Sfumature - 28 marzo 2021, 10:37

L'inequità di genere di Intesa Sanpaolo

Ha fatto storcere il naso a moltissime dipendenti del gruppo Intesa Sanpaolo e delle fondazioni che ne sono azioniste, a partire dalla Compagnia di San Paolo, una frase del comunicato stampa con l'annuncio della costituzione di quattro nuove direzioni regionali della Banca dei Territori.

Cristina Balbo

Cristina Balbo

Ha fatto storcere il naso a moltissime dipendenti del gruppo Intesa Sanpaolo e delle fondazioni che ne sono azioniste, a partire dalla Compagnia di San Paolo, una frase del comunicato stampa con l'annuncio della costituzione di quattro nuove direzioni regionali della Banca dei Territori. La frase contestata è la seguente: “A dimostrazione della politica di attenzione all'equità di genere, da tempo perseguita dal Gruppo, alla guida di due direzioni regionali sono state designate Cristina Balbo e Francesca Nieddu”.
Ed ecco le ragioni dello “scandalo”: innanzi tutto, è stata data l'impressione che Cristina Balbo e Nieddu siano state designate al vertice delle rispettive direzioni regionali perché donne e non per meriti, come invece è; poi, due direzioni “rosa” su dodici non convalidano l'affermazione dell'attenzione all'equità di genere; tanto più che Cristina Balbo guida una direzione da anni. Inoltre, basta vedere l'organigramma del top management della Banca per giustificare l'inappropriatezza della frase sull'equità di genere: nessuna donna si trova a capo delle sei Divisioni di Intesa Sanpaolo che gestiscono l'attività del gruppo e nessuna donna si trova a capo delle nove Aree di governo della banca.
E se è vero che nel Consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo sette delle 19 poltrone sono occupate da donne, è altrettanto vero che questo risultato si deve alle norme forse più che alla “politica di attenzione all'equità di genere, da tempo perseguita dal Gruppo”.

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