Sfumature | 26 giugno 2021

Quella piaga dei sindacati fantasma

Quella piaga dei sindacati fantasma

Su 935 Contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl) vigenti e depositati al Cnel entro il 31 dicembre scorso, 351 sono stati firmati da associazioni datoriali e organizzazioni sindacali non riconosciute dallo stesso Consiglio Nazionale: praticamente 4 su 10, precisamente il 37,5%. A scriverlo è l’Ufficio studi della Cgia. “Non è il “far west”, ma poco ci manca. Intendiamoci – sostiene la Cgia -nessuno mette in discussione la libertà sindacale che, in un Paese democratico, va sempre garantita. Tuttavia, non è un mistero che spesso sigle sindacali “fantasma” che non rappresentano nessuno, o quasi, sottoscrivono dei contratti di lavoro a livello nazionale che molti definiscono, correttamente, “pirata”. Sono accordi che spesso abbattono i diritti più elementari, indeboliscono la legalità, favoriscono la precarietà, minacciano la sicurezza nei luoghi di lavoro, comprimendo paurosamente i livelli salariali. Accordi fortemente al ribasso, che creano concorrenza sleale delegittimando quelle organizzazioni che, invece, hanno una rappresentanza sindacale presente su tutto il territorio nazionale, fatta di storia, di cultura del lavoro e del fare impresa, di iscritti, di sedi in cui operano migliaia e migliaia di dipendenti che erogano servizi a milioni di imprese e milioni di lavoratori dipendenti”.

In un momento in cui il mondo del lavoro sta vivendo delle tensioni sociali profondissime, secondo la Cgia è giunto il momento di rivedere il sistema della rappresentanza, consentendo alle organizzazioni datoriali e sindacali che sono riconosciute dal Cnel la titolarità di sottoscrivere accordi-contratti di lavoro a livello nazionale e locale, mentre a tutte le altre sigle che firmano un nuovo Ccnl, lo stesso dovrebbe essere “asseverato” da un’istituzione pubblica terza che, ad esempio, potrebbe essere proprio il Cnel . Senza questa “bollinatura”, il contratto non potrebbe essere applicato, fino al momento in cui le parti non apportano i correttivi richiesti.

In alternativa, con una legge parlamentare si potrebbero stabilire i requisiti dimensionali minimi che le organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori e delle imprese devono possedere per potersi definire tali, potendo così sottoscrivere su base nazionale un contratto collettivo di lavoro. Una soluzione, quest’ultima, più facile a dirsi che a farsi, visto che le parti sociali ne parlano da almeno 40 anni, ma risultati concreti ancora non se ne sono visti.

Salvo cambiamenti dell’ultimo minuto, lo sblocco dei licenziamenti per le grandi imprese scatta dal prossimo 1° luglio. E’ molto difficile preventivare cosa succederà. L’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) ha stimato che lo sblocco dei licenziamenti che prenderà avvio nei prossimi giorni porterà alla perdita 70mila posti di lavoro. Secondo il presidente UPB, Giuseppe Pisauro, questi saranno concentrati prevalentemente nell’industria e "saranno plausibilmente scaglionati nel tempo, man mano che si concretizzano le opportunità di turnover e di ricomposizione degli organici…”. Nel complesso, comunque, nonostante il blocco dei licenziamenti la diminuzione dell’occupazione è stata molto importante. Secondo l’Istat, infatti, tra il primo trimestre 2020 e lo stesso periodo di quest’anno il numero degli occupati è diminuito di 889 mila unità (-3,9%): il crollo ha coinvolto i dipendenti (-576 mila, -3,2%), soprattutto se a termine e gli indipendenti (-313 mila, -6%). Dei 2 milioni e 643mila disoccupati attualmente nel Paese, un milione 364mila è senza lavoro da più di un anno.

I contratti “anomali” proliferano nell’edilizia e nei servizi. Tra l'altro, l’attività nei cantieri è la più a rischio per numero di infortuni e decessi nei luoghi di lavoro. Altrettanto “anomala” è la situazione che si registra nel commercio/artigianato/turismo. Su 257 Ccnl vigenti, 121 (pari al 47,1%) sono stati firmati da sigle “fittizie”. Tra le imprese di pulizia e le multiservizi, dei 50 contratti vigenti 23 (pari al 46%) sono stati sottoscritti da sigle pressocché “sconosciute”.


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