Notizie - 03 aprile 2021, 09:32

Il Covid fa esplodere il lavoro nero

“A seguito della pesantissima crisi economica in corso, l’esercito dei lavoratori in nero in Italia è in forte espansione”. Con le chiusure imposte nelle ultime settimane, a tanti di questi disoccupati si sono aggiunti molti addetti del settore alberghiero e della ristorazione e altrettante finte parrucchiere ed estetiste che, quotidianamente, si recano nelle case degli italiani a esercitare irregolarmente i servizi e le prestazioni più disparate. Un numero di invisibili difficilmente quantificabile, anche se secondo gli ultimi dati stimati qualche anno fa dall’Istat, quindi ben prima dell’avvento del Covid, i lavoratori in nero presenti in Italia erano molti: circa 3,2 milioni, dei quali circa 194.000 in Piemonte, 78.000 in Liguria e 6.000 in Valle d'Aosta.

Il Covid fa esplodere il lavoro nero

“A seguito della pesantissima crisi economica in corso, l’esercito dei lavoratori in nero in Italia è in forte espansione”. Lo scrive l’Ufficio studi della Cgia, ricordando che la crisi pandemica ha provocato una perdita di circa 450 mila posti di lavoro nel nostro Paese. Con le chiusure imposte nelle ultime settimane, a tanti di questi disoccupati si sono aggiunti molti addetti del settore alberghiero e della ristorazione e altrettante finte parrucchiere ed estetiste che, quotidianamente, si recano nelle case degli italiani a esercitare irregolarmente i servizi e le prestazioni più disparate. Un numero di invisibili difficilmente quantificabile, anche se secondo gli ultimi dati stimati qualche anno fa dall’Istat, quindi ben prima dell’avvento del Covid, i lavoratori in nero presenti in Italia erano molti: circa 3,2 milioni, dei quali circa 194.000 in Piemonte, 78.000 in Liguria e 6.000 in Valle d'Aosta.

Nei prossimi mesi, purtroppo, la situazione è destinata a peggiorare. Con lo sblocco dei licenziamenti previsti dapprima a fine giugno, per coloro che lavorano nelle pmi e nelle grandi imprese, e in autunno per quelli delle micro e piccolissime aziende, c’è il pericolo che il numero dei senza lavoro aumenti in misura importante. Stiamo parlando di quelle persone che non riuscendo a trovare una nuova occupazione saranno costrette a optare per un lavoro irregolare o si improvviseranno come abusivi per integrare le entrate familiari.

Non meno impattante è l’effetto chiusura imposto dal governo nelle ultime settimane a bar, ristoranti, negozi, massaggiatori, parrucchieri e centri estetici. Soprattutto nei territori più provati dalla crisi, non sono pochi, per esempio, i camerieri che, in attesa di tornare a esercitare la propria professione, si stanno improvvisando edili, dipintori, idraulici, giardinieri o addetti alle pulizie. Eseguono piccoli lavori pagati poco e in nero che, tuttavia, consentono a queste persone di portare a casa qualche decina di euro al giorno, permettendo così a molte famiglie di mettere assieme il pranzo con la cena.

“In questo momento così difficile, chi lavora irregolarmente per necessità non va assolutamente criminalizzato; ci mancherebbe. Tuttavia – scrive la Cgia - non dobbiamo dimenticare che chi opera completamente o parzialmente in nero fa concorrenza sleale, altera i più elementari princìpi di democrazia economica, danneggiando chi lavora nel rispetto delle leggi e paga le imposte e i contributi previdenziali fino all’ultimo centesimo”. Altrettanto diffusa è l’attività svolta da finti parrucchieri, estetisti e massaggiatori abusivi che a seguito delle chiusure di queste attività, causa Covid, stanno imperversando, recandosi nelle abitazioni dei/delle clienti per il taglio, la messa in piega, il massaggio ayurvedico, la depilazione o la pulizia del viso.

Ad “ammortizzare” una parte dei posti di lavoro persi a causa dell’emergenza sanitaria ci sta pensando l’economia sommersa. Gli ultimi dati disponibili dicono che in Italia il tasso di irregolarità è del 12,9% (11,6% in Liguria, 10,2% in Piemonte e 9,6% in Valle d'Aosta, la terza in Italia con meno lavoro nero, che produce annnualmente un valore aggiunto di 77,8 miliardi di euro). La Cgia ribadisce: il dilagare del lavoro irregolare comporta un danno non solo alle casse dell’erario e dell’Inps, ma anche alle tantissime attività produttive e dei servizi, le imprese artigianali e quelle commerciali che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti. I lavoratori in nero, infatti, non essendo sottoposti al prelievo previdenziale, a quello assicurativo e a quello fiscale consentono alle imprese dove prestano servizio – o a loro stessi, se operano sul mercato come falsi lavoratori autonomi – di beneficiare di un costo del lavoro molto inferiore e, conseguentemente, di praticare un prezzo finale del prodotto/servizio molto contenuto.

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