Fuoricampo | 16 giugno 2021

Quando la Fiat di Agnelli entrò nella Ferrari

Enzo Ferrari

Enzo Ferrari

di Francesco Amadelli*

Il 18 giugno 1815, nella piana di Waterloo, si svolse la battaglia che mise fine alla gloria di Napoleone. Nella stessa data, ma molti anni più tardi (nel 1969), non una battaglia cruenta si svolse fra le parti, quanto piuttosto un accordo che ha quasi il valore della nemesi storica: Ferrari cedette alla Fiat il 50% del pacchetto azionario della società riguardante la parte autoveicoli, non il Reparto Corse.

L’incontro fra Enzo Ferrari e Gianni Agnelli non fu preceduto da scontri o incomprensioni, il Drake si avvicinò a Mister Fiat in maniera naturale, pacata, ritenendolo l’unico in grado di prendere in mano la gestione della propria azienda. Fu senz’altro una decisione sofferta, venuta a seguito di una sofferenza peggiore: la morte del figlio Dino, sul quale riponeva molte speranze.

In effetti, le prime offerte gli giunsero a metà anni ’50, da oltre oceano, dalla Ford. Enzo Ferrari temporeggiò, sebbene comprendesse che presto o tardi avrebbe dovuto prendere in considerazione la cessione dell’azienda. Nel 1964, inaspettatamente, giunge a Maranello un segno di collaborazione da Luraghi, amministratore delegato dell’Alfa Romeo, pronto a mettere a disposizione la pista prova di Balocco per testare i prototipi che la Ferrari intende mandare a Les Mans. Enzo Ferrari rimane colpito, dato che la marca del Portello gli è rimasta nel cuore fin dai tempi in cui correva per l’Alfa negli anni venti. C’è sicuramente qualcosa di sentimentale che lo spinge a incontrare Luraghi. Forse sta nascendo qualcosa? No.

Ferrari è uomo d’industria, niente sentimentalismi e Luraghi amerebbe concludere l’affare; ma, ci permettiamo di ipotizzare, l’azienda milanese deve vedersela con i vertici dell’Iri per la costruzione del nuovo stabilimento di Pomigliano, il cui progetto risale al 1968 ma del quale si comincia a vociferare e sul quale si investiranno forti capitali.

Facciamo un salto indietro: nel 1956, Ferrari, morto il figlio Dino, incontra Vittorio Valletta, condottiero della Fiat; ne riceve la promessa che l’azienda torinese sarà sempre amica. Nel 1965, Ferrari stringe un accordo con la Fiat, in virtù del quale quest’ultima potrebbe produrre 500 motori (numero minimo richiesto dalla FIA per partecipare al Campionato) da impiegare in Formula 2. In compenso, Valletta strappa il consenso da parte di Ferrari di utilizzare lo stesso motore per una berlinetta di serie.

Tra la Fiat e l’Alfa Romeo pare nascere un accordo per rilevare una parte preponderante della Ferrari, dato che nel 1967 questa è di nuovo nel mirino degli americani. Questa volta si tratta della General Motors. Agnelli e Luraghi saltano sulla sedia, nessuno desidera concorrenti stranieri in Italia. Intanto gli avvenimenti incalzano. Luraghi, causa le molte spese e gli investimenti in nuovi modelli di livello inferiore, si ritira dall’accordo, riscontrando scarsa volontà da parte di Ferrari di concluderlo. A questo punto rimane soltanto la Fiat.

Nel 1968 si arriva a un accordo verbale fra Agnelli e Ferrari, che si perfezionerà l’anno seguente. Si giunge così al fatidico 18 giugno 1969. L’avvocato Agnelli firma con Enzo Ferrari l'acquisto del 50% del pacchetto azionariom nonostante l’alta dirigenza lo sconsigli a compiere tale passo. La proposta d’acquisto da parte Fiat è di 4 miliardi di lire, Ferrari ne vorrebbe 6, con la disponibilità della cessione di 2/3 dell’azienda. La Ford, diversi anni prima, sarebbe stata disposta a pagare 18 milioni di dollari per l’acquisto.

L’accordo fra Torino e Maranello prevede il versamento di 2,125 miliardi di lire per il primo 50%, il restante 50%, alla morte del Drake, verrà ceduto per il 40% alla Fiat e il restante 10% andrà al figlio Piero.

Un interrogativo rimane irrisolto: perché Ferrari non volle rivolgersi a una banca ma perseguì caparbiamente l’obiettivo di lasciare l’azienda in mani italiane? Dietro il carattere aspro e risoluto di quell’uomo batteva un cuore amante della propria terra. Esempio più unico che raro di attaccamento alle proprie radici.

Un’ultima considerazione: il 1969 fu un anno di grandi acquisizioni da parte della Fiat e a farne le spese probabilmente fu Carlo Pesenti che cedette la Lancia a un prezzo eccezionalmente vantaggioso per la Fiat, troppo impegnata nell’acquisto del piccolo ma prestigioso marchio Ferrari. Business is business. La Ferrari da allora è proseguita con formidabili successi; ricordiamoci comunque che fu merito di quei due grandi imprenditori se il marchio del Cavallino continua a vincere.

* Scrittore

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