Notizie | 18 aprile 2021

Debito pubblico locale, in Liguria aumento record

Nel 2020 si è registrato un forte incremento del debito pubblico; ma per quanto riguarda le Amministrazioni locali il quadro appare migliore: il debito consolidato del complesso delle Amministrazioni locali è stato pari a 84,2 miliardi di euro, in riduzione rispetto al 2019

Giovanni Toti, presidente Regione Liguria

Giovanni Toti, presidente Regione Liguria

Nel 2020 si è registrato un forte incremento del debito pubblico; ma per quanto riguarda le Amministrazioni locali il quadro appare migliore: il debito consolidato del complesso delle Amministrazioni locali è stato pari a 84,2 miliardi di euro, in riduzione rispetto al 2019. Non per tutte le Amministrazioni, però, le tendenze sono le stesse: ricomincia a crescere il debito delle Regioni, tornando sui livelli di metà decennio; mentre il debito dei Comuni si riduce, in misura simmetrica all’incremento osservato per le Regioni.

Lo si legge nel monitor di Intesa Sanpaolo dedicato alla Finanza locale “Purtroppo – scrivono gli economisti della banca che ha come principale azionista la Fondazione Compagnia di San Paolo - il forte deterioramento dell’attività economica ha comportato un aumento del rapporto tra debito locale e Pil, aumentandolo di 5,1 punti percentuali. Tale inversione riguarda anche il debito comunale, nonostante la riduzione nei livelli”.

Alla fine del 2020, il debito consolidato della Pubblica Amministrazione ha toccato quota 2.569 miliardi di euro; il forte incremento del livello del debito, associato alla marcata contrazione del Pil, ha portato il rapporto debito/Pil al 155,6%, massimo storico, con un incremento di 21 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Il deciso aumento del debito pubblico è dovuto all’eccezionale crisi che ha colpito l’Italia, come gli altri Paesi, causata dall’epidemia di Covid-19 e che si è tradotta in una riduzione marcata dell’attività economica, per effetto delle restrizioni introdotte per contenere il contagio.

Per far fronte all’emergenza, il Governo ha introdotto misure di sostegno di importo molto elevato, stanziando risorse superiori a 100 miliardi di euro in un solo anno, di entità, quindi, pari al valore di 5 o 6 manovre “ordinarie”. Questo si è tradotto in un forte aumento dell’indebitamento, già colpito dal deterioramento congiunturale e, conseguentemente, del debito pubblico. L’incremento è stato concentrato sul debito centrale, che nel corso di un anno è aumentato di oltre 160 miliardi di euro, mentre per il debito locale si è osservata una riduzione di 800 milioni di euro.

In altre parole, il Governo centrale si è caricato l’onere del sostegno all’economia, mediante un eccezionale ampliamento del grado di indebitamento, mentre per le Amministrazioni locali l’impatto è stato trascurabile, anche per effetto degli interventi di trasferimento di risorse che, nel corso dell’anno, sono stati effettuati dal Governo centrale a favore delle Amministrazioni locali. “Basti pensare – riporta Finanza locale monitor - che il combinato dei diversi decreti approvati nel 2020 ha disposto l’assegnazione di circa 12 miliardi di euro ai Comuni (oltre a 8 miliardi come fondo per assicurare la liquidità per il pagamento di debiti commerciali) e 4,5 miliardi di euro alle Regioni (e 8 miliardi per il pagamento dei debiti commerciali)”.

Il debito delle Amministrazioni locali, invece, nel suo complesso si è ridotto, seppure in misura modesta rispetto ai ritmi di discesa osservati negli anni precedenti. Se tra il 2010 e il 2019 il debito delle Amministrazioni locali si è mediamente ridotto di oltre 3 miliardi all’anno, nel 2020 la riduzione è più contenuta - 800 milioni - portando il debito locale a 84,2 miliardi di euro (dopo aver toccato il massimo di quasi 115 miliardi massimo nel 2010).

Se il debito locale complessivo è sceso anche nel 2020, a livello di singoli comparti le evoluzioni sono state piuttosto differenziate. Per quanto riguarda i Comuni, che sono titolari della maggior parte del debito locale (nel 2020, il debito comunale rappresenta oltre il 40% di quello locale), si osserva una diminuzione di 1,8 miliardi di euro del debito, che scende così a 33,9 miliardi di euro, tornando sui livelli del 2003. Decisamente inferiore il debito di Province e Città Metropolitane, pari a 6,4 miliardi di euro (il 7,6% del totale); anche per questo comparto, il debito ha sperimentato una contrazione del proprio stock nel 2020, pari a 200 milioni di euro.

Aumenta, invece, il debito delle Regioni; negli ultimi anni, queste avevano evidenziato una sostanziale stabilizzazione e il 2020 non rappresenta una vera rottura. Il debito del comparto registra un aumento di 1,8 miliardi di euro, che riporta lo stock del debito regionale sui livelli di metà decennio (33,5 miliardi di euro). Tale risalita è il riflesso delle tensioni sperimentate da questi Enti, in prima linea nella battaglia contro l’epidemia e sottoposti adun rilevante incremento delle spese.

Comunque, il debito locale espresso in termini pro-capite non è distribuito uniformemente lungo il territorio nazionale. Se la media nazionale è di 1.411 euro per abitante, si osservano in alcune regioni dei livelli ben più alti. Si tratta, nello specifico, di Campania, Calabria e soprattutto Piemonte e Lazio. Nelle ultime due, in particolare, il debito locale per abitante si avvicina (o nel caso del Lazio, supera) i 2.500 euro nel 2020.

Rispetto al 2019, la maggioranza delle Regioni ha ridotto il proprio stock di debito; in termini pro-capite, la riduzione nella media nazionale è di 10 euro per abitante. Le Regioni dove la riduzione è stata maggiore sono Molise (-114 euro per abitante) e Calabria (-112 euro), ma soprattutto la Valle d’Aosta, dove la riduzione è stata di 651 euro per abitante. Anche in Piemonte, regione con elevato stock di debito, si è osservata una diminuzione. Si rilevano, però, anche dei casi in cui il debito è cresciuto; si tratta di alcune Regioni del Mezzogiorno (Campania, Puglia e Sardegna), ma soprattutto della Liguria, dove il debito locale per abitante è aumentato di 88 euro e del Lazio, dove l’incremento pro-capite è stato di 171 euro.

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