriali da parte della Nato da produrre nello Stabilimento di Bolzano e portata avanti con indecisione da entrambi i contraenti (non si escludono interferenze francesi sul mancato accordo) assestarono un brutto colpo alla Lancia.

Il colpo di grazia che indusse Pesenti a uscire da quella bella avventura fu la caduta del regime del presidente Sukarno in Indonesia. Poco tempo prima il governo indonesiano aveva sottoscritto con Pesenti un contratto per 5.000 veicoli (3.000 camion e 2.000 vetture): naturalmente tutto decadde con ingenti perdite da parte della Casa torinese.

Nel 1959 viene a mancare l’onorevole Guglielmone, che controllava ben 8 istituti di credito, fra i quali la banca Balbis e Guglielmone, legati all’indiscusso potere politico della Democrazia Cristiana, la cui longa manu fino a quel momento aveva sorretto le sorti della nazione. Essi costituivano un vero tesoretto a uso del partito politico. A un più approfondito controllo della Banca d’Italia risultò che gli istituti in questione mostravano ammanchi di cassa e una gestione alquanto dubbia. Pesenti chiese che gli venisse erogato un prestito (pare di 20 miliardi di lire) con la facoltà di riunire la liquidità delle banche e il prestito in questione in un istituto di nuova concezione: l’IBI (Istituto Bancario Italiano) onde poter far fronte alla crisi che stava battendo alle porte delle sue attività, Lancia compresa.

A distanza di molti anni siamo in grado di stabilire come Pesenti si sentisse il salvatore della Democrazia Cristiana da scandali che ne avrebbero distrutto la credibilità in campo politico in considerazione delle continue chiamate elettorali alle quali gli italiani si sono ormai abituati dal 1946 a oggi. Fu pura illusione dato che la Democrazia Cristiana provava lo stesso sentimento nei confronti di Pesenti. Insomma a tutt’oggi è difficile stabilire a chi dovesse andare la gratitudine dell’altro: salomonicamente potremmo dire che una mano lavò l’altra e tutte due si lavarono.

La Democrazia Cristiana non appena avvertì i sussulti del terremoto politico di cui abbiamo parlato e le possibili ricadute giudiziarie delle quali si vociferava pensò bene di prendere le distanze da Pesenti. Il cementiere più grande d’Europa scoprì che le sue fondamenta poggiavano più sulla sabbia che sul cemento. Se i gentlemen agreement sono rari fra gli industriali fra i politici sono pressoché inesistenti. E’ a questo punto che appare sulla scena un cinquantenne avvocato di nome Michele Sindona. Sarà l’inizio della fine.

* Seconda puntata



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