Notizie | 21 giugno 2021

Tornata la voglia di vivere in campagna

Tornata la voglia di vivere in campagna

Più di un italiano su due (54%) vorrebbe lasciare la città per andare a vivere in campagna, spinto dalla ricerca di una migliore qualità della vita, ma anche dalla paura della pandemia e dalla voglia di riscoprire il senso di comunità allentato dall’emergenza sanitaria. E’ quanto emerso dall’indagine Coldiretti/Notosondaggi, diffusa in occasione dell’incontro “L’Italia torna contadina nel tempo del Covid” organizzato con Fondazione Univerde e Campagna Amica. Il 46% degli italiani non vuole, invece, allontanarsi dalle città, principalmente per non rinunciare ai servizi, non lasciare parenti e amici e non dover cambiare abitudini.

I cittadini del Belpaese sono dunque tornati a guardare le campagne fuori dalle città non solo come meta per gite fuori porta, tanto che il mercato immobiliare delle case in zone rurali o in piccoli borghi registra aumenti anche del 29% sui siti specializzati. E una ulteriore spinta potrebbe venire dallo stanziamento di 600 milioni di euro previsto nell’ambito “Turismo e cultura” della missione uno del Recovery Plan, per interventi di restauro e di riqualificazione dell’edilizia rurale e storica. L’obiettivo della misura è sostenere la tendenza degli italiani a tornare a vivere nei borghi, dove godere di spazi di libertà più ampi, con una maggiore sensazione di sicurezza e benessere, riducendo i rischi di assembramento e la pressione abitativa nelle città. “Con il rilancio di piccoli borghi abbandonati – sostiene la Coldiretti – si inizia a programmare l’Italia del post Covid, oltre a salvare l’immenso patrimonio edilizio rurale italiano, composto da due milioni di edifici fra malghe, cascine, fattorie, masserie e stalle a rischio degrado”.

Ma la voglia di fuga in campagna da parte della maggioranza dei cittadini è solo la punta dell’iceberg di una vera e propria svolta “country”, favorita dalla pandemia in molti ambiti della vita, che, oltre alle vacanze, abbraccia i consumi, il lavoro e persino gli hobby. Un esempio è il boom della spesa dagli agricoltori: il 38% degli italiani acquista regolarmente prodotti alimentari nei mercati contadini o direttamente nelle fattorie e negli agriturismi. Un risultato reso possibile anche dal fatto che l’Italia è l’unico Paese al mondo che può contare su una unica rete organizzata, quella di Campagna Amica, che mette a disposizione delle famiglie circa 1.200 mercati contadini, sia all’aperto che al chiuso, con una varietà di prodotti che vanno dalla frutta alla verdura di stagione, dal pesce alla carne, dall’olio extravergine di oliva al vino, dal pane alla pizza, dai formaggi fino ai fiori.

Ma la rivoluzione green si estende anche al lavoro: più di un italiano su tre (35%) consiglierebbe al proprio figlio di fare l’agricoltore, secondo l’indagine Coldiretti/Notosondaggi. La pandemia, dunque, ha accelerato una tendenza, in atto già da alcuni anni, che vede nel mestiere della terra non più l’ultima spiaggia di chi non ha un’istruzione e ha paura di aprirsi al mondo, ma una nuova strada per le giovani generazioni istruite. In tempo di pandemia, peraltro, il lavoro dell’agricoltore è il più sicuro, come dimostra il fatto che appena lo 0,3% dei contagi si sia verificato proprio in agricoltura, dove, inoltre, non si è mai smesso di lavorare durante l’anno per garantire le forniture alimentari degli italiani.

Accanto a chi si costruisce una vera e propria professione in campagna c’è poi un esercito di “hobby farmers”. Con la pandemia, infatti, più di quattro italiani su 10 (44%) si sono dedicati alla coltivazione fai da te di frutta e verdura in giardini, alla cura di terrazzi, orti urbani e piccoli appezzamenti di terreno, utilizzando ogni spazio verde a disposizione per garantirsi cibo sano da offrire a se stessi e agli altri.

“Il nuovo rapporto degli italiani con la campagna pone le condizioni per far esplodere le enormi risorse che il territorio può offrire al rilancio dell’economia del Paese” ha detto il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, sottolineando che “però, occorre superare gli insostenibili ritardi che oggi esistono fra città e campagne a partire dalle infrastrutture telematiche e superare il digital divide che spezza il Paese fra zone servite dalla banda larga da quelle che non lo sono”.


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