Libri | 28 marzo 2021

Una rassegna di opere

MA LA SABBIA NON RITORNA

“Ma la sabbia non ritorna”. E' il titolo del romanzo di Laura Calosso, scrittrice e giornalista astigiana. Protagonista dell'opera è una giornalista che si occupa di ambiente. E filo conduttore è l'inchiesta giornalistica, che prende spunto da una situazione di illegalità per allargarsi a una denuncia che riguarda il mondo intero. È così che nel libro di Laura Calosso tutto il dramma, la fatica di vivere di una donna diventata giornalista per liberarsi e vendicare i modi immorali di operare del padre cavatore diventa il canovaccio di un lavoro letterario che attraversa i continenti inseguendo le tracce lasciate dai predatori di sabbie, gente di mafia che saccheggia spiagge, fiumi, distrugge dune meravigliose per attivare un ciclo del cemento destinato a costruire città così fragili da rischiare prima o poi di crollare. Tema da sempre attuale nel nostro Paese.

Laura Calosso è laureata in Scienze politiche e poi in Lettere, Culture Moderne Comparate, Letteratura tedesca. Inizia la carriera di scrittrice con la menzione di merito al Premio Calvino, edizione 2008/2009. Lavora nel mondo dell’editoria e per Rai. Ha pubblicato nel 1995 (con Laura Nosenzo) il libro “Tanaro il fiume amico-nemico. Miti, leggende, memorie d’acqua”. Nel 2011 con il romanzo A ogni costo, l'amore (Mondadori) ha raccontato i cambiamenti sociali e di costume nella provincia italiana in declino. Nel 2017 ha pubblicato "La stoffa delle donne" (Sem), che Report ha utilizzato per il documentario Pulp Fashion. Il romanzo precedente a "Ma la sabbia non ritorna" è stato "Due fiocchi di neve uguali", sul fenomeno degli hikikomori.

“Ma la sabbia non ritorna” è stato presentato, ad Asti, ad “Alfabeti di cittadinanza”, da Beppe Rovera, stimato giornalista astigiano ben noto per il suo impegno a favore dell'ambiente (fra l'altro, è stato conduttore Rai di Ambiente Italia).


IL '68 DI FRANCESCO AMADELLI

Il '68 visto e vissuto dal ragionier Gianni Borlotti, dipendente della Grande Azienda (la Fiat). Ecco, in estrema sintesi, il contenuto del nuovo libro di Francesco Amadelli, intitolato “1968 e oltre: la pseudorivoluzione” e sottotitolato “Ma non dovevano cambiare il mondo?”. Edito da Abra Books (170 pagine, 16 euro), il nuovo lavoro è il sesto di Amadelli, classe 1947, nato a Roma ma torinese da sempre. A Torino ha studiato e lavorato, per 40 anni, all'Ufficio Stampa della Fiat. “L'italiano è il popolo più rivoluzionario della Terra. Peccato che la rivoluzione non la sappia fare o meglio non sappia condurla a termine. Contagiato da esempi e forse estranee fa di tutto per dimostrarsi all'altezza della situazione ma, arrivato a un certo punto, fa dietro front, timoroso di perdere ciò che ha acquisito. In lui prevale l'emulazione per coloro che hanno conseguito posizioni di rilievo e così finisce per difendere strenuamente ciò che ha ottenuto. Ma la vera rivoluzione inizia in quell'istante”. Questo è l'inizio di “1968 e oltre: la pseudorivoluzione”, opera che racconta quell'epoca in modo personale e originale, come l'ha vissuta il giovane ragioniere Gianni Borlotti, assunto dalla Grande Azienda subito dopo avere conseguito, brillantemente, il diploma. E della Grande Azienda si parla molto in questo libro, di come ci si lavorava, a livello impiegatizio, da dipendente comune, alla pari di migliaia di altre persone. Lavorando inquadrato in un sistema rigidissimo, burocratico, non meritocratico, molto sabaudo, per certi versi persino comico. Il ragionier Borlotti ha come collega d'ufficio un sindacalista pseudorivoluzionario, che gli parla del '68 e di come cambierà l'Italia e il mondo. Ettore Bonfante cercherà fino alla fine di portarlo dalla sua parte; ma Borlotti, molto concreto e realista, resta sempre convinto dei suoi valori fondamentali, a partire dal lavoro, sancito dalla Costituzione, entrata in vigore nel suo stesso anno di nascita. E dal suo ufficio, da uomo qualunque, il ragionier Borlotti, assiste, da spettatore, all'inesorabile fallimento dell'incredibile rivoluzione, con il sindacalista Bonfante che diventa responsanile del personale di uno stabilimento e aperto nemico dello sciopero, di cui prima era invece accanito assertore.


