| 21 maggio 2021

La 500 Giardiniera, Fiat all'americana

Una Fiat 500 B Giardiniera (da Wikipedia)

Una Fiat 500 B Giardiniera (da Wikipedia)

di Francesco Amadelli

La guerra è finita! C’è una gran voglia di fare e la Fiat è sensibile ai cambiamenti e alle richieste di mercato; è così che nasce, nel 1948, la Fiat 500 B denominata anch’essa Topolino. Viene presentata al Salone di Ginevra, ovvero in terra neutrale, dato che Torino, causa i recenti avvenimenti bellici non ha ancora acquisito importanza internazionale e Parigi storce il naso a ragione della nostra presenza.

Se la carrozzeria non presenta modifiche esterne rispetto alla Fiat 500 A, tranne i ferma-cofano, è all’interno che le cose cambiano: plancia e volante nuovi, motore da 569 cc con valvole in testa e quindi con maggiore potenza e velocità da 85 a 95 km/h, alimentazione non più a caduta ma con pompa, introduzione della barra stabilizzatrice posteriore trasversale, peso 600 Kg., riscaldamento interno. Il piccolo roditore sta diventando adulto e lo confermerà due anni dopo con la versione C.

Ma la vera sorpresa del Salone sarà la versione Giardiniera costruita in metallo, legno e masonite. A imitazione delle più grosse station wagon americane mostra dei listelli laterali in legno e arriva ad accogliere quattro persone più bagaglio. L’America vincitrice viene imitata in tutto, ma le dimensioni e le ambizioni sono alquanto ridimensionate rispetto ai “macchinoni” Usa dell’epoca; con un buon maquillage si riesce a far sognare la clientela e a mantenere leggero il peso per non gravare eccessivamente su un motore, che continua a fare ciò che può. Le innovazioni vengono apprezzate dal pubblico e il Salone di Ginevra, che dal 1905 si tiene a marzo di ogni anno, costituisce una bella vetrina anticipatrice delle novità dell’anno di tutte le case produttrici. Dopo appena un anno saranno 21.000 le vetture che usciranno dalla fabbrica.

Nel 1949, nuovamente al Salone di Ginevra, fa il suo debutto la versione C. “Adesso è tutto un altro paio di maniche” disse mio padre non appena l’acquistò nel 1955 (sempre di seconda mano) abbandonando la 500 A, comprata nel 1953. La vettura si presenta più massiccia, con i fari incorporati nella carrozzeria, l’aspetto nell’insieme è ancora più americaneggiante. L’America a quel tempo era il punto di riferimento di tutto: automobile, cinema, moda, medicina, stravaganze di ogni tipo.

Alberto Sordi girerà il film “Un americano a Roma” presentandosi come polizia di Kansas City (nella cucina di casa nostra però non ci fu nessuna imitazione!) poi sarà la volta di Renato Carosone con il suo allegro motivetto “Tu vò fà l’americano”, presto saranno in vendita i blu jeans venduti come originali americani prodotti in effetti in provincia di Napoli. Tutta questa voglia di America contaminò anche la Fiat. La meccanica rimase la stessa della 500B. La Giardiniera divenne Belvedere (tutti però continuarono a chiamarla Giardinetta) arrivò a pesare 1.000 Kg.

Con l’arrivo della Topolino C gli italiani presagirono che qualcosa stava cambiando in Italia; il vero salto qualitativo però arrivò nel 1955 allorchè, uscita di produzione, lasciò spazio alla 600, assoluta novità in campo industriale e sociale. Le 500 C prodotte arrivarono a sfiorare le 400.000 unità. Da quel momento sarà un crescendo di numeri e percentuali nelle vendite della Fiat.

La Topolino C fu un fenomeno non solo in Italia dato che alcune licenziatarie Fiat (a questo proposito è d’obbligo una comparazione con i tempi attuali) colsero al volo l’opportunità e cominciarono a produrla all’estero: Polonia, Francia con la Simca, Austria con la Steyr-Puch, Germania con la NSU. I carrozzieri italiani e stranieri si sbizzarrirono con versioni lusso, spider, sportive come la Siata, Giannini. Le Forze Armate italiane l’adottarono sin dalla prima uscita con la versione A. Le dimensioni del telaio ne fecero una vettura versatile e simpatica.

Pochi anni or sono visitai a Ossining, nei pressi di New York, un museo dedicato al trasporto. In un angolo della sala principale appariva una Fiat 500 A con carrellino porta-munizioni entrambi con livrea mimetica appartenuti all’Africa Korps di Rommel. Rimasi estasiato. Quella vetturetta aveva fatto la Campagna d’Africa e ora riposava in America all’ammirazione dei visitatori: meglio di una onorificenza!

Una sera d’inverno del lontano 1956 aspettammo a casa l’arrivo di mio padre. Le 20 passate e ancora non si vedeva, mio fratello e io ci guardammo in faccia dubbiosi, mia madre cominciò a essere preoccupata. Non esisteva il cellulare e l’ansia dell’attesa ci rendeva inquieti. Verso le 23 sentimmo le chiavi girare nella toppa e tirammo un sospiro di sollievo. Gli corremmo incontro e la prima domanda fu: “che cosa è successo?” “Non me ne parlare” rispose infreddolito e pallido. “Nei pressi di Dusino San Michele ho imboccato il curvone sotto il ponte della ferrovia e per la neve caduta all’improvviso ho perso il controllo della macchina”. Trattenemmo il fiato, mia madre si portò la mano alla bocca e sussurrò “E poi?” “Ho sterzato a destra poi controsterzato a sinistra, la Topolino ha sbandato da una parte e dell’altra, non ho toccato i freni, avevo già ripreso la situazione quando ci si è messa di mezzo una lastra di ghiaccio”. “E allora?” domandò mia madre. “E allora la Topolino ha tirato dritto e sono andato a finire nel prato. Fortuna che lì vicino c’è una cascina. Ho chiesto aiuto al contadino che l’ha tirata fuori agganciandola alla vacca”. “AHHH” esclamò soddisfatta mia madre.

“Sì, ma poi è successa un’altra cosa”. Mia madre impallidì di nuovo: “Venendo a Torino – continuò mio padre – la benzina si è congelata e ho dovuto aspettare”. “Come congelata?”. Che si fosse congelata la benzina ci giungeva strano. “Sì, perché dovete sapere che nel condotto della benzina con il freddo la benzina si congela, bisogna aspettare a motore spento che si scongeli per poter riprendere la marcia. E’ una  banalità, non vi preoccupate”. Mia madre continuò con le domande “ma tu come stai adesso?”. “Bene, Benissimo” rispose mio padre. “E la Topolino? Chissà quanti danni”. “Non si è fatta niente! Quella sì che è una macchina! Meno male che avevo la Topolino. E adesso a tavola che ho un grande appetito”.



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