Notizie | 20 aprile 2021

Confcommercio: a rischio usura 40.000 imprese

Secondo Confcommercio, “sono a immediato e grave rischio usura circa 40mila imprese del commercio, della ristorazione e dell’alloggio

Confcommercio: a rischio usura 40.000 imprese

Gli effetti del Covid sono stati devastanti per il mondo delle imprese. “In assenza di adeguati sostegni e di un preciso piano di riaperture, rischiano la definitiva chiusura 300mila imprese del commercio non alimentare e dei servizi, di cui circa 240mila esclusivamente a causa della pandemia”. Lo ha ribadito Confcommercio, presentando il suo rapporto su “l'usura al tempo del Covid”, dove si legge che tra le difficoltà che stanno affrontando le imprese c’è la crescita dell’usura: “è, infatti, più che raddoppiata rispetto al 2019, la quota di imprenditori che ritiene aumentato questo fenomeno (27% contro il 12,7%)”. Secondo Confcommercio, “sono a immediato e grave rischio usura circa 40mila imprese del commercio, della ristorazione e dell’alloggio. Non sorprende, purtroppo, che il fenomeno sia particolarmente diffuso nel Mezzogiorno, in cui è anche maggiore il rischio di chiusura definitiva delle imprese. Tra nove grandi città italiane, Napoli, Bari e Palermo risultano essere quelle più esposte”. Utilizzando i dati delle indagini a sistema con quelli di Banca d’Italia si può stabilire una platea di soggetti potenzialmente esposti all’usura. Da questi affidamenti si può definire, attraverso le indagini sul campo, il perimetro delle imprese che pur avendo richiesto un prestito non l’hanno ottenuto o l’hanno attenuto in forma ridotta. Queste imprese sono circa 295mila. Ad aprile, l’ultimo dato, la percentuale di imprese fortemente a rischio usura e che hanno subito pressioni per vendere la propria azienda è al 12%. Se moltiplichiamo questa percentuale per il potenziale a rischio usura si arriva a 36mila piccole aziende del commercio, alloggi e pubblici esercizi che sono, oggi, a elevato rischio usura (e altri eventi criminali). Dall'analisi eseguita su imprenditori di commercio, alloggio e ristorazione con meno di 10 addetti, di alcune città italiane, emerge che il Mezzogiorno è molto più esposto sia al rischio usura e criminalità sia al rischio di chiusura delle imprese rispetto al resto del Paese. Mediamente Napoli e Bari stanno sempre ai primi posti in graduatoria e Palermo comunque è una volta al terzo posto e due volte a metà classifica, Milano e Torino nel Nord-Ovest e Padova per il Nord-Est presentano le percezioni meno preoccupanti. Questi risultati suggeriscono un tema piuttosto importante anche in prospettiva futura di ripresa: per diverse ragioni le imprese del Nord hanno patito di più la pandemia, eppure, sia per una condizione strutturale di esposizione alla criminalità sia per una maggiore fragilità intrinseca dell’impresa, è il tessuto produttivo del Sud ad apparire più soggetto a shock negativi (perdita di fatturato o esposizione a fenomeni criminali). In altre parole, anche se il Nord ha perso di più, è il Sud che faticherà in misura maggiore e per più tempo a uscire dalla condizione di crisi. L’usura rimane una tipologia di reato che fatica ad essere denunciato. A frenare la propensione a denunciare non è tanto la speranza di poter restituire il prestito, quanto piuttosto – per citare le principali motivazioni – la paura di subire ritorsioni, la percezione di essere soli, la poca fiducia nella giustizia e la vergogna che caratterizza coloro che, in ultima istanza, si vedono costretti a rivolgersi agli usurai. Sui livelli di fiducia non ci sono grandi variazioni: le forze dell’ordine sono al primo posto, migliora un po’ negli ultimi sei mesi il senso di sfiducia e solitudine, anche se comunque un quarto delle imprese è totalmente e preventivamente sfiduciato (e questo rimane un fattore di criticità con implicazioni rilevanti anche in termini di più generale diffidenza rispetto al funzionamento delle istituzioni e sul senso della partecipazione politica); migliora un po’, infine, anche il ruolo delle organizzazioni anti-usura e quello delle organizzazioni di categoria. Nel complesso, quello che emerge è che ci sia ancora molto da fare a sostegno delle imprese più colpite dai fenomeni criminali. Per questo Confcommercio chiede di contrastare con più forza la criminalità e lavorare insieme alle istituzioni e alle forze dell’ordine per una maggiore promozione e diffusione della cultura della legalità.

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