NUOVO CORONAVIRUS E RESILIENZA

“Nuovo coronavirus e resilienza. Strategie contro un nemico invisibile” è il titolo dell'ebook di Luciano Peirone, psocologo e psicoterapeuta torinese. Edito da Anthropos, con prefazione di Santo Di Nuovo (presidente di Aip-Associazione Italiana di Psicologia), il libro è stato pensato e scritto allo scopo dell’ottimale disseminazione online di un prodotto no profit (senza compenso per autori e editore), quindi gratuito e open access. Un libro sulla base del volontariato culturale e scientifico: sette mesi di lavoro senza compenso alcuno, 49 esperti provenienti da quattro nazioni, 36 contributi. L'ebook è articolato in quattro sezioni: psicologia, medicina, socioeconomia, sicurezza territoriale.


L'ARALDICA CIVICA E QUELLA GENTILIZIA

“L’araldica tra ostensione e identità di famiglie e comunità” è il titolo del libro pubblicato dal Centro Studi Piemontesi, in collaborazione con l'Associazione Amici di Bene (345 pagine, 22 euro). Curato da Gustavo Mola di Nomaglio e Michelangelo Fessia, il libro ha come sottotitolo “Atti del Convegno, in occasione del 330° anniversario del consegnamento dello stemma della Città di Bene (Bene Vagienna, 29 Settembre 2018)”. Si fondono nel volume illustratissime pagine di araldica civica e araldica gentilizia, non solo a confronto tra loro ma intersecandosi e integrandosi attraverso gli approfondimenti, tutt’altro che scontati, degli specialisti riuniti nei convegni che, ormai da diversi anni, l’Associazione Amici di Bene – Onlus organizza a Bene Vagienna, in collaborazione col Centro Studi Piemontesi, i quali, di volta in volta, coinvolgono, in base ai temi trattati altri soggetti. Gli autori degli studi qui raccolti, storici, giuristi, esperti di araldica sono ben noti: oltre ai nomi dei curatori possono essere ricordati, nell’ordine di pubblicazione, quelli di Enrico Genta Ternavasio, Fabrizio Antonielli d’Oulx, Roberto Sandri Giachino, Mario Coda, Angelo Scordo e Attilio Offman. Di intervento in intervento ben si comprende a quale titolo l’araldica sia classificata tra le principali – oltre che più fascinose – scienze ausiliarie della storia. Se l’araldica gentilizia guarda specialmente al passato, alla genealogia, alla storia dell’arte (e se ne hanno qui interessanti esempi), quella civica conserva, inoltre, caratteri e finalità pienamente attuali, per così dire, del tutto correnti. Le due branche di questa scienza che è, ad un tempo, definita un “linguaggio” simbolico civico e feudale, qui si contaminano vicendevolmente. Infatti, ancora oggi gli stemmi civici e i gonfaloni di cui si tratta, attorno ai quali le popolazioni di molti paesi e città possono declinare la propria identità e, per così dire, “fare quadrato” attorno ad essa, evidenziano non solo connessioni gentilizie ma, con notevole frequenza, anche precise evocazioni dei legami della dinastia con la quale il Piemonte ha, per molti secoli, marciato fianco a fianco.


MICHELE ROCCAVILLA PATRIOTA DIMENTICATO

Michele Roccavilla. Sanfront 1787-Tacticopoli 1827. Un patriota della Valle Po attraverso l’Europa” è il titolo del libro di Alberto Roccavilla, con prefazione di Pierangelo Gentile (coedizione Centro Studi Piemontesi- Fusta editore di Saluzzo. Pagg. 254. € 17).

Duecento anni fa, Michele Roccavilla, partito dalla piccola Sanfront, sacrificò la vita per la “Causa” inseguendola per ogni dove. Oggi, un suo discendente, Alberto Roccavilla, con passione e acribia, ne ricostruisce la biografia attraverso numerosi inediti. Un bel contributo a quella stagione che fu prodromo del nostro Risorgimento; pagine in cui emergono sacrificio, impegno, altruismo: in tempi di egoismi internazionali, decisamente un’altra Europa.

Roccavilla nasce nel 1787, in un periodo storico durante il quale – tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento – forze centrifughe culturali, sociali e politiche ispirarono la Costituzione della Corsica nel 1755, quella americana adottata nel 1787 e fecero deflagrare la Rivoluzione francese nel 1789. Michele Roccavilla scenderà in guerra nell’esercito napoleonico, quindi parteciperà ai moti del 1821 in Piemonte, poi sarà in Spagna in soccorso del governo costituzionale. Infine, combatterà in Grecia, durante la guerra d’indipendenza, nel biennio 1825-’27. E proprio nel 1827 morirà, non senza aver compiuto un atto di eroismo. Michele Roccavilla, oggi possiamo dirlo, partecipò alla costruzione di questo nuovo mondo: embrione di quello moderno.


