| 17 aprile 2021

Ricordando quella mitica Fiat Zero

Preparatevi! In attesa che arrivino i vaccini e che, soprattutto, facciano effetto, possiamo anticipare il 110° anniversario di una vettura Fiat basilare per la storia dell’azienda torinese: la Fiat Zero.

La Fiat zero

La Fiat zero

di Francesco Amadelli

Preparatevi! In attesa che arrivino i vaccini e che, soprattutto, facciano effetto, possiamo anticipare il 110° anniversario di una vettura Fiat basilare per la storia dell’azienda torinese: la Fiat Zero. Nessuno la ricorda, per ovvii motivi anagrafici, eppure questa vettura, nata nel 1912 ma prodotta l’anno seguente, contiene tutti gli elementi caratterizzanti l’intera produzione Fiat degli anni a venire.

Cominciamo con le caratteristiche tecniche: motore tipo 51° anteriore con trasmissione al retrotreno, 4 cilindri in linea di 1847 cc.; potenza massima di 18cv a 1800 giri/min, valvole laterali con accensione a magnete ad alta tensione; frizione a dischi multipli, cambio 4 marce + rm con comando a leva laterale. Sospensioni anteriori e posteriori. Assale rigido. Balestre. Freni: a pedale, meccanico a nastro sulla trasmissione; a mano meccanico sulle ruote posteriori. Sterzo: vite senza fine e ruota elicoidale, diametro sterzata m.10,30. Lunghezza: m.3,660, larghezza: m.1,450. Peso a vuoto Kg.900. Il prezzo iniziale di 8.000 lire (poi ribassato) non può certo definirsi economico per quei tempi; ma per coloro che potevano permetterselo rappresentava un prezzo abbordabile.

Leggenda vuole che all’ideazione della sua carrozzeria abbia contribuito un giovane e sconosciuto Giovanni Battista Farina (divenuto in seguito Pininfarina). Ci piace crederlo, dato che la carrozzeria presenta una linea priva di quelle angolosità tipiche delle vetture coeve.

Il nome Zero sta a indicare l’inizio di un nuovo concetto di produzione nel quale fa capolino un’idea semplice e rivoluzionaria mutuata dalla Ford T nata nel 1908. La produzione in serie spingeva l’azienda a scelte obbligate (non era certo la catena di montaggio, ma un tentativo di razionalizzazione del processo produttivo certamente sì). I contatti fra le due famiglie, Ford e Agnelli, col tempo andranno intensificandosi e la mentalità della famiglia italiana spingerà quest’ultima ad avvicinarsi all’America in maniera massiccia.

E per finire un ultimo elemento: la dirigenza Fiat dell’epoca decide di immettere sul mercato vetture alla portata di molti, benché non per tutti. Il concetto rimarrà immutato negli anni sebbene all'epoca non si parlasse di utilitaria e porterà ai livelli che conosciamo. Si tratta di una vettura molto rara, costruita in 2,000 esemplari, fino al 1915 (la prima Guerra Mondiale imporrà altre scelte). Se è vero che sotto la cenere cova spesso il fuoco è pur vero che sotto quella carrozzeria, apparentemente simile a tante altre, pulsa un cuore nuovo, mosso da un cervello dirigenziale avanzato e lungimirante.

Ebbi l’onore e il piacere di sedere a bordo di una di queste vetture quando ero ragazzo, alla guida era mio padre, erano gli anni ’60 e a Torino la circolazione si fermò al nostro passaggio. Che bei tempi quando ci si stupiva per così poco! Ora non avviene più, mi chiedo se un giorno torneremo a meravigliarci per una vecchia signora che ci attraversa la strada.

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