- 25 giugno 2021, 11:37

La mitica Aurelia e la Lancia prima di Pesenti

La Lancia Aurelia

La Lancia Aurelia

di Francesco Amadelli*

La guerra è ancora in corso allorché Gianni Lancia, figlio di Vincenzo, mette mano a un progetto definito A10 piuttosto rivoluzionario perché presenta un motore a 8 cilindri di 2.000 cc e 3 posti anteriori con guida centrale nella versione coupé. Piovono ancora bombe sugli stabilimenti ma già si pensa alla ricostruzione.

Il prototipo risulta essere troppo costoso sicché viene accantonato. L’intenzione dei progettisti Jano e De Virgilio, rientrati a Torino dopo un periodo trascorso a Padova, ritenuta più sicura, è di creare l’erede della famosa Aprilia. Si decide che il motore dovrà essere di 1.569 cc per il giusto rapporto peso potenza e i 6 cilindri (non più 8) saranno a V per un maggior bilanciamento dei pesi. Il motore definitivo sarà a V di 60° con cilindrata di 1.755 cc. Sta per nascere la Lancia B10 non ancora battezzata Aurelia.

Si comincia a pensare a un modello totalmente nuovo che non abbia punti di contatto con l’Aprilia ritenuta obsoleta e nel 1949 ecco che prende forma una berlina ampia, lunga, a 6 posti, signorile. Altra novità consiste nel posizionamento del gruppo moto-propulsore cioè frizione, cambio e differenziale in unico blocco al retrotreno con i freni a lato del differenziale. La ripartizione dei pesi adesso appare perfetta. Per la carrozzeria lunga 442 cm e larga 156 cm. si fa ricorso a un progetto di Pinifarina, ideato in un primo tempo per l’Aprilia ma portato avanti dalla Lancia. Velocità dichiarata 135 km/h, più che sufficiente per le strade dell’epoca.

Occorre trovare un nome che non richiami il passato regime ma sia imperioso, classico e tradizionale. Si pesca così il nome Aurelia, dando inizio a una serie di appellativi che riportano all’antica gloria di Roma (seguiranno Appia, Flaminia, Flavia, Fulvia). Il fascismo è caduto ma nei nomi ha lasciato ancora un segno.

Al Salone dell’Auto di Torino del 1950 viene presentata la nuova berlina con le caratteristiche definitive cioè 1.800 cc di cilindrata, 6 cilindri a V di 60°, cambio al volante tanto di moda al tempo. E’ l’Aurelia B10.

Il 1950 è un anno decisivo per le scelte che le tre grandi marche italiane Lancia, Fiat e Alfa Romeo si accingono a mettere in pratica. La Lancia con l’Aurelia, la Fiat con la 1400 e l’Alfa Romeo con la 1900. I costruttori cominciano a intuire che l’Italia sta cambiando, non è ancora il miracolo economico degli anni 60, ma cominciano ad arrivare effluvi di benessere per tutti.

L’anno seguente si decide di aumentare la cilindrata portandola a 2.000 cc sia sulla berlina che sul nuovo Coupé B20 GT. Ne verranno costruite ben sei serie. I cavalli sotto il cofano cominciano a scalpitare.

Gianni Lancia non si ferma perché ha percepito che alla clientela la vettura piace grazie a una carrozzeria rotondeggiante e una meccanica di prim’ordine (non sarebbe una Lancia). Così nel 1952 esce il coupé B20 nella versione seconda serie leggermente modificato nella carrozzeria, una nuova Limousine a sei posti B15 e una nuova berlina B22.

Ormai negli stabilimenti Lancia c’è un fermento inarrestabile. Nel 1953 viene innalzata ulteriormente la cilindrata nel coupé B20 arrivando a 2.500 cc. La versione B12 sostituisce le berline prodotte fino a quel momento mentre il coupé B20GT viene nuovamente ritoccato nell’aspetto esteriore.

E’ nel 1954 che salta fuori con un tocco di genialità assoluta: la Spider B24 carrozzata Pininfarina con capote in tela e convertible con hard-top, la meccanica rimane quella del coupé B20GT. Ancora oggi si rimane a bocca aperta nell’ammirarla, se ne venderanno più in America che in Italia perciò verrà denominata “America”, alla fine dell’anno al debutto al Salone di Bruxelles.

La genialità di Lancia e dei suoi progettisti viene riconosciuta in tutto il mondo ma esiste un’altra faccia della medaglia che procura amarezza. I continui restyling dell’Aurelia nelle varie versioni hanno costi enormi e le vendite sono frenate dal prezzo piuttosto elevato.

Sta per nascere una nuova epoca nella storia di quella prestigiosa marca. I debiti pesano e i relativi interessi non lasciano scampo. L’Aurelia rimarrà in produzione fino al 1958, gli ultimi esemplari verranno venduti ancora l’anno seguente. Un industriale lombardo molto attivo nel campo del cemento sta per gettarsi sulla preda. Si chiama Carlo Pesenti, si è diplomato al Reale Collegio Carlo Alberto di Moncalieri e laureato al Politecnico di Milano e ama immensamente le automobili, specie se di fine meccanica come le Lancia. Su di lui sono stati versati fiumi di inchiostro benché sia stato sempre molto riservato.

La Fiat nel 1956 rimane saldamente nelle mani di Vittorio Valletta che assiste alla vendita, stando alla finestra mentre l’avvocato Gianni Agnelli si diverte in Costa Azzurra. La bufera sta per scatenarsi, ma Valletta non prenderà neppure una goccia di pioggia, lo rammentino tutti i denigratori del Professore. La sua politica estremamente accorta permise alla Fiat di giungere sana e salva fino alla sua morte nel 1967. Dopo sarà la bufera anche per la Fiat. Di Valletta ce ne fu uno e uno soltanto.

E’ nel giugno del 1956 che la Lancia subisce una trasformazione radicale perché cambia proprietario. E’ l’inizio di una nuova avventura.

(fine della prima parte)

* Scrittore

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