Fuoricampo - 02 maggio 2021, 08:30

Cinquant'anni fa, ecco la gloriosa A112 Abarth

Nel 1969, a Torino, quando attraversai i cancelli di via Giacosa (il retro di Corso Marconi, da cui entravano gli impiegati Fiat) notai un gruppo di colleghi intento a osservare una piccola auto parcheggiata all’interno del cortile. Mi avvicinai incuriosito e la vidi: era la Autobianchi A112.

L' Autobianchi A112 Abartg

L' Autobianchi A112 Abartg

di Francesco Amadelli

Nel 1969, a Torino, quando attraversai i cancelli di via Giacosa (il retro di Corso Marconi, da cui entravano gli impiegati Fiat) notai un gruppo di colleghi intento a osservare una piccola auto parcheggiata all’interno del cortile. Mi avvicinai incuriosito e la vidi: era la Autobianchi A112. Fresco impiegato Fiat rimasi colpito dalle dimensioni (circa 3,300 metri di lunghezza per circa 1,500 di larghezza).

Fino a quel momento, la vettura per eccellenza dei giovani era stata la Mini del mago Alec Issigonis; non poteva essere che la Fiat avesse ideato un gingillo valido concorrente dell’inglesina? Eppure ci era riuscita. Chi apriva le porte, chi il bagagliaio, chi si permetteva di sedersi al posto di guida, chi semplicemente la toccava come fosse un giocattolo. Ma di giocattolo non si trattava perché fu una piccola grande auto e lo dimostrò anche nei rallies.

L’Autobianchi produttrice di vetture nacque nel 1955 dallo scorporo della Bianchi confluita in una partecipazione paritetica Pirelli-Fiat fino al 1968, allorchè fu assorbita interamente dalla marca torinese fino al 1995, quando cessò la produzione. La dirigenza Fiat ne comprese le potenzialità e nel 1969 scodellò questo pulcino. Fu presentata quello stesso anno al Salone dell’Auto di Torino e subito piacque per le sue dimensioni contenute, ideali per il traffico in forte aumento, per i consumi ridotti e per quel fascino da “ultima arrivata”.

Possibile che un domani non arrivi una versione corsaiola? Mi chiesi. Il domani arrivò due anni dopo, nel 1971, per opera del genio delle elaborazioni che si chiamava Abarth. Quest’anno ne festeggiamo i 50 anni. La cilindrata aumenta da 903 cc. a 982 cc, la velocità arriva a 150 Km/h (poveri noi!). E’ la vettura ideale per tutti i giovani che abbiano qualche risparmio ma che non necessariamente siano figli di papà. Ha un’aria sbarazzina e poi, volete mettere quel cofano, i sottoporta e i passaruote tutti verniciati di nero!? E il volante a tre razze? Mi convinsi che avrebbe superato la velocità massima indicata dal costruttore grazie al doppio colore della carrozzeria che la rendeva grintosa e peperina.

Il motore è un 4 cilindri ad aste e bilancieri efficace ed elastico che sviluppa 58 CV. Tranne alcune modifiche estetiche la vettura rimane tale fino al 1975, allorchè, visti i successi commerciali, Abarth decide di farne una vettura destinata ai figli di papà e ai papà stessi perché il prezzo raddoppia da 1.534.000 lire a 3.894.000. Il motore viene portato a 1050 cc con 70 cv (dai precedenti 58) e nel 1975 viene omologata per 5 persone (160 Km/h con 70 CV e 5 persone) l’albero motore è d’acciaio: indistruttibile!

Nel 1978 il padiglione viene leggermente modificato nella parte posteriore aumentando la capienza interna di 2 cm., scompare il cofano nero che tanto mi aveva attratto e la vettura perde l’aria sbarazzina, facendo ricorso a mascherina anteriore diversa che incorpora i fari, la presa d’aria trapezoidale sul cofano e gruppi ottici posteriori modificati. Nel corso degli anni l’immagine si modifica aggiungendo o togliendo particolari (il volante ora è a due razze) che la rendono degna dei mercati stranieri. Nel 1982 viene presentata al Salone di Parigi tutta la gamma delle A112 dalla Junior a Elite, da LX a Abarth.


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