Sanità | 26 marzo 2021

Psichiatria e prevenzione

Come in tutta la medicina, anche in psichiatria la prevenzione si può suddividere in: prevenzione primaria, prima della comparsa di segnali psicopatologici; prevenzione secondaria, quando si presentano elementi psicopatologici non ancora tali da permettere una diagnosi clinica definita; prevenzione terziaria, volta a mantenere la salute mentale dopo un episodio patologico e prevenzione quaternaria, che si propone di evitare gli eccessi terapeutici.

di Filippo Bogetto*

Come in tutta la medicina, anche in psichiatria la prevenzione si può suddividere in: prevenzione primaria, prima della comparsa di segnali psicopatologici; prevenzione secondaria, quando si presentano elementi psicopatologici non ancora tali da permettere una diagnosi clinica definita; prevenzione terziaria, volta a mantenere la salute mentale dopo un episodio patologico e prevenzione quaternaria, che si propone di evitare gli eccessi terapeutici. L'azione preventiva, come quella terapeutica, riguarda fattori biologici, psicologici e sociali, strettamente connessi fra loro e che si influenzano l'un l'altro. La prevenzione primaria può rivolgersi alla popolazione generale o, più selettivamente a popolazioni a rischio, in relazione a fattori specifici. Fra questi si possono distinguere fattori perinatali, quali infezioni materne, complicazioni ostetriche, scarsa nutrizione, farmaci inappropriati; fattori infantili, quali la salute fisica, traumi, modificazioni epigenetiche, dovute a influenze negative dell'ambiente sulle attività regolate dai geni; fattori puberali e adolescenziali, quali cambiamenti cerebrali e ormonali e abuso di sostanze; fattori familiari ,quali depressione materna perinatale, trascuratezze genitoriali, maltrattamenti, malattie mentali; fattori sociali,quali bullismo, abusi, isolamento, stigma. Su questi ultimi fattori, interventi psicopedagogici e psicoterapeutici possono aumentare la resilienza, cioè la capacità di adattarsi bene dopo avversità, traumi, situazioni stressanti. La prevenzione secondaria può permettere di intervenire tempestivamente in caso di sintomi e comportamenti non ancora definibili come patologici. Un esempio può essere costituito da vissuti d'ansia e di tristezza temporanei e correlati a riconosciute difficoltà esistenziali. In particolare, nelle età infantili e adolescenziali possono far prevedere futuri sviluppi patologici i ritardi nel linguaggio e nella motricità, l’irritabilità, l’iperattività con problemi di condotta, le difficoltà cognitive, le difficoltà nei rapporti sociali. Anche in questi casi si è dimostrata l'efficacia di interventi precoci, in particolare psicoterapeutici, al fine di prevenire l'insorgenza di disturbi d'ansia, depressivi, del comportamento alimentare e dell'abuso di sostanze. La prevenzione terziaria mira a far sì che un episodio psicopatologico non si ripresenti o si cronicizzi o lasci conseguenze negative. Due esempi rilevanti sono rappresentati dal disturbo bipolare, caratterizzato dal ripetersi di episodi di depressione e di euforia, e dalla schizofrenia. Nel disturbo bipolare il provvedimento più importante rimane l'assunzione, per tempi prolungati, dei sali di litio; nella schizofrenia occorre il mantenimento di un’adeguata terapia antipsicotica, naturalmente modulandone le dosi. In associazione vanno proseguiti interventi psicoterapeutici e psicoriabilitativi. La prevenzione quaternaria può essere riassunta dicendo che le terapie psicofarmacologiche non devono essere demonizzate, come purtroppo sovente avviene, in quanto costituiscono un presidio fondamentale nella cura delle malattie mentali purché assunte solo in risposta a una diagnosi accurata. E' facile dire che la follia è in tutti noi, che la creatività è associata a una dose di follia e così via, dimenticando che la malattia mentale è sofferenza, dolore e a volte distruzione della vita.

* Professore emerito di Psichiatria (Università di Torino)

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