Notizie | 01 aprile 2021

Quanto pesa l'aggravante Covid sui conti del Comune di Torino

Da una analisi fatta da Crif Ratings sui bilanci consuntivi 2019 di un campione di 13 tra le principali città italiane emerge che la finanza pubblica non è esente dal forte impatto economico-finanziario legato alla pandemia in corso. Tra e città prese in esame Torino e Genova.

Chiara Appendino, sindaco di Torino

Chiara Appendino, sindaco di Torino

Da una analisi fatta da Crif Ratings sui bilanci consuntivi 2019 di un campione di 13 tra le principali città italiane emerge che la finanza pubblica non è esente dal forte impatto economico-finanziario legato alla pandemia in corso. Le città prese in esame sono: Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Messina e Cagliari. In totale rappresentano il 25 % delle entrate correnti del totale dei comuni italiani. Le maggiori difficoltà con cui tutti gli enti territoriali si devono e dovranno confrontare saranno il mancato o incompleto incasso di tasse e tributi (Imu, Irpef, Tari, imposta di soggiorno), di entrate extra tributarie (vendita di beni e servizi, multe, dividendi) e di permessi per costruire. Queste entrate saranno soggette a tensioni dovute al perdurare della pandemia da Covid-19, che sta minando la capacità di famiglie e imprese di onorare in tempo i propri debiti verso gli enti pubblici. Secondo le stime di Crif Ratings, le difficoltà di incasso delle entrate sopra citate è di circa due miliardi di euro per i Comuni presi in esame. Queste difficoltà avranno una manifestazione eterogenea (dai 100 euro pro-capite di Reggio Calabria ai 460 euro pro capite per Venezia) e saranno maggiormente concentrate principalmente nei comuni a forte vocazione turistica o nei comuni beneficiari di partecipazioni in società e d i un flusso certo di dividendi, senza dimenticare i gli introiti conseguenti all’attività edilizia. Il mancato o ridotto incasso dovrà necessariamente confrontarsi con la realtà dei pagamenti delle spese, alcune fisse o indifferibili. Tra queste troviamo le spese per il personale, quelle per il pagamento degli interessi e rimborso di debiti finanziari. La situazione del campione preso in esame anche in questo caso mostra una forte eterogeneità, sia se si sviluppano i dati sulla classe di popolazione che sull’area geografica di appartenenza. Per quanto riguarda la rigidità delle spese, che include il costo del personale e il costo per interessi passivi rapportato alle entrate correnti, il campione presenta una situazione di elevata rigidità per quanto riguarda il Comune di Torino, dove più di un terzo delle entrate correnti è destinato a far fronte a queste spese, che possiamo considerate fisse. All’opposto, invece, Comuni quali Venezia e Cagliari, che mostrano percentuali inferiori al 20%. Situazione molto più netta invece è presentata nella rigidità del debito finanziario, inteso come rapporto tra la somma tra interessi passivi e rimborso dei debiti finanziari e le entrate correnti. In questo caso Comuni quali Torino, Napoli e Reggio Calabria mostrano percentuali elevate, sintomo di un livello di debiti finanziari che necessariamente mette sotto pressione le finanze comunali in caso di qualsiasi shock esogeno. Per contro, Comuni quali Bari e Cagliari invece mostrano percentuali ritenute più che gestibili. L’indicatore appena introdotto necessariamente porta al tema legato al debito finanziario e alla sua sostenibilità nel medio-lungo termine. Torino e Reggio Calabria sembrano essere tra i Comuni più vulnerabili perché hanno già uno stock di debito finanziario che supera il 200% delle entrate correnti. Napoli, Genova e Milano superano invece la soglia del 100%. Anche dal punto di vista dei debiti finanziari pro capite la situazione mostra una certa polarizzazione (Torino ha debiti finanziari pro capite di circa 4.000 euro, Milano e Napoli si avvicinano ai 3.000). Le difficoltà lato entrate e i possibili mismatch tra incassi e pagamenti di spese indifferibili, così come avvenuto per il settore privato, sono state oggetto di un’attenta analisi da parte dello Stato Centrale. Attraverso il Decreto Rilancio, l’intero settore pubblico locale ha beneficiato di aiuti a seguito delle conseguenze finanziarie determinate dall'emergenza Covid-19, essendo stata prevista l'istituzione di un Fondo destinato ad assicurare agli enti locali le risorse necessarie per l'espletamento delle funzioni fondamentali anche in relazione alla possibile perdita di entrate connesse all'emergenza. La dotazione iniziale per di 3,5 miliardi per il 2020 (di cui 3 miliardi in favore dei Comuni), è stata successivamente integrata di ulteriori 1,67 miliardi, di cui 1,22 miliardi in favore dei Comuni. Con circa il 40% del totale delle spese in conto capitale legati agli enti pubblici territoriali consuntivate negli ultimi due anni, i Comuni potrebbero giocare un ruolo centrale nella gestione del Recovery Plan, forti anche del fatto di aver effettivamente speso circa il 90% degli impegni presi in bilancio. Nel corso del 2019, infatti, hanno speso più di 10 miliardi, a conferma del ruolo centrale dei Comuni come motore per la crescita economica dell’intero Paese.

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