Piazza Affari - 12 giugno 2021, 00:15

Plevna (ADB): i valori della Borsa e dei minibond

Gian Enrico Plevna, ad ADB Corporate Advisory

Gian Enrico Plevna, ad ADB Corporate Advisory

Negli ultimi tempi, si è intensificato il fenomeno delle quotate del Nord Ovest che escono dalla Borsa (la più recente è quella dell'Astm del gruppo Gavio, mentre è prossimo il delisting della Guala Closures di Spinetta Marengo). Società grandi, che, come Gedi piuttosto che Sias o la Vittoria Assicurazioni della famiglia Acutis, hanno abbandonato Piazza Affari, certamente non per i costi che la quotazione comporta. Allora perché? Ed è prevista un'inversione di tendenza, considerato anche il momento favorevole della Borsa?

Domande poste a Gian Enrico Plevna, che nel 1985 ha fondato a Torino, con altri ingegneri e agenti di cambio, ADB, prima società in Italia a offrire servizi telematici di banca dati, informazioni e analisi economico-finanziarie, poi diventata il gruppo ADB a cui fanno capo oggi quattro società, una delle quali è ADB Corporate Advisory (fra l'altro è stata l'advisor della prima emissione di minibond in Italia, nel 2013). Torinese, classe 1954, Plevna è l'amministratore delegato di ADB Corporate Advisory.

Plevna, perchè questa raffica di uscite di società dalla Borsa di Milano?

“A parte le operazioni finalizzate a fusione e incorporazione come quella di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca, non sempre mi risultano chiare le motivazioni dei delisting di grandi imprese; mentre posso capire, almeno in piccola parte, l'abbandono del listino da parte di aziende più piccole, per i costi, per i numerosi adempimenti e magari perché sono poco liquide, hanno pochi scambi. Ma la quotazione è un valore aggiunto, è un plus, è una dimostrazione di trasparenza, di attenzione al mercato e verso gli investitori. Sono valori che, in certi casi, l'azionista di maggioranza assoluta non riconosce”.

Non pensa che un motivo di abbandono o di rinuncia all'ingresso in Borsa possa essere rappresentato dai crescenti vincoli imposti alle quotate?

“Credo che i plus dati dalla quotazione siano di gran lunga superiori agli obblighi che comporta. Infatti, il numero delle matricole è comunque superiore ai delisting e le candidature continuano, soprattutto al mercato Aim, quello destinato alle pmi ad alto ptenziale di crescita. Per le pmi la Borsa è una grande opportunità: consente di reperire capitali utili per lo sviluppo, dà una grande visibilità, accresce la reputazione dell'azienda, rende liquido il suo valore e, fra l'altro, favorisce la crescita delle competenze e delle professionalità interne”.

Prevede nuovi sbarchi di società del Nord Ovest in Borsa?

“Me li auguro. Il momento è particolarmente favorevole: il mercato è tonico, i tassi sono bassi e gli investitori cercano buoni rendimenti anche attraverso le nuove quotazioni di società attive in business con grandi prospettive”.

I minibond sono il primo passo delle pmi verso la Borsa?

“Sì, lo possono essere,anche se non sempre. Certamente, però, costituiscono un'apertura dell'azienda al mercato, a nuovi investitori, a nuova finanza”.

Ci sono minibond quotati (all'Extra Mot Pro) e altri no...

“La quotazione del minibond non è obbligatoria, è una scelta della società emittente. Noi la consigliamo, per trasparenza, per dimostrare l'attenzione nei confronti degli investitori, anche se il mercato Extra Mot Pro non è così liquido, non presenta grandi scambi. D'altra parte, in fase di collocamento i minibond possono essere sottoscritti soltanto da investitoti professionali e da investitori qualificati e non dai piccoli risparmiatori, che, però, possono negoziarli dopo la quotazione”.

Perché in fase di emissione i minibond sono riservati a banche, sgr, società d'investimento, sicav, fondazioni, fondi pensione, casse di previdenza, fondi chiusi?

“Perchè gli investitori istituzionali e qualificati sono investitori pazienti, di lungo periodo e non si preoccupano della scarsa liquidità, degli scambi limitati. Il legislatore ha voluto tutelare i piccoli risparmiatori. Anche se i minibond quotati non hanno certo la liquidità che hanno i titoli di Stato come i Bot o i Btp”.

Adb Corporate Advisory può vantare già più di 50 emissioni di minibond, sia come advisor di singole società, sia come advisor del fondo dedicato ai minibond gestito dalla Zenit sgr guidata dal torinese Marco Rosati. Ha operazioni in canna?

“Da inizio anno abbiamo seguito come advisor quattro nuove emissioni: un'azienda lombarda specializzata in imballaggi in plastica, due di società romane attive nel settore delle energie rinnovabili e un'azienda siciliana operante nel settore food. Ora stiamo lavorando su diversi dossier: due operazioni dovrebbero andare a buon fine entro settembre, altre entro la fine dell'anno”.

Dall'Osservatorio sul mercato dei capitali realizzato dall'Unione Industriale di Torino e da ADB Corporate Advisory emerge che in Piemonte, l'anno scorso, hanno emesso minibond Domori (gruppo Illy) e Hal Service. Può ricordare il nome di qualche società piemontese della quale siete stati advisor per l'emissione di minibond?

“Sono diverse, ma vorrei citare almeno Caar, la prima in Italia, Ipi, Centrale del Latte d'Italia, Egea, Tesi, Expergreen e potrei continuare a lungo”.

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