| 24 giugno 2021

Quell'America del 1927, spartiacque storico

Quell'America del 1927, spartiacque storico

di Francesco Amadelli*

Esiste uno scrittore-giornalista-divulgatore che ritengo sia il miglior rappresentante di quel genere di giornalismo non scandalistico (vera rarità!) in grado di catturare l’attenzione del lettore come nessun altro con la semplice esposizione di fatti, avvenimenti e personaggi, spesso sconosciuti, saliti agli onori della cronaca negli Stati Uniti in anni troppo facilmente dimenticati: si chiama Bill Bryson.

Molti suoi libri sono stati tradotti in italiano, peccato che la sua migliore opera non abbia avuto questa fortuna privando i lettori italiani (non conoscitori della lingua inglese) del privilegio di ripercorrere un pezzo importantissimo della Storia americana. Sì, perché in un volume di oltre 600 pagine – One summer America 1927 - è condensata la vita di quella giovane nazione nell’anno di grazia 1927, che Bryson considera la linea di demarcazione fra un prima e un dopo che condizionerà il Mondo intero per gli anni successivi fino a nostri giorni e continuerà a farlo per ancora molto tempo.

Perché il 1927? Bryson ripercorre, con l’aiuto di diverse foto, gli avvenimenti degli Stati Uniti in forte ascesa economica, una cavalcata attraverso invenzioni, pensieri, atteggiamenti di personaggi grandi e piccoli che hanno plasmato l’american way of life. La loro descrizione è così umana, travolgente, pulsante attraverso la sua scrittura che ci pare di rivederli, toccarli, udirli. E’ un’America diffusamente, tragicamente illusa di potersi arricchire all’infinito grazie all’ingegno e la capacità dei suoi cittadini; è l’America del proibizionismo, prima droga di quella popolazione già drogata da un ingannevole sogno; è l’America di Al Capone le cui origini italiane ce lo fanno apparire, noi figli della medesima terra, meno colpevole di quanto non fosse.

E’ l’America di efferati delitti, di rapine a mano armata, di poliziotti corrotti, di politici miopi e fiduciosi, di presidenti della Repubblica dediti al lavoro solo quattri ore al giorno e pronti a tranquillizzare i connazionali affermando che presto ogni famiglia arriverà ad avere un pollo in ogni forno di cucina e un’automobile in ogni garage. E’ l’America di Francis Scott Fitzgerald e del suo amore travolgente e distruttivo per Zelda; è l’America di Sacco e Vanzetti; dell’avvento del cinema sonoro; di Henry Ford e della sua produzione automobilistica ritenuta miracolosa; dei grandi avvenimenti sportivi baseball e boxe in primo piano; è l’America di De Pinedo coraggioso trasvolatore italiano.

Tutto e molto altro è il 1927 che terminerà con due eventi diametralmente opposti: il volo transoceanico senza scalo di Lindberg e la riunione segreta dei Governatori delle quattro Banche più importanti dell’epoca, Federal Reserve Usa, Bank of England, Banca di Francia e Reichsbank tedesca per decidere in piena autonomia la riduzione dei tassi di cambio. Sarà il primo atto, non sappiamo quanto inconscio e involontario, che porterà alla Grande Crisi del 1929.

Al termine della lettura (in un inglese abbastanza comprensibile e privo di termini tecnici) mi rimangono due rimpianti: che il libro non sia stato tradotto in italiano e che di quell’anno memorabile, e dei seguenti, non esista in Italia un epigone tanto abile da trascinarci nelle delizie della nostra Storia patria senza cadere vittima involontaria dei tanti denigratori che lo associano erroneamente al regime dell’epoca. L’altra Storia, quella condotta in prima persona dalle italiane e dagli italiani lavoratori e costruttori del proprio destino lontani dalla politica non se ne parla mai. E per favore non definitela “Italietta”.

Un’ultima nota: sapete perché Lindberg riuscì a compiere la trasvolata di oltre 33 ore senza noie al motore come avvenne ad altri che tentarono la medesima impresa finendo in pasto ai pesci? Non si trattò soltanto di resistenza fisica o di una tecnica costruttiva migliore: la benzina che utilizzò aveva un numero di ottani, cioè una capacità di detonazione, maggiore della stessa usata dai suoi sfortunati avversari in quanto proveniva da pozzi eroganti petrolio di migliore qualità. Ma tutto ciò all’epoca non era ancora risaputo.

* Scrittore



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