Fuori zona - 14 giugno 2021, 00:05

Gran ritardo dell'Italia sul senior housing

Gran ritardo dell'Italia sul senior housing

Stando alle ultime rilevazioni, l’attuale invecchiamento della popolazione mondiale rappresenta un fenomeno senza precedenti. Secondo quanto riportato da Nomisma, in Europa, la percentuale degli over 65 sul totale della popolazione passerà dal 19,7% del 2018 al 29,1% nel 2060. In particolare, in Italia, la quota di over 65 sarà del 34,3% nel 2060 (era il 22,6% nel 2018). Crescerà anche il numero dei «grandi vecchi» (gli over 80), che nel 2060 rappresenteranno il 16,1% della popolazione italiana, rispetto al 7% del 2018.

A fronte di queste dinamiche, in futuro si rivelerà cruciale riuscire a dare una risposta al fenomeno dell’invecchiamento attivo. Questo presuppone che l’anziano rimanga il più a lungo possibile responsabile della propria vita e che sia inserito in una rete di relazioni, progetti e attività che gli consentano di sentirsi ancora protagonista della sua quotidianità, dando anche un contributo attivo alla crescita dell’economia e alla società.

Una risposta alle esigenze abitative dei nuovi over 65 proviene dal “senior housing”, formula che si rivolge ad anziani autosufficienti proprio con l’obiettivo di promuovere l’invecchiamento attivo e prevede un sistema di alloggi indipendenti, organizzati intorno a una serie di servizi comuni. Si tratta di immobili dotati di funzioni private e collettive, in grado di coniugare le esigenze di indipendenza della persona con quelle di socialità e prima assistenza. E' un sistema che si distingue dalle soluzioni classiche dell’abitare per l’accesso a spazi comuni (ristoranti, biblioteche, palestre, ecc.) e per la possibilità di godere di alcuni servizi “dedicati”.

Secondo i dati Nomisma, in Europa, i Paesi che hanno registrato il volume più alto di investimenti in questo settore sono il Regno Unito (2,2 miliardi di euro), la Germania (927 milioni di euro), la Svezia (522 milioni) e la Francia (414 milioni). In Italia, sono stati investiti nel settore 149,5 milioni di euro. Rispetto in particolare rispetto ai Paesi del Nord europeo, l’Italia è ancora molto indietro nello sviluppo e nell’offerta di soluzioni abitative in linea con le esigenze della popolazione anziana.

Il ritardo italiano sul senior housing ha diverse motivazioni, una delle quali è che nel nostro Paese, l’80% degli anziani vive in case di proprietà (circa 10 milioni di persone). Non si tratta, però, di case nuove: il 70% delle loro abitazioni ha più di 50 anni, nel 20% dei casi sono ancora più vecchie, e nel 7% dei casi non c’è l’impianto di riscaldamento. Inoltre, il 76% delle abitazioni di proprietà di anziani è privo di ascensore. Fra l'altro, è forte l’esigenza di limitare il ricorso al ricovero nelle case di cura o Rsa sia per contenere la spesa pubblica sia per favorire l’invecchiamento attivo della popolazione.

Comunque, la via italiana al senior housing sta assumendo queste caratteristiche: il bilocale di circa 50-60 mq è la tipologia abitativa prevalente; una quota di residenze (10-15%) è destinata a un uso temporaneo (post-ricoveri, soggiorni di familiari...); la localizzazione delle strutture vede privilegiate le città capoluogo di regione o provincia e, al loro interno, i quartieri centrali; circa il 10% delle superfici è destinato a spazi comuni; il reddito annuo medio degli utenti si colloca tra i 20.000-30.000 euro; sono offerti servizi di base (reception 24 ore al giorno per l'intera settimana, accesso libero a piscina, palestra e ristorante) e servizi opzionali (la cura della casa, l’assistenza, il trasporto, ecc.).

Come rileva Nomisma, questo settore vedrà un importante sviluppo nei prossimi anni in Italia, a favore di investitori e dell’elevato numero di potenziali utenti. Il senior housing, infatti, può rappresentare una valida risposta alle esigenze abitative della popolazione che invecchia. Proponendo soluzioni atte a migliorare la qualità della vita dei senior (e dei loro famigliari) e ritardando o riducendo le necessità di cure sanitarie o ospedaliere, può favorire anche una notevole riduzione della spesa pubblica (o di quella privata a carico del singolo utente).


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