Notizie | 24 giugno 2021

Il rapporto di Bankitalia sull'economia valdostana

Il rapporto di Bankitalia sull'economia valdostana

Le misure di contenimento della pandemia hanno inciso fortemente sull'attività economica della Valle d'Aosta. In base alle stime di Prometeia, nel 2020 il prodotto interno lordo locale sarebbe sceso di oltre il 9%, in misura lievemente superiore alla media italiana. Lo si legge nel rapporto annuale della Banca d'Italia intitolato “L'economia della Valle d'Aosta.

“La crisi pandemica ha colpito tutti i settori produttivi – scrive la Banca d'Italia - ma con intensità molto diverse. Il drastico ridimensionamento del turismo, che rappresenta una quota molto rilevante dell'economia valdostana e la marcata riduzione dei consumi delle famiglie hanno determinato un forte calo dell'attività nei servizi privati non finanziari, soprattutto nel comparto della ristorazione e alberghi e nel commercio. Nell'industria la flessione, sebbene più contenuta, è stata comunque intensa: vi ha contribuito, oltre alla sospensione delle attività non essenziali in marzo e aprile, la diminuzione delle esportazioni. Nelle costruzioni, dove la produzione ha ripreso a crescere dalla fine del lockdown primaverile, la congiuntura è stata migliore nel comparto delle opere pubbliche”. “La crisi pandemica ha determinato anche una significativa riduzione degli investimenti scrive ancora la Banca d'Italia – E la marcata contrazione dei ricavi si è riflessa nel calo dei flussi di cassa e della redditività. Il maggiore fabbisogno di liquidità che ne è derivato è stato in larga parte soddisfatto dall'espansione del credito e dal dispiegarsi degli effetti delle misure pubbliche di sostegno alle imprese. I finanziamenti bancari sono tornati ad aumentare, grazie a quelli erogati alle aziende di piccole dimensioni”.

Le condizioni del mercato del lavoro si sono fortemente deteriorate. La riduzione del numero degli occupati è stata comunque notevolmente inferiore a quella delle ore lavorate, grazie all'eccezionale ricorso agli ammortizzatori sociali, al blocco dei licenziamenti per motivi economici e alle misure di sostegno alle imprese. Come nel resto del Paese, il calo dell'occupazione si è concentrato tra i lavoratori dipendenti a termine e tra quelli autonomi. La partecipazione al mercato del lavoro si è notevolmente ridotta, più marcatamente per le donne. È tornata ad aumentare la quota di giovani che non studiano e non lavorano. Il ricorso allo smart working è stato diffuso, soprattutto nel settore pubblico, ma nel complesso è risultato contenuto rispetto alla media italiana.
La crisi pandemica si è riflessa sui redditi delle famiglie, che sono diminuiti in misura significativa. La contrazione, più contenuta di quella del Pil, è stata attenuata dalle misure disposte dal Governo a supporto delle famiglie. La riduzione delle disponibilità economiche delle famiglie, le misure di contenimento della pandemia, i timori di contagio e l'accresciuta incertezza hanno contribuito al forte calo dei consumi. La flessione è stata superiore a quella dei redditi; ne è derivato un aumento del risparmio, che si è riflesso in un ampliamento della liquidità complessivamente detenuta dalle famiglie sotto forma di depositi.

Con l'emergenza sanitaria la dinamica dei prestiti alle famiglie si è bruscamente indebolita sia nella componente dei mutui, che ha comunque continuato a espandersi, sia in quella del credito al consumo, che si è invece contratta. L'incidenza del debito delle famiglie rispetto al reddito è aumentata, per il calo di quest'ultimo, ma rimane comunque su livelli molto più bassi della media nazionale.

I prestiti bancari al settore privato non finanziario sono tornati a crescere, sospinti soprattutto dai finanziamenti alle aziende. Nonostante la contrazione dell'attività economica, il flusso di nuovi crediti deteriorati si è ridotto nel 2020, beneficiando delle misure di sostegno ai redditi delle famiglie e all'attività d'impresa, delle moratorie e delle garanzie pubbliche. Nel primo trimestre dell'anno in corso tuttavia la qualità del credito è leggermente peggiorata.

Per fronteggiare l'emergenza pandemica nel 2020 sono aumentate le spese della sanità, in particolare quelle per l'ampliamento del personale, avvenuto prevalentemente mediante assunzioni con contratti a termine o altre forme di lavoro flessibile. La spesa per investimenti degli enti locali è ulteriormente cresciuta: all'accumulazione di capitale pubblico contribuiscono anche le partecipate delle Amministrazioni locali, con un valore degli investimenti pari a quasi sei volte quello della media italiana in termini pro capite. È continuata la tendenza flettente del debito.



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