LA NUOVA OPERA DELLA NOVARESE ARRIGONI

In anteprima nelle librerie novaresi, è uscito il romanzo Parla piano se parli d'amore (Interlinea, pp. 136, euro 15), una storia di precariato giovanile e speranza scritta dalla giornalista Simona Arrigoni già autrice di Vicino al cuore. Il libro sarà disponibile sugli scaffali nazionali da fine gennaio 2021, mentre a Novara le copie sono già disponibili nelle librerie e sul sito della casa editrice. Simona Arrigoni, nata a Novara nel 1976, è giornalista professionista e scrittrice. Su 7Gold conduce Aria pulita, programma televisivo con una forte attenzione al sociale. Per questo impegno la trasmissione ha ricevuto la civica benemerenza del Comune di Milano durante la cerimonia dell'Ambrogino d'Oro nel 2014. Simona Arrigoni è anche inviata Rai.


LA GRANDE TENTAZIONE DI CASELLI

“La grande tentazione. Perché non possiamo rinunciare a banche e mercati”. E' il titolo del nuovo libro del ligure Stefano Caselli (è nato a Chiavari 51 anni fa e si è laureato in Economia e commercio a Genova), ordinario di Economia degli intermediari finanziari alla Bocconi, della quale è anche prorettore per gli Affari internazionali, oltre che vice presidente del Credito Valtellinese. Opera molto interessante, come si intuisce già dal titolo del primo capitolo: Dopo la crisi non torniamo al punto di partenza: è l'occasione per fare un Paese diverso”. Nel senso indicato dall'Europa con l'iniziativa Next Generation Ue. I giovani sono il principale asset su cui investire, perché il capitale umano è la risorsa fondamentale per un futuro migliore.


LE FONDAZIONI 3.0 DI GRECO E TOMBARI

A trent’anni dalla legge Amato che le generò e a venti dalla legge Ciampi che ne chiarì la cornice istituzionale e la missione aprendo il loro secondo ciclo, le Fondazioni di origine bancaria sono al bivio storico “3.0”: la prima generazione dei “fondatori” sta lasciando le cariche ai vertici, mentre diventa imperativo darsi una nuova e più moderna missione per amplificare l’impatto sull’economia italiana. Il libro “Fondazioni 3.0 Da Banchieri a motori di un nuovo sviluppo”, scritto da Andrea Greco e Umberto Tombari, con la prefazione di Giuseppe Guzzetti, cerca di spiegare cosa sono le Fondazioni di origine bancaria, oggetto misterioso e spesso poco noto ai non addetti ai lavori e allo stesso tempo prova a immaginare il ruolo che questi “corpi intermedi” possono e dovrebbero svolgere nel futuro del Paese. In questa prospettiva sono analizzati gli esiti del tortuoso percorso normativo che ha interessato le Fondazioni cercando le pratiche migliori da adottare in tutto il settore, che ha avanguardie solide e agguerrite a fianco di enti che fanno più fatica a cogliere le sfide del presente. Andrea Greco è giornalista di “la Repubblica” dove lavora dal 2001 e dal 2016 come inviato, sui temi di finanza, risparmio, energia. Premio “Giornalista dell’anno” di State Street 2013, premio Franco Giustolisi “Giustizia e verità” 2016. Tra le sue pubblicazioni: Lo Stato Parallelo. La prima inchiesta sull’Eni tra politica, servizi segreti, scandali finanziari e nuove guerre. Da Mattei a Renzi (con Giuseppe Oddo, 2016); Banche impopolari (con Franco Vanni, 2017). Umberto Tombari è professore Ordinario di Diritto Commerciale nell’Università di Firenze e svolge la professione di avvocato esperto in diritto societario e commerciale. È stato presidente della Fondazione CR Firenze e vice presidente di Acri.


STORIA DEL MUSEO EGIZIO DI TORINO

Il Centro Studi Piemontesi, ente culturale torinese presieduto da Beppe Pichetto e diretto da Albina Malerba, ripropone il libro di Silvio Curto intitolato “Storia del Museo Egizio di Torino”. Silvio Curto (Bra, 20 agosto 1919 – Torino, 24 settembre 2015), insigne egittologo, sovrintendente per le antichità egizie di Torino, ha tracciato, con un esauriente studio sul palazzo guariniano che ospita le collezioni, una precisa e documentata storia del Museo di Torino dal nucleo iniziale di Vitaliano Donati, dalla grande collezione di Bernardino Drovetti, dai reperti di scavo di Ernesto Schiaparelli fino al dono da parte dell’Egitto di un tempio faraonico nubiano, acquisizioni tutte per cui il Museo Egizio di Torino risulta secondo soltanto a quello del Cairo.


LA COPERTA DI NEVE DI CAMANNI

Imperdibile e irrinunciabile per gli amanti della montagna, consigliabile vivamente agli altri. E' il libro “Una coperta di neve”, opera di Enrico Camanni, torinese, classe 1957, scrittore, giornalista e alpinista. Appassionante, intrigante, istruttivo, godibile dalla prima all'ultima riga, questo lavoro di Camanni, per lo stile, per la storia – un giallo tutto particolare, ricco di colpi di scena e di suspence – per le sensazioni e la passione della montagna che riesce a trasmettere al lettore. “Una coperta di neve” è edito da Mondadori.


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