Notizie | 07 giugno 2021

Fisco pessimo esattore, incassa solo il 13%

Fisco pessimo esattore, incassa solo il 13%

Negli ultimi 21 anni, il fisco italiano ha incassato soltanto 139 degli oltre 1.038 miliardi spettanti (imposte, multe, contribuiti) cioè il 13% di quanto avrebbe dovuto, non recuperando così 930 miliardi. Lo ha calcolato il Centro studi di Unimpresa, aggiungendo che il sistema della riscossione nel nostro Paese è in progressivo peggioramento. Gli “esattori”, infatti, erano più efficaci all’inizio del millennio rispetto agli anni più recenti: dal 2000 al 2004, la percentuale di somme riscosse è rimasta sempre stabile sopra quota 20% (record nel 2000 col 28%), mentre l’annus horribilis, escludendo il 2020 in cui la riscossione è stata “congelata” per la pandemia da Covid, è stato il 2019 col 4,3% degli importi recuperati rispetto al carico complessivo.

Dall' analisi del Centro studi di Unimpresa, fra l'altro, emerge che nel 2020, quando gli “esattori” sono stati fermi ai box per il Covid, nelle casse dello Stato sono arrivati, con la riscossione, solo 177 milioni, pari allo 0,4% dei 49 miliardi di riferimento dell’anno.

“Le regole della riscossione vanno riscritte completamente – ha commentato Giuseppe Spadafora, vice presidente di Unimpresa - ma la ristrutturazione va inserita nella riforma fiscale che il governo ha promesso di approntare nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza. È finito il tempo di interventi verticali su singoli aspetti o singoli ambiti di una disciplina, quella tributaria, devastata da decenni di leggi aberranti, di meccanismi normativi farraginosi, di tassazioni incomprensibili e soprattutto insopportabili. Una lunghissima serie di errori che hanno portato alla creazione di un rapporto tra amministrazione finanziaria e contribuente tutt’altro che leale e trasparente”.

Secondo l’analisi del Centro studi di Unimpresa, che ha elaborato dati della Corte dei conti, il totale del carico della riscossione, progressivamente accumulato dal 2000 al 2020, si attesta a quota 1.068,8 miliardi di euro. Di questa somma, sono stati recuperati, nell’arco di 21 anni, solo 139,5 miliardi, pari ad appena il 13,1% del magazzino fiscale; mancano all’appello, 929,2 miliardi: vuol dire che le tasse e le multe non pagate corrispondono all’86,9% del totale.

Che il problema sia reale è confermato dal fatto che il governo sta pensando di cambiare le regole della riscossione, dando al Fisco cinque anni di tempo per incassare le somme dovute, al termine dei quali le cartelle esattoriali non pagate finirebbero in prescrizione. Attualmente, risultano ancora da saldare 160 milioni di cartelle esattoriali, di cui l’80% fa riferimento al periodo 2000-2015.

“È chiaro che sulle cartelle, lo Stato non ha funzionato – ha detto di recente il presidente del consiglio, Mario Draghi, giustificando il condono inserito nel decreto Sostegni – Uno Stato che ha permesso l’accumulo di milioni e milioni di cartelle che non si possono esigere ha bisogno di cambiare qualcosa”. Lo ha ricordato Firstonline, autorevole giornale web di economia e finanza, aggiungendo che in una recente audizione parlamentare, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, ha spiegato che il sistema della riscossione oggi in vigore non funziona per varie ragioni: ad esempio, “per i contribuenti che non estinguono il debito, a seguito della notifica della cartella o dell’avviso, è necessario avviare le attività di recupero all’interno di un quadro normativo che si presenta macchinoso ed impone lo svolgimento di attività pressoché indistinte per tutte le tipologie e di credito iscritte a ruolo, non potendo modulare l’azione di recupero secondo principi di efficienza ed efficacia. E questo condiziona la possibilità di migliorare i risultati di riscossione”.

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