Interviste - 14 maggio 2021, 09:31

Tiziana Nasi, i piemontesi e lo sport paralimpico

Tiziana Nasi. Nata il 18 aprile 1948, impersona perfettamente la donna Ariete, primo segno dello Zodiaco. “Io sono” ne è il motto ed è in questa direzione che si è sempre mossa, realizzando progetti decisamente impegnativi

Tiziana Nasi

Tiziana Nasi

di Chicca Morone

Tiziana Nasi. Nata il 18 aprile 1948, impersona perfettamente la donna Ariete, primo segno dello Zodiaco. “Io sono” ne è il motto ed è in questa direzione che si è sempre mossa, realizzando progetti decisamente impegnativi, superando ostacoli faticosi, voltando la tristezza in passione o approfittando della passione per arginare la tristezza. Senza trip egotici, con la determinazione di essere al servizio dei più “deboli” che sovente sono i più forti, ha concretizzato il suo karma, immersa nella sua anima, ottenendo così l’avverarsi di un suo sogno: vivere le Paralimpiadi nella sua città.

Radici familiari piemontesi doc: pregi e difetti.

Dico sempre che la fortuna dei piemontesi è stato il boom economico, molto banale e lampante come concetto, ma intendo che senza questo saremmo ancora quei meravigliosi bogia nen senza infamia e senza lode, ma un po’ snobbetti, con un filo di puzza sotto il naso e con rimasuglio di accento francese nel nostro modo di parlare. Invece la collaborativa e indispensabile invasione del grande popolo del Sud ci ha aiutati o obbligati a muoverci o, come si dice adesso a “darci una mossa”. Anche il nostro sangue ne ha avuto grandi vantaggi. Ciò detto il Piemonte, i piemontesi, la nostra serietà e determinazione mi inorgogliscono, così come mi affascinano i nostri modi di dire.

Impegno tra persone che hanno imparato a fare della loro disabilità un vantaggio.

Non lo definirei un impegno, ma un vero e proprio modo di vivere, convivere e condividere la mia vita con persone e soprattutto atleti con disabilità. Gli sportivi con disabilità siano queste fisiche, sensoriali o motorie, forse più di tutte le altre persone disabili hanno saputo come trasformare la loro disabilità in vantaggio. Questo è un regalo che fanno non solo a loro stessi, ma a tutto un mondo, soprattutto a chi atterrato in quel mondo ha bisogno di essere guidato fuori dalla primitiva e assai comprensibile disperazione. Gli atleti paralimpici quasi sempre lo sentono come un compito, una missione. “Non sarei stato–stata né migliore né più felice con due gambe, due braccia o separata dalla mia, ormai amata carrozzina. Sarei stato un ordinario ragazzotto di provincia, con il suo normale, monotono tran tran quotidiano, lavoro, casa, amici, una partita a carte il venerdì, una metà della notte del sabato al bar se non fossi diventato cieco. Così si descrive uno dei nostri più grandi ciclisti paralimpici.

Successo personale più per determinazione o per intuizione?

Direi né l’uno né l’atro, ma per casualità, per quel famoso attimo che ti cambia la vita. Devo ahimè ad un fatto molto doloroso il mio impegno lungo 24 anni con la Sestrières spa, nulla sarebbe successo se il mio amato cugino e affettuoso padrino Vittorio Camerana non fosse morto in un incidente aereo e se mio padre non fosse stato per circa 30 anni sindaco dell’amata stazione sciistica dell’alta Val di Susa. Non sarei stata adocchiata nel 1997 da una adorabile e amatissima signora di Biella, che io chiamo “la mia inventrice” che mi trascinò “per i capelli” nel vero senso della parola nello Sport Paralimpico. Tutto sarebbe stato molto diverso per me, non solo per Evelina se, quel 19 giugno del 1999 non fossero stata prescelte Torino e le Montagne per ospitare nel 2006 i XX Giochi Olimpici e i IX Giochi Paralimpici Invernali.

Come la pandemia ha cambiato il tuo lavoro?

La pandemia ha cambiato e ha bouleversé (ecco la snobbetta piemontese che salta fuori) soprattutto la vita dei nostri atleti che come tutti gli altri normodotati e non di questo mondo si sono trovati in questa atmosfera caotica e piena di incertezze che viviamo quotidianamente: allenamento si, no, ma? Gara, si, no, ma? Trasferta si, no, ma? Mascherina, distanziamento sociale, termometro, tampone, autocertificazione, si, si, si... meno ha toccato me salvo il dispiacere di non poterli seguire più da vicino nelle gare e negli allenamenti, ma questo giova alla mia età che sta avvicinandosi a grandi passi a quella che a me piace definire “per raggiunti limiti di età”. A risentirci per un saluto a fine Paralimpiadi Invernali di Pechino 2022?



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