| 14 aprile 2021

Perché c'è il boom degli orti urbani

La crisi economica certamente l'ha favorito; ma il boom degli orti urbani nelle aree metropolitane ha anche altre motivazioni: la ricerca del verde, il piacere di vivere all'aria aperta, la voglia di recuperare ritmi più naturali nella vita quotidiana, il bisogno di un’attività fisica diversa dagli allenamenti in palestra (che la pandemia impedisce) e la soddisfazione di portare in tavola cibi genuini, frutto di passione e lavoro personale.

Perché c'è il boom degli orti urbani

La crisi economica certamente l'ha favorito; ma il boom degli orti urbani nelle aree metropolitane ha anche altre motivazioni: la ricerca del verde, il piacere di vivere all'aria aperta, la voglia di recuperare ritmi più naturali nella vita quotidiana, il bisogno di un’attività fisica diversa dagli allenamenti in palestra (che la pandemia impedisce) e la soddisfazione di portare in tavola cibi genuini, frutto di passione e lavoro personale. Quello degli orti urbani è un fenomeno in costante crescita, riconosciuto anche dal Governo, che, infatti, permette la cura dei terreni ai fini di autoproduzione, personale e non commerciale, nelle zone rosse e arancioni. Come ricordato dalla Coldiretti, il governo ha risposto che “è consentito, anche al di fuori del Comune ovvero della Regione di residenza, lo svolgimento di attività lavorativa su superfici agricole, anche di limitate dimensioni, adibite alle produzioni per autoconsumo, non adiacenti a prima o altra abitazione”. Una precisazione importante, considerato il gran numero di italiani che si dedicano a orti o giardini e di quanti coltivano, a uso familiare, almeno un ettaro di terreno. In larga maggioranza - spiega la Coldiretti – si tratta di famiglie che hanno ereditato appezzamenti da genitori e parenti e ne hanno voluto mantenere la proprietà per esercitarsi nel ruolo di coltivatori e allevatori, piuttosto che venderli come accadeva spesso nel passato. Non solo: tanti hanno acquistato terreni o piccole aziende agricole, anche in aree svantaggiate, per ristrutturarle e avviare piccole attività produttive: dall’olio al vino, dall’allevamento delle galline a quello dei cavalli. Ma non manca neppure chi ha approfittato dell’opportunità messa a disposizione dagli enti locali che, da Nord a Sud dell’Italia, organizzano e affittano veri e propri orti urbani, aumentati del 18,5% in cinque anni arrivando a superare i 2,1 milioni di metri quadrati. Ogni amministrazione applica parametri e sistemi diversi per la concessione degli orti pubblici: ci sono Comuni che li danno in uso annuale in cambio di un piccolo canone dopo averli recintati e attrezzati con acqua e piccolo riparo per gli attrezzi; altri che li riservano solo a certe fasce di età e altri ancora che aprono dei veri e propri bandi per le assegnazioni con quote di canone che cambiano a seconda del reddito e dell’età. La crescita degli orti urbani in Italia riguarda soprattutto il Nord: l’Emilia-Romagna guida la classifica delle regioni “urban farmers”, con il 35% di tutti gli orti pubblici a livello nazionale per oltre 739mila metri quadrati, seguita dalla Lombardia con il 9,7% (oltre 204mila metri quadrati) e dalla Toscana con l’8,3% (176mila metri quadrati). Nella “top five” regionale, però, si trovano anche il Veneto con l’8,1% e 171mila metri quadrati e il Piemonte con il 7,7% e oltre 161mila metri quadrati. In particolare, per quanto riguarda le grandi aeree metropolitane è Bologna che fa segnare il record nazionale per la disponibilità di spazi destinati agli appassionati della zappa, con più di 165mila metri quadrati, mentre Milano sfiora 81mila metri, Torino arriva quasi a 78mila e Firenze supera i 76mila. Fra le altre grandi metropoli Palermo è stabile a 30 mila metri quadrati mentre a Roma si superano i 35 mila metri quadrati. Proprio nelle aree metropolitane, fra l'altro, si sta registrando anche il fenomeno “guerrilla gardening”, forma di giardinaggio praticata su terreni sui quali non si ha il diritto legale di coltivare, come terreni abbandonati, aree dismesse o proprietà private. La “guerrilla gardening”, non violenta e borderline, riguarda aree il più delle volte pubbliche che, dopo la loro “conquista” vengono abbellite con piante e fiori oppure coltivate a verdure e ortaggi.

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