Notizie | 29 marzo 2021

Banca di Asti: azionisti a dieta

La dieta imposta alle banche dalle Autorità di vigilanza e dai regolatori, che vietano di distribuire ai soci più del 15% dell'utile netto 2020 e soltanto se le condizioni patrimoniali lo consentono, costa cara agli azionisti, soprattutto a quelli che vi hanno buona parte del loro patrimonio, come diverse Fondazioni. La prova più recente arriva da Asti. L'omonima banca, la Cassa di Risparmio, quest'anno remunererà il capitale con complessivi 8,5 milioni, in ragione di 0,12 euro per azione

Giorgio Galvagno, presidente <banca di Asti

Giorgio Galvagno, presidente

La dieta imposta alle banche dalle Autorità di vigilanza e dai regolatori, che vietano di distribuire ai soci più del 15% dell'utile netto 2020 e soltanto se le condizioni patrimoniali lo consentono, costa cara agli azionisti, soprattutto a quelli che vi hanno buona parte del loro patrimonio, come diverse Fondazioni. La prova più recente arriva da Asti. L'omonima banca, la Cassa di Risparmio, quest'anno remunererà il capitale con complessivi 8,5 milioni, in ragione di 0,12 euro per azione. Questo significa che la Fondazione Cr Asti, socia con il 31,80% della “sua” banca, riceverà 2,691 milioni di euro e, naturalmente, ancora meno le due fondazioni “cugine” titolari di quote minori: la Fondazione Cr Biella (12,91%) avrà 1,092 milioni e la Fondazione Cr Vercelli (4,20%) con 355.100 euro. La Banca di Asti, della quale è azionista anche il Banco Bpm con il 9,99%, nel 2020 ha conseguito un utile netto consolidato di 27,3 milioni. Dotata di 221 filiali e 2.061 dipendenti, al 31 dicembre presentava una raccolta netta di 8,8 miliardi, una raccolta indiretta di 6,4 miliardi e impieghi alla clientela pari a 6,9 miliardi.

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