| 17 maggio 2021

Fiat 1400, che Totò definì "un sogno"

Una Fiat 1400

Una Fiat 1400

di Francesco Amadelli

Causa la pandemia, la ricorrenza è passata purtroppo nel silenzio; ma avrebbe meritato un giusto risalto. Si perché sono passati 70 anni dalla nascita della Fiat 1400. Non possedeva la grinta dell’Alfa Romeo 1900 e neppure l’eleganza della Lancia Aurelia sue coetanee. Le sue forme sinuose, le minori prestazioni rispetto alle vetture della concorrenza ne fanno un’auto tranquilla e comoda, in grado, all’occorrenza, di assicurare una velocità di crociera di tutto rispetto associata al grande confort. E’ l’auto di livello medio-alto che piace a coloro che non amano mostrarsi, desiderosi di risultati certi e pacati: una vera icona subalpina.

La Fiat, dopo la parentesi bellica, ha ripreso alla grande e vuole dimostrarlo. Nel 1950 lancia sul mercato il modello 1400, prodotto anche nella versione cabriolet. Vittorio Valletta, il grande condottiero dell’azienda, comincia a pensare ai Paesi esteri. Niente di meglio per farsi conoscere su quei mercati che una vettura solida e affidabile.

E’ il primo modello della marca torinese ad adottare la carrozzeria portante (la Lancia lo aveva fatto con la Lambda nel 1922) e Salamano, capo-collaudatore Fiat ed ex brillante corridore ne dà l’imprimatur. Fino al 1954 ne verranno costruite oltre 77.000 esemplari. Intanto comincia l’esodo dal Sud Italia verso Torino di manodopera a basso costo, le vetture vengono sfornate a ritmo crescente destinate a una borghesia sempre più ricca. Alcune Fiat 1400 partecipano alla Mille Miglia, ma con scarsi risultati: non è una vettura dall’impronta corsaiola e, inoltre, la dirigenza Fiat non si sente ancora pronta per il grande balzo verso le competizioni. Molti la guardano con ammirazione dato che appare come un sogno irraggiungibile (il prezzo sfiora 1.300.000 lire) gli italiani viaggiano prevalentemente sulla Fiat 500 Topolino o addirittura sulla Lambretta o la Vespa Piaggio. Certo i consumi non la rendono economica ma coloro che se la possono permettere non hanno questi problemi. Presentata al Salone di Ginevra del 1950 sancisce i 50 anni di vita della Azienda nata nel 1899.

Caratteristiche Tecniche: 4 cilindri in linea per un totale di 1.395 cc, potenza max 44CV a 4.400 giri/min, valvole in testa, albero di trasmissione sdoppiato, cambio 4 marce + RM, sospensioni anteriori ruote indipendenti, molloni elicoidali e barra stabilizzatrice trasversale, ammortizzatori telescopici; posteriore assale rigido, balestre, ammortizzatori telescopici. Novità assolute: parabrezza curvo, struttura portante, lunghezza mt. 4,305 e larghezza mt. 1,655, peso Kg. 1.130 a vuoto, velocità max. 120 Km/h, consumo 10,5 litri per 100 Km. 

In seguito apparve la versione più potente 1900 nelle versioni berlina e Gran Luce, che il Principe Antonio De Curtis in arte Totò in una foto dell’epoca definì “un sogno”. Aveva ragione perché quella berlina fin dalla nascita, in tutte le versioni e motorizzazioni, risultò essere sempre una vettura spaziosa e comoda.

Desidero aggiungere soltanto un mio ricordo personale legato alla Fiat 1400. Avevo circa 13 anni e per le strade di Torino circolava una Fiat 1400 nera Ministeriale (cioè lunga a 6 luci) riportante sui finestrini laterali la scritta “Istituto delle Rosine”. Un giorno si fermò davanti a me mentre mi recavo a scuola in via Piazzi, l’autista scese, aprì la porta dell’imponente berlina per permettere a un bambino di salire. Guardai all’interno dell’auto e vidi una bambina seduta posteriormente. I nostri sguardi si incrociarono, ci fissammo per alcuni secondi, l’autista richiuse lo sportello, si pose nuovamente alla guida e se ne andò. Il volto di quella bambina mi rimase impresso nella mente. Non ci crederete, ma molti anni più tardi quella bambina divenne mia moglie.



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