Fuori zona | 12 maggio 2021

Il Covid irrobustisce i rapporti tra colleghi

La pandemia, che con il lock-down, lo smart working e l'emergere di nuove necessità, ha imposto di rivedere a fondo l'organizzazione del lavoro e di "fare squadra" in maggiore misura rispetto al passato, “irrobustendo i rapporti con i colleghi”.

Il Covid irrobustisce i rapporti tra colleghi

La pandemia, che con il lock-down, lo smart working e l'emergere di nuove necessità, ha imposto di rivedere a fondo l'organizzazione del lavoro e di "fare squadra" in maggiore misura rispetto al passato, “irrobustendo i rapporti con i colleghi”. E' quanto emerge dall'ultima indagine di Ires Piemonte, i cui dato hanno evidenziato la crescita dei giudizi positivi a riguardo dei rapporti con i colleghi, in netta controtendenza rispetto ad altre situazioni.

Infatti, a proposito dei rapporti di vicinato, i ricercatori di Ires Piemonte hanno riscontrato un moderato "raffreddamento" , dopo che nel 2019 si era registrata invece una crescita. E questo potrebbe essere letto come un effetto indotto dalla minore frequenza e intensità di relazioni imposta dalla pandemia. Lo stesso sembra emergere, ma in modo più netto, per il rapporto con gli amici: qui il calo era già comparso nella precedente rilevazione. Pur mostrando ancora una situazione molto positiva nel complesso, anche qui probabilmente le limitazioni imposte dalla pandemia (no inviti a casa, meno occasioni di ritrovo in compagnia etc....) possono avere portato a un raffreddamento dei rapporti.
Per quanto riguarda gli aspetti di tolleranza (vorrebbe avere come vicino di casa....) la risposta che prevede un netto rifiuto è stata scelta solo da una ristretta minoranza di intervistati; emerge, comunque, rispetto alla presenza di vicini extracomunitari o musulmani, che circa la metà dei rispondenti condiziona la sua accettazione ai comportamenti praticati. Rispetto all’orientamento sessuale dei vicini, invece, le risposte positive sono largamente prevalenti, forse anche grazie a una maggiore sensibilità su questi temi, sostenuta dal dibattito pubblico sul tema dell’omofobia.

Infine, a proposito della fiducia riposta nei vari soggetti, questa risulta alta per coloro che appartengono alla nostra stretta sfera privata (famiglia, amici) e ridotta verso le grandi istituzioni del servizio pubblico o religiose, forse percepite più "distanti" o meno efficienti nell’intercettare bisogni e fornire aiuto.

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