Libri | 01 maggio 2021

Gandolfi e la Torino del 1811

Guido Gandolfi, medico ed esperto di storia, classe 1950, ha scritto questo agile volume – “Torino 1811... I dubbi del commissario” - che considero una chicca per come descrive la Torino di inizio ‘800 sotto la dominazione napoleonica, nel breve periodo che va dal 1802 al 1814.

Gandolfi e la Torino del 1811

di Francesco Amadelli

Guido Gandolfi, medico ed esperto di storia, classe 1950, ha scritto questo agile volume – “Torino 1811... I dubbi del commissario” - che considero una chicca per come descrive la Torino di inizio ‘800 sotto la dominazione napoleonica, nel breve periodo che va dal 1802 al 1814.

Nella Torino inglobata nel territorio francese del Dipartimento del Po avvengono due delitti. Due funzionari francesi sono uccisi con modalità analoghe e il Commissario Marini viene incaricato delle indagini dopo aver dimostrato ai dominatori transalpini la propria avversione alla monarchia sabauda in esilio.

Dalla fedele descrizione veniamo a conoscenza della città nella quale regna una povertà diffusa, miserabili che tentano di passare la notte accampati sotto i portici e scacciati dalla Gendarmeria che non li tollera (oggi li chiameremmo homeless) costretti ad abbandonare la città per poi ripresentarsi la sera seguente. Ma è anche la Torino del 111° Reggimento fanteria di linea, composto di piemontesi e non solo che combatterono nelle fila dell’esercito francese.

Le indagini si presentano difficili e, data la posizione altolocata degli uccisi, pare che l’inchiesta debba essere affidata a un Commissario napoleonico. Marini compirà con pazienza e pragmatismo il proprio lavoro fino all’epilogo, che non riveliamo, nonostante il disprezzo dell’occupante straniero. Il poliziotto francese Michel Larcy giocherà un ruolo fondamentale nella soluzione del caso.

Torino vedrà il ritorno dei Savoia solo alla caduta di Napoleone. Un ritorno alle origini? No, troppe cose sono cambiate in quei pochi anni di dominazione straniera: nei modi, nelle abitudini, nel linguaggio francesizzato (le conseguenze sono avvertibili tuttora nella contaminazione dialettale e perfino nella toponomastica che, in quei pochi anni, adottò termini d’oltralpe per contrassegnare le vie). Niente sarà come prima, le idee introdotte dalla Francia saranno il germoglio da cui nascerà il Risorgimento italiano, ma questo il Commissario Marini non poteva saperlo.

Un’unica pecca del libro (Eupremio Montenegro Editore): avremmo voluto una veste tipografica migliore, che ne valorizzasse degnamente il contenuto. Un’ultima nota: dal 21 al 23 maggio si svolgerà a Torino (salvo imprevisti dell’ultimo momento) “Portici di carta”, quale migliore occasione per tentare di trovare questo volume su una delle tante bancarelle.

Il 5 maggio di 200 anni, Napoleone fa moriva a Sant’Elena: non è una ricorrenza da poco soprattutto perché, seppur lontano nel tempo, egli fu l’artefice e il costruttore dello Stato moderno così come lo concepiamo oggi. Codici, editti, leggi, costituzioni, istituzioni militari e civili nacquero nella mente dei Rivoluzionari francesi ma fu Napoleone a diffonderli velocemente in Europa incrementandoli o modificandoli a seconda delle necessità, salvo poi non rispettarli, come avrebbe dovuto. Si sentiva al di sopra delle parti, pronto al momento opportuno a ripudiare tutto e tutti per soddisfare i propri interessi personali. Anche la povera moglie Giuseppina ne fece le spese. Chissà come avrebbe reagito davanti al movimento femminista?



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