Sanità | 28 marzo 2021

Ict contro la demenza senile

Prevenire e arrestare la fragilità e il declino cognitivo, garantendo una buona qualità della vita nell’invecchiamento. È questa una delle maggiori sfide per la sanità del 21° secolo; la maggiore aspettativa di vita degli ultimi decenni si traduce, infatti, in un significativo aumento del numero di persone affette da demenza che, com’è noto, si manifesta soprattutto negli anzian

Prevenire e arrestare la fragilità e il declino cognitivo, garantendo una buona qualità della vita nell’invecchiamento. È questa una delle maggiori sfide per la sanità del 21° secolo; la maggiore aspettativa di vita degli ultimi decenni si traduce, infatti, in un significativo aumento del numero di persone affette da demenza che, com’è noto, si manifesta soprattutto negli anziani. In Europa sono quasi nove milioni i pazienti con demenza di cui 1.200.00 in Italia, che presenta un’elevata prevalenza di soggetti anziani. Nel 2015 i pazienti con malattia di Alzheimer e demenze correlate erano circa 47 milioni nel mondo, un numero destinato a triplicarsi nel 2050 in mancanza di strategie efficaci per prevenire il deficit cognitivo e rallentarne la progressione.

Le malattie neurodegenerative che causano demenza sono caratterizzate da una lunga fase preclinica - che può durare anche 20 anni - in cui i meccanismi responsabili delle lesioni cerebrali sono già attivi ma causano sintomi modesti, che non interferiscono in modo significativo sulla vita quotidiana. Con il passare degli anni, tuttavia, questi deficit si aggravano fino a evolvere in una demenza conclamata.

Negli ultimi anni, l’interesse di ricercatori e medici per questa fase preclinica è cresciuto in modo esponenziale, nella speranza di prevenire la comparsa di demenza.

Un aiuto importante arriva dalle nuove tecnologie digitali, efficaci nel monitorare primi sintomi di deficit cognitivo e attuare quanto prima le strategie di prevenzione. Lo dimostrano i risultati del progetto di ricerca My-Aha - My Active and Healthy Aging, coordinato dal professor Alessandro Vercelli, Dipartimento di Neuroscienze Rita Levi Montalcini e direttore del Nico- Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi dell’Università di Torino, e finanziato dalla Comunità europea nell’ambito del Programma Horizon 2020.

Il progetto My-Aha, forte della sinergia di 15 centri di ricerca e aziende Ict ha portato in quattro anni allo sviluppo e validazione di una piattaforma tecnologica che - integrando una serie di app - è in grado di monitorare lo stato di salute, rilevando precocemente il rischio di fragilità e suggerire, in parallelo, attività utili per prevenire il deficit cognitivo e mantenere una buona qualità di vita nei soggetti anziani.

“Questo studio – spiega Alessandro Vercelli - conferma che, se si interviene precocemente, è possibile mantenere una buona qualità di vita nelle persone anziane, prevenendo o rallentando l’evoluzione delle malattie neurodegenerative che causano demenza. Inoltre, conferma che per prevenire la malattia di Alzheimer e le demenze correlate è necessario intervenire su diversi fattori di rischio, inclusi l’attività fisica, la funzione cognitiva, lo stato psicologico ma anche l’isolamento sociale. Un precoce intervento su più ambiti sembra essere la strada maestra per prevenire le demenze. Lo studio dimostra inoltre che la tecnologia della informazione e comunicazione (ICT) può essere di grande aiuto nell’assistenza dell’anziano”.


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