| 18 maggio 2021

Quella Lancia Kappa del 1919, auto da nobili

La Lancia Kappa

La Lancia Kappa

di Francesco Amadelli

Vincenzo Lancia, causa la I Guerra Mondiale, fu costretto a interrompere tutti i progetti, che riprese nell’immediato dopoguerra. Il primo di essi fu il modello Kappa (il nome verrà ripreso in epoca molto più recente) che fece il suo debutto nel 1919, seguito dalla Dikappa del 1921 e la Trikappa del 1922, mentre l’anno seguente uscì la leggendaria Lambda.

Non possiamo dire che la Kappa presentasse novità rivoluzionarie, ma qualche anticipazione che vedremo sulla Lambda sì: avviamento elettrico a pedale, leva del cambio centrale fra i due sedili anteriori, piantone dello sterzo a inclinazione variabile. Nonostante si tratti di una vettura di lusso del costo di 78.000 lire verrà prodotta in 1.800 esemplari, non poco se si pensa il periodo storico nel quale debuttò (la Fiat presentò nel medesimo anno la Fiat 501 del costo di 31.000 lire).

Il motore eroga 70 CV per poco meno di 5 litri di cilindrata con albero a camme mosso da ingranaggi anziché da catena, 2 valvole per cilindro, frizione con 9 coppie di dischi, cambio 4 marce + RM, sospensioni sia anteriori che posteriori ad assale rigido con balestre, freno meccanico sulla trasmissione, ruote a disco (a raggi sono optional) capacità serbatoio 90 litri. Insomma i numeri la dicono lunga sul quel tipo di vettura di 4,660 mt di lunghezza e del peso di 1.300 Kg.

Appare come una vettura tradizionale ma sotto sotto si comincia ad avvertire l’arrivo di un mondo nuovo non solo nel campo dell’automobile. Sarà la società civile con la riconversione industriale a mostrare il volto di questo cambiamento con Torino in posizione dominante in una Italia poco più che cinquantenne spesso denigratoriamente definita italietta. E’ un termine detestabile usato a sproposito senza tenere conto degli sforzi sostenuti dagli italiani in qualunque epoca.

La foto mostra uno splendido esemplare di Kappa, alla destra l’autista rigorosamente in spolverino bianco e la Contessa Ophelia della nobile e antica stirpe del Caetani di Sermoneta (gli antenati avevano combattuto ai tempi di Dante Alighieri) nella campagna romana. Pochi anni dopo la famiglia Caetani darà vita a quel capolavoro (la definizione è dei giornali stranieri) del giardino di Ninfa considerato il più bello del mondo. Di altre simili meraviglie ne avremmo tanto bisogno oggigiorno. 